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Elezioni europee 2017: i 3 Paesi che andranno al voto

Nonostante la nomina del presidente verde Van der Bellen in Austria, il Vecchio Continente teme l'effetto domino populista in Olanda, Francia e Germania

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Chiara Degl'Innocenti

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L'Europa fa i conti con il mondo degli elettori tra instabilità politica e ondate populiste. E il 2017 sarà un anno decisivo.

Nonostante l'Austria abbia eletto il 4 dicembre l'indipendente pro-euro Alexander Van der Bellen quale nuovo presidente, lo stesso giorno il governo Renzi subiva una bruciante sconfitta al referendum costituzionale. Così chi pensava che l’ondata populista in Europa avesse subito una prima importante battuta d’arresto dopo il voto sulla Brexit, il successo della destra nazionalista in una serie di elezioni locali in Germania, oltre che la vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane, in poche ore ha dovuto cambiare idea. E ora dovrà attendere le 3 più importanti elezioni del 2017 per tirare le somme. 

Secondo il Financial Times "la Brexit e le dimissioni di Matteo Renzi fanno parte della stessa storia. Il progetto europeo è sotto una pressione senza precedenti. La decisione britannica di lasciare la Ue è la prova più evidente, ma nella lunga distanza la crisi in corso in Italia potrebbe costituire una minaccia ancora più grave alla sopravvivenza della Ue".

Proprio come avevamo anticipato un anno fa, quel mondo in gran parte scontento di quello che l'Europa ha promesso in termini di economia, disoccupazione e immigrazione fino alla fine del 2017 si ritroverà a votare alle elezioni primarie, presidenziali, politiche in Olanda, Francia e Germania: tutti Paesi da cui "nella maggior parte dei casi dalle urne difficilmente usciranno risultati pro-euro o pro-Europa".

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Olanda
Il 15 marzo le elezioni in Olanda saranno il termometro che misura le tendenze europee: circa 13 i partiti sono pronti a entrare in parlamento il prossimo anno. Geert Wilders, che guida il Partito ultra-euroscettico e anti Islam nei sondaggi sembra in testa, ma se la dovrà vedere con il primo ministro liberale Mark Rutte. La paura è quella di cadere nella tentazione dell'effetto domino con un referendum «Nexit» (da Netherlands più exit) sull’appartenenza all’Unione Europea. E qui, più che mai la vittoria del Trump è vicina poiché, dopo l'8 novembre, le elezioni americane hanno reso la politica populista maggiormente accettata e condivisa.

Francia
In Francia si andrà alle urne il 23 aprile, ossia quando si voterà per il primo turno delle presidenziali. In attesa di sapere, con le primarie di gennaio, chi sarà il candidato dei socialisti, il centrodestra ha già scelto il liberista Francois Fillon, il cui successo ha travolto tutte le previsioni che davano favorito il più moderato Alain Juppé. Il profilo socialmente conservatore di Fillon potrebbe mettere in difficoltà Marine Le Pen, candidata del partito di estrema destra anti immigrati Front National, già cresciuto alle regionali della scorsa primavera.

Mentre si sono appena svolte le primarie il partito di centrodestra, les Républicains, del 20 novembre (con la qualificazione di Fillon e il ritorno a casa di e Juppé e Sarkosy), in tutta Europa si fribrilla anche per le primarie del Partito socialista, anch’esso con due turni che si terranno il 22 e il 29 gennaio 2016 che potrebbe non mettere in difficoltà Marine Le Pen, candidata del partito di estrema destra anti immigrati Front National, già cresciuto alle regionali della scorsa primavera.

Germania
Nel Paese di Angela Merkel si attendono tre elezioni regionali in primavera e le politiche a settembre del 2017. La Germania era il paese europeo più resistente al populismo ma sarà, soprattutto con le elezioni d'autunno, che verrà data la conferma se questo discorso è ancora valido. Tanto per fare un esempio Frauke Petry, co-leader partito anti-immigrazione l’Alternativa per la Germania, vede la vittoria di Donald Trump come una lezione per la Germania. "Anche i tedeschi devono avere il coraggio di fare la scelta nella cabina elettorale da soli", ha dichiarato Petry a caldo dopo il voto americano dell'8 novembre.

Nonostante la Merkel abbia avuto per la sua quarta ricandidatura l'appoggio del presidente uscente degli Stati Uniti, pesano ancora sul suo partito le recenti sconfitte elettorali regionali che hanno lasciato una porta aperta al populismo dell'AfD che contesta lo spiraraglio del governo nei confronti dei rifugiati. Un'apertura definita "folle" dallo stesso neoeletto Donald Trump.

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