Israele, la vittoria a sorpresa dei laici

Yesh Atid (c'è un futuro). Contro ogni previsione, è diventata la seconda forza politica del Paese. E ora Benjamin Netanyahu dovrò farci i conti

Yesh Atid leader del Yair Lapid (EPA/ATEF SAFADI)

Anna Momigliano

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Queste elezioni israeliane si sono concluse con una grande sorpresa. Si chiama “Yesh Atid” (letteralmente: c'è un futuro), un movimento centrista con un programma tutto incentrato sull'economia, le questioni sociali, la lotta alla corruzione e, soprattutto, ai “privilegi” delle istituzioni religiose rispetto allo stato laico.

Fondato lo scorso anno da Yair Lapid, noto giornalista belloccio e senza peli sulla lingua, figlio del defunto politico anti-clericale Tommy Lapid (una sorta di “Marco Pannella israeliano”), Yesh Atid era visto da molti come l'ennesimo esempio di movimento civile moderato che non aveva alcuna possibilità di sfondare nella politica israeliana, fino a poco tempo fa dominata dai partiti tradizionali e dove la destra nazionalista e/o religiosa pareva in costante ascesa.

Invece, contro ogni previsione, Yair Lapid si è rivelato il vero protagonista di queste elezioni: si è aggiudicato ben 19 seggi della Knesset, il Parlamento israeliano (su un totale di 120), diventando il secondo partito del Paese.

Certo, numeri alla mano, il vincitore è Benjamin Netanyahu, la cui lista elettorale (un'alleanza ad hoc tra il suo partito Likud e i nazionalisti di Yisrael Beitenu) si è aggiudicata ben 31 seggi. Con ogni probabilità, sarà Netanyahu a guidare anche il prossimo governo. Ma certamente dovrà fare i conti con Lapid... il che, in pratica, significa avere un rapporto difficile con i partitini religiosi, piccoli ma assai influenti, che sono i tradizionalialleati della destra.

Dunque, che cosa succederà in Israele?

Per fare delle ipotesi, dobbiamo partire dai risultati elettorali:

Likd-Yisrael Beitenu (la lista di Netanyahu, destra): 31 seggi
Yesh Atid (il movimento laico e centrista di Lapid): 19 seggi
Laburisti (storico partito della sinistra): 15 seggi
Shas (partito ortodosso di tradizione “orientale”): 11 seggi
Habayt Hayehudi (partito nazional-religioso dei coloni): 11 seggi
United Torah Judaism (partito ortodosso di rito “europeo”): 7 seggi
Hatnuah (altro partito centrista): 6 seggi
Meretz (storico partito pro-pace, alla sinistra del Labor): 6 seggi
Lista araba unita: 6 seggi
Hadash (comunisti): 5 seggi
Balad (altro partito arabo): 3 seggi
Kadima (il partito di Sharon e Livni, ora al collasso): 2 seggi

Da notare che Habayt Hayehudi, il partito dei coloni che con il giovane leader Naftali Bennett ha cercato di darsi un'immagine più moderata e “cool”, ha ottenuto buoni risultati, ma non ha “fatto il botto” come alcuni si aspettavano. Da notare inoltre che anche la sinistra radicale è relativamente forte: insieme Meretz e Hadash hanno 11 seggi, che sommati a quelli dei partiti arabi fanno 20.

Insomma, da questi risultati emerge la fotografia di un Paese dove la destra, e in particolare la destra nazionalista, è dominante. Un paese dove il centro-sinistra tradizionale (Labour e Kadima) è in crisi nera. Ma anche un paese dove le istanze dei laici e dei delusi dalla sinistra tradizionale si fanno sentire. Forti e chiare.

Per la prima volta da tanto tempo, l'impressione è che i religiosi ortodossi si trovino in una posizione di relativa debolezza.

Tra i programmi principali di Yesh Atid, c'è quello di estendere l'obbligo della leva agli ultra-ortodossi: essere esentati dal servizio militare era considerato un privilegio ingiusto, che andava tutto a discapito dei laici. Su questo punto, Yesh Atid trova un alleato... nel partito dei coloni di Naftali Bennett. Già, perché HaBayt Hayehudi, pur essendo una forza religiosa, non è ultr-ortodossa e ha anzi un rapporto conflittuale con quel mondo: loro si rifanno a una spiritualità di tipo nazional-religioso , e da bravi nazionalisti ritengono indegno che qualcuno non presti il servizio di leva.

Tra gli strenui oppositori della riforma del servizio militare, invece, ci sono gli ortodossi dello Shas e di United Torah Judaism. Finora Netanyahu aveva spesso ceduto alle loro pressioni, in cambio di sostegno politico.

Ma ora il futuro premier dovrà fare i conti con una forza laica e potente come Yesh Atid. E con un movimento religioso “alternativo” come HaBayt HaYehudi che ha trovato una nuova linfa vitale.

Forse è un po' presto per dirlo, ma pare che il potere (almeno quello contrattuale) dei rabbini ultra-ortodossi cominci a vacillare.

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