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Elezioni presidenziali francesi: Macron e Le Pen al ballottaggio

Il fondatore di En Marche! davanti alla candidata del Front National. Il 7 maggio il voto decisivo: sondaggi favorevoli a Macron. Crisi dei partiti storici

Macron-Lepen, elezioni francia

Luigi Gavazzi

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Saranno dunque Emmanuel Macron (En Marche!) e Marine Le Pen (Front National) a contendersi la presidenza della Repubblica di Francia nel ballottaggio del 7 maggio 2017.

I dati: 
Emmanuel Macron, 24,1% (al ballottaggio, 7 maggio 2017)
Marine Le Pen, 21,3% (al ballottaggio)

François Fillon, 20,01%
Jean-Luc Mélenchon, 19,58%
Benoît Hamon, 6,36%


Fillon
ha ammesso la sconfitta, e invita i suoi elettori a votare per Macron al secondo turno.

Hamon, il candidato socialista sconfitto pesantemente, ha detto che voterà per Macron al secondo turno.

Mélenchon, molto amareggiato per non aver raggiunto il ballottaggio, ha tenuto un discorso rancoroso; per ora non ha dato indicazione di voto fra Macron e Le Pen.

Chi vince il ballottaggio

Ipsos ha fatto un sondaggio al volo sul ballottaggio: Macron è dato vincitore per 62% a 38%. Confermando i sondaggi precedenti, per altro.

COSA CI HA DETTO IL PRIMO TURNO

Socialisti e Repubblicani fuori dal ballottaggio

Per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica entrambi i principali partiti, socialista e repubblicano, sono esclusi dal ballottaggio delle elezioni del Presidente della Repubblica.

Il sistema politico francese ha subito una scossa le cui conseguenze sono tutte da scoprire.

Il paracadute del ballottaggio

Certo il fatto che sia arrivato al ballottaggio un candidato "anti-sistema", anti-Euro, anti Unione europea come Marine Le Pen è fonte di preoccupazione per gli altri governi dell'Unione, per chi crede nell'Europa e nella democrazia liberale; nella società aperta, nelle possibilità della globalizzazione; nei diritti civili universali.

Per questo si può dire che il sistema elettorale con il doppio turno, che favorisce la convergenza sul candidato più affidabile che raggiunga il secondo turno, sia un buon antidoto contro estremismi e fughe populiste.

Per Macron più facile che per Le Pen

E Macron fra quelli disponibili era sicuramente il candidato più adatto a fronteggiare Le Pen.

Esterno al partito socialista, rassicurante per l'Europa oltre che per i francesi che non credono al messaggio nazionalista rabbioso della Le Pen, Macron si è creato un partito personale e ha l'aria, oltre che - in parte (banchiere, ex ministro - il curriculum, di un outsider.

Sarà interessante vedere se e come Marine Le Pen muterà il messaggio elettorale. Per un candidato di posizioni estreme come lei, conquistare voti fuori dal proprio bacino naturale significa attirare elettori molto diversi da quelli identitari che la seguono da tempo. Significa adattare la propria "narrazione", diluirla, renderla più moderata. Ma solitamente non funziona. Un estremista che si converte in fretta è poco credibile.

Più facile appare il compito di Macron: acciuffare anche  i voti che al primo turno sono andati agli altri candidati: gli elettori al primo turno di Fillon, ma anche del socialista Benoît Hamon; e persino del radicale di sinistra Mélenchon.

Insomma, sarebbe un fenomeno di aggregazione e riaggregazione elettorale simile a quello del 2002, quando gli elettori socialisti votarono al ballottaggio Chirac per fermare Le Pen padre.

Non va dimenticato però che tutto è cambiato quest'anno. Che i candidati sono - a loro modo- frutto di una trasformazione radicale degli establishment dei partiti principali. Come a dire che può davvero succedere di tutto.

Le elezioni legislative

Sia che vinca Macron sia che vinca Le Pen, ci sarà la necessità per il vincitore di ottenere una maggioranza in Parlamento, per permettere al governo che il nuovo presidente deciderà di insediare di governare con un adeguato margine di manovra.

E guidare le elezioni legislative con un partito-non partito come En Marche!, improvvisato in meno di un anno, sarà piuttosto difficile e interessante. Interessante anche vedere quali saranno le relazioni con il Partito socialista, che l'apparato locale ce l'ha.

Per un'eventuale Marine Le Pen presidente, invece il partito c'è. Ma è radicato in alcune zone e assente in altre; non ha la stoffa del partito maggioranza. Le Pen potrebbe rischiare di trovarsi come presidente in coabitazione con un governo con una maggioranza diversa da quella che l'ha eletta.


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23 aprile, Prima proiezione, ore 20:00

Emmanuel Macron, 23,7%
Marine Le Pen, 21,7%
François Fillon, 19,5%
Jean-Luc Mélenchon, 19,5% 
Benoît Hamon, 6%
(ore 20:00)

Ore 19:30 - Secondo le stime di Ipsos France, la partecipazione al voto dovrebbe raggiungere il 77%, forse anche più alta, vicina all'80%.

Ore 15:00 - Alle 12 aveva votato il 28,54% degli aventi diritto nella Francia metropolitana; nel 2012 la percentuale alle 12 era stata del 28,9% e nel 2007 del 31,21%.

Incertezza

Ore 9:00L'attentato islamista a Parigi sugli Champs Élysées di giovedì 20 aprile - che è costato la vita all'agente Xavier Jugelé - ha reso la competizione ancora più confusa, incerta e imprevedibile.

I sondaggi di venerdì 21, gli ultimi pubblicati, sono stati elaborati su dati raccolti prima dell'attentato di giovedì. Indicano un grande equilibrio fra i principali quattro candidati, tutti in cinque punti percentuali: fra il 24,5% di Emmanuel Macron e il 19% di François Fillon e Jean-Luc Mélenchon; in mezzo c' è Marine Le Pen al 23%.

Ma, come detto, l'attentato omicida di Parigi, rende la situazione ancora più incerta e indecifrabile.

Gli analisti hanno trascorso venerdì e sabato a chiedersi e provare a ipotizzare se e come l'attentato possa influire sulle intenzioni di voto.

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