Elezioni Usa 2016: le ragioni del declino dei repubblicani

Per il GOP votano solo gli elettori bianchi, per i democratici tutti gli altri. Che ora sono la maggioranza

donald trump

Donald Trump – Credits: Getty Imagines / Mandel Ngan

Michele Zurleni

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Se andassimo a guardare alle tendenza demografiche, la storia delle elezioni presidenziali del 2016 sarebbe già scritta: vincerebbe Hillary Clinton, chiunque sia il candidato repubblicano. Le ragioni del declino del Grand Old Party, i motivi della nascita della nuova epoca democratica (inaugurata da Obama) sono tutti da riscontrare nelle composizione dell'elettorato dei due partiti.

L' America bianca e conservatrice vota per i repubblicani; tutti gli altri, votato per i democratici. Quelle che una volta erano le minoranze, ormai sono la maggioranza dell'elettorato. Il GOP ha un problema: il voto Wasp. Hillary Clinton ha una risorsa: la coalizione dei gruppi etnici e sociali minoritari.

La formula vincente di Obama

Tutto è spiegato in un tweet di Dan Pfeiffer, consigliere elettorale di Barack Obama. "Il prossimo candidato repubblicano per affermarsi dovrà avere la stessa percentuale di voti degli elettori bianchi che ha avuto Mitt Romney (59%) e almeno il 30% dei voti non bianchi". Impresa quasi disperata, spiega ancora Pfeiffer.

Nel 2012, Romney conquistò solo il 17% degli elettori delle minoranze etniche (afro, ispanici e asiatici), a confronto del 19% ottenuto da John McCain nel 2009 e del 26% di George W. Bush quattro anni prima. I Wasp rimangono fedeli al Partito Repubblicano, gli altri se ne sono andati.

La Clinton dovrà semplicemente fare quello che ha fatto Barack Obama nel 2012. I suoi consiglieri avevano capito che l'America era cambiata e che, invece di seguire la vecchia strada che passava attraverso la conquista dell'elettorato degli stati in bilico (prima tra tutti l'Ohio), si poteva arrivare (o meglio, rimanere) alla Casa Bianca seguendo un altro percorso: mettere insieme le minoranze. Non solo quelle etniche, ma anche quelle sociali.

Quattro anni fa, la vittoria fu consegnata al presidente dai neri, dagli immigrati ispanici, dalle donne, dai giovani, dalla comunità gay e dagli stati più progressisti della nazione. La somma dei loro voti, fu la miscela vincente.

In quella elezione, Obama vinse la sfida con un margine superiore ai 4 milioni di voti rispetto a Romney. Questo in termini assoluti. La scomposizione del voto diceva che il candidato repubblicano aveva conquistato 18 milioni di voti "bianchi" più di Obama. Il presidente , invece, conquistò l'elettorato nero (e distanziò Romney di 14 milioni di voti in quel particolare segmento),  quello ispanico (quasi cinque milioni di voti di distanza) e quello asiatico (più di un milione di voti di distanza).

Sempre meno bianchi alle urne

I repubblicani hanno anche un altro problema. I bianchi votano sempre di meno. Se si guarda ai grafici, si vede che il declino della partecipazione alle elezioni è sempre più evidente. Nel 2016, il candidato del GOP potrebbe vincere solo se votasse per lui almeno il 65%  degli elettori bianchi. Una percentuale che non si raggiunge dai tempi di Ronald Reagan, nel 1984. Bush nel 2004 venne votato dal 58%, Mitt Romney, come dicevamo, dal 59%. Ma nessuno d'altro ha raggiunto quella cifra "magica" da trent'anni a questa parte.

Secondo molti analisti, i programmi e le dichiarazioni politiche dei repubblicani tendono al suicidio. Sono fatte tutte per attrarre il voto conservatore bianco. Invece di tentare di conquistare le minoranze, gli uomini del GOP le respingono. Prendete Donald Trump. Va per la maggiore, è in testa ai sondaggi per le primarie. E' l'anti politico. Per questo piace.

Ma secondo Barack Obama non andrà mai alla Casa Bianca. Se la questione demografica (o delle minoranze etniche e sociali) ha una ragione (ed è così), il presidente fa un facile pronostico. Trump attacca gli immigrati, si lascia andare a frasi poco carine nei confronti delle donne, è contrario ai matrimoni omosessuali, è iper liberista in economia. Come può piacere alla Nuova America?

L'altro candidato in voga è Ben Carson, medico e nero. Tallona Trump nei sondaggi. Anche lui non è un politico e per questo ottiene tanti consensi. Ma è difficile che possa attrarre gli afroamericani.

I repubblicani hanno un problema:  parlano al passato e non al futuro del paese. Non è un buon viatico per ritornare alla Casa Bianca.






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