Anna Mazzone

-

Il cielo sopra Atene è carico di attese. Oggi si aprono le urne in Grecia. Elezioni anticipate a causa dello stallo per l'elezione del presidente della Repubblica. "Mai come adesso l'elettorato greco ha avuto così tanti partiti tra cui scegliere", si legge in un editoriale su Ekathimerini. E insieme alla carica dei partiti le elezioni si preannunciano scandite da una grande confusione, che potrebbe generare qualche sorpresa.

Secondo gli ultimi sondaggi il partito dell'estrema sinistra Syriza, guidato da Alexis Tsipras, potrebbe superare il 36%. Un risultato del genere gli garantirebbe la possibilità di governare da solo, senza essere costretto a formare una maggioranza di governo. Ma Bruxelles teme che una vittoria schiacciante di Tsipras sia l'anticamera di un'uscita della Grecia dall'euro. Anche se non è detto.

Quel che è certo è che se un tempo gli elettori greci avevano ben chiaro in testa chi votare, adesso le cose non stanno più così. Prendiamo i Conservatori, chi sceglieranno? Il primo Ministro Antonis Samaras, leader di Nuova Democrazia, si è proposto all'inizio come una forza anti-memorandum, per poi assestarsi su posizioni più mature e responsabili. Ma è lo stesso premier che ha flirtato con l'estrema destra, onde poi dargli addosso quando i neo nazisti di Alba Dorata hanno ottenuto i seggi in Parlamento. E poi ci sono i Greci indipendenti, tutti muscoli e patriottismo, sempre pronti ad accusare "il sistema" guardandosi bene dal proporre soluzioni di cambiamento. Infine, nella parte più estrema della galassia di destra in Grecia, ci sono gli uomini di Alba Dorata, che sembrano continuare a mietere consensi.

E a sinistra la confusione non è certo da meno, tra Pasok, Syriza e To Potami (Il Fiume). In ogni caso, qualsiasi partito vincerà le elezioni del 25 gennaio si ritroverà a dover far fronte a una montagna di obblighi. Le entrate fiscali languono e le banche sono sotto pressione. Da Syriza arrivano risposte (e promesse) pret-a-porter per qualsiasi problema. Il partito di Tsipras è convinto che per restituire i soldi presi in prestito dall'estero sarà possibile rinegoziare tempi e modi, e che la BCE garantirà liquidità illimitata alle banche greche senza condizioni. Sogni, più che ipotesi concrete. La situazione economica in Grecia è ancora drammatica e il risultato elettorale potrebbe aggiungere confusione a confusione. Vediamo quali sono i partiti in campo, i protagonisti e i programmi della destra e della sinistra.

Syriza
Syriza è l'acronimo di "Coalizione Radicale della Sinistra". Partito di estrema sinistra nato nel 2004, è capeggiato dal 40enne Alexis Tsipras, già militante nelle fila del partito Comunista greco (il KKE) e balzato sotto i riflettori delle cronache politiche nel 2006, come candidato a sindaco di Atene. Syriza esplode nel 2008, diventando il catalizzatore delle proteste greche contro l'austerity. La sua base elettorale è composita. Ci sono giovani, operai, imprenditori e lavoratori del settore pubblico. Il messaggio di Tsipras ai suoi elettori è semplice e diretto. Promette la fine delle lacrime e del sangue generati dalle politiche di austerity e l'aumento della spesa pubblica per generare lavoro e far ripartire l'economia. Nel programma di Syriza c'è l'energia elettrica gratuita per tutti coloro che non possono più permettersi di pagare la bolletta, buoni pasto nelle scuole e affitti pagati per i senzatetto. Dall'inizio della campagna elettorale Syriza ha reso più morbide le sue posizioni sull'euro. Mentre prima affermava di voler uscire dall'eurozona, adesso sostiene di voler continuare a utilizzare l'euro pur rinegoziando le condizioni per la restituzione del maxi-prestito della Trojka.

Nuova Democrazia
Il premier uscente, Antonis Samaras, e il suo partito conservatore Nuova Democrazia sono i principali rivali di Tsipras alle elezioni greche del 25 gennaio. Samaras ha guidato una coalizione di governo assieme al Pasok (il partito socialista) che ha avuto come obbiettivo principale quello di mantenere la Grecia nell'eurozona e assicurare la restituzione del prestio di Bruxelles e del Fondo Monetario Internazionale. Il governo di Samaras ha cercato di stabilizzare il più possibile l'economia greca squassata dalla crisi, utilizzando l'austerity come strumento principale, nonostante la maggior parte dell'opionione pubblica fosse contraria al taglio feroce delle spese che ha colpito ogni settore, dal Welfare alle scuole e alla sanità.

To Potami (Il Fiume)
To Potami, Il Fiume, è un partito politico di centro-sinistra. Fondato nel 2014 da Stavros Theodorakis (51 anni ed ex giornalista televisivo) è fortemente pro-europeo ed è pronto a coalizzarsi con qualsiasi partito che sia disposto a battersi contro la corruzione come priorità. Secondo i sondaggi To Potami sarebbe il terzo partito ellenico e potrebbe giocare un ruolo cruciale qualora né Syriza né Nuova Democrazia riuscissero a superare il 36% per governare da soli. 

Alba Dorata
Secondo i sondaggi i neo nazisti ad Atene sono quarto partito. Nel 2014 l'estrema destra greca ha raggiunto un risultato storico, riuscendo a far eleggere tre deputati al Parlamento europeo. Alba Dorata è una formazione esplosa durante la crisi economica che ha messo in ginocchio la Grecia. Partito xenofobo, è guidato da Nikos Michaloliakos, che - assieme ad altri membri di Alba Dorata - è tuttora sotto custodia per l'omicidio di un musicista anti-razzista avvenuto nel 2013. I neo nazisti greci sono accusati di attacchi contro gli immigrati e contro i loro oppositori politici. Nonostante ciò, gli analisti credono che il partito manterrà i suoi consensi anche alle elezioni di domenica 25 gennaio.

Pasok
Alleato di Nuova Democrazia come "socio di minoranza", il PASOK (partito socialista panellenico) è dato dai sondaggi al quinto posto. Guidato da Evangelos Venizelos, è stato il partito più importante nella politica greca dalla fine della Seconda guerra mondiale fino all'inizio della crisi economica. A novembre del 2011, in piena crisi e in caduta libera nei consensi, il premier George Papandreou, leader di Pasok, si dimise, lasciando il posto a Venizelos, all'epoca vice primo ministro e capo della Diplomazia ellenica. Il partito socialista può diventare un ago della bilancia a seconda dei risultati di domenica e potrebbe allearsi nuovamente con Nuova Democrazia oppure scegliere l'estrema sinistra di Tsipras, al quale però Venizelos chiede moderazione e - soprattutto - di abbandonare qualsiasi ipotesi di uscita dall'eurozona.

Kinima (Movimento dei Socialisti Democratici)
Qualche settimana prima delle elezioni l'ex premier socialista, George Papandreou, ha annunciato la nascita di una nuova formazione politica che concorrerà per la prima volta alle elezioni di domenica 25 gennaio. Kinima, il Movimento dei Socialisti Democratici, si ripromette di sottrarre voti al Pasok, ma non ha la certezza di riuscire nell'intento. Ultimo discendente di una dinastia di politici socialisti, George Papandreou punta sul suo pedigree per far uscire la Grecia dal guado e promette "una nuova era". Molti membri del Pasok stanno valutando se passare con Papandreou nel nuovo partito. Per Venizelos sarebbe un'emorragia che i socialisti non possono permettersi. 

KKE - Il partito comunista di Grecia
Sconfitti al termine della guerra civile nel 1949, i comunisti del KKE sono considerati fuori legge fino al 1974. Recentemente il partito comunista greco ha visto aumentare il suo consenso, allargando la base del suo elettorato sulla scia delle proteste anti-austerity e secondo gli analisti otterrà dei seggi in Parlamento. Il KKE ha rigettato la possibilità di allearsi con Syriza qualora il partito di Tsipras vincesse le elezioni.

I Greci indipendenti
Nati da una costola di Nuova Democrazia nel 2012, i Greci Indipendenti sono guidati da Panos Kammenos. Formazione di centro-destra, condividono con Syriza la rabbia anti-austerity, cosa che potrebbe fruttargli dei seggi in Parlamento e la possibilità di allearsi con il partito di Alexis Tsipras.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Il destino della Grecia è ancora nelle mani della troika

L’Ue è pronta a fare uscire Atene dal programma di sostegno, ma anche a fornire una nuova stampella di liquidità per il Paese. Ecco come

Ecco perché la Grecia fa di nuovo paura

Antonis Samaras ha indetto il voto presidenziale. Una scommessa che potrebbe perdere e far salire al governo la sinistra radicale di Tsipras

Perché la Grecia potrebbe uscire dall'euro

Poco spazio alle negoziazioni nel bilancio statale. Nel 2015 Atene deve restituire 21 miliardi e potrebbe averne 7 di prestiti. Ma Tsipras non li vuole...

Le elezioni in Grecia e lo spettro del populismo

Non c’è solo Syriza a spaventare le cancellerie europee. Ecco come mai il pericolo è sempre più elevato e cosa potrebbe scatenare

Se la Grecia esce dall’euro: le conseguenze

Collasso bancario, svalutazione, calo del potere d’acquisto e disordini sociali. Per Atene sarebbe il peggiore scenario possibile

Commenti