Elezioni in Messico: schiaffo ai partiti tradizionali

Le elezioni legislative puniscono il Pri, il Pan e il Prd, falcidiato da inchieste e dalla scissione a sinistra. Il sistema politico ne esce a pezzi

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Il presidente Nieto ha inviato l'esercito per placare la rivolta nello Stato di Guerrero durante le elezioni legislative di domenica – Credits: ESUS GUERRERO/AFP/Getty Images

Quando sono stati scrutinati l'80% dei voti, il Partito Rivoluzionario Istituzionale del presidente Enrique Peña Nieto uscirebbe apparentemente indenne dalle elezioni legislative e amministrative che si sono tenute domenica in Messico. Grazie al propabile sostegno dei suoi tradizionali alleati del Partito Verde e di Nuova Alleanza,  confermerebbe infatti il controllo sulla maggioranza della Camera dei Deputati.

Il punto però è che nessuno tre grandi partiti messicani (il Pri, lo storico partito-Stato che ha governato il Paese per settant'anni dopo la Revoluciòn e, con il 28%, ha perso 10 deputati; il Pan (destra), storicamente radicato nell'area settentrionale del Paese; il Prd, il partito del centrosinistra messicano nato alla fine degli anni 80  da una scissione da sinistra del Pri, che si è fermato al 10% e ha perso 40 deputati) può cantare vittoria. L'arretramento dei partiti tradizionali è generale. Il malcontento nei confronti del sistema, anche. E lo stesso Nieto, fiaccato dagli scandali immobiliari, dalle inchieste corruttive, dall'orribile tragedia dei 42 studenti scomparsi a Iguala, questa volta deve stare bene attento a non considerare il voto dei messicani come un assegno in bianco. Non è più tempo per assegni in bianco, anche in Messico.

Il fatto nuovo in Messico è l'affermazione di Jaime Rodríguez Calderón, detto El Bronco, un vecchio priista che ha sfidato i candidati dei partiti tradizionali e conquistato - nelle elezioni locali - lo Stato del  Nuevo León, il secondo  più importante di tutto il Messico. Il suo trionfo, accompagnato da un'alta partecipazione al voto, è uno schiaffo al sempre più impopolare sistema dei partiti messicani. Tutti i partiti, compreso il Prd, finito con le ossa rotta, al terzo posto, dietro il Pan. Falcidiato dalle inchieste e dalle accuse di aver espresso il chiacchierato sindaco della città dove sono stati probabilmente uccisi i 43 normalistas, il centrosinistra storico si è fermato al 10%, tallonato da Morena, la nuova formazione nata da una scissione a sinistra del Prd e guidata dal popolare ex sindaco di Città del Messico, Manuel Lopez Obrador (8%).


Per il Messico sono state elezioni di mid-term. Peña Nieto ora entra nella fase finale dei suo settennato, con una consapevolezza in più: nessuna forza politica di massa è ora come ora in grado di rappresentare da sola un candidato alla presidenza sufficientemente popolare per conquistare la maggioranza del voto dei messicani. Si sta aprendo, anche dentro il Pri, la battaglia per la successione e per le candidature in vista del 2018.  Nessuna forza politica ha un candidato credibile. Gli unici che sembrano avere un leader sono gli uomini e le donne di Morena. Ma rappresentano una porzione troppo piccola dell'elettorato. Queste elzioni hanno detto una cosa: che il sistema, che si era retto su una vasta rete di clientele e poteri caciccali, non regge più.

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