Egitto in rivolta: perché protestano

Un anno fa i Fratelli musulmani, i più coerenti nella lotta a Mubarak, erano i nuovi padroni dell’Egitto, ora sono in crisi. Ecco perché il governo Morsi continua a perdere consensi

Un ragazzo lancia una pietra contro le forze dell'ordine nei giorni delle proteste contro il governo - EPA/MOHMAD ASAD

Matteo Colombo

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Quando Morsi ha vinto le elezioni, sembrava che l’Egitto avesse trionfato alla finale dei mondiali. C’erano caroselli di auto, gente che si abbracciava per strada, linee telefoniche che saltavano, festeggiamenti nelle strade del Cairo e tanta soddisfazione per avere eletto il primo Presidente della storia egiziana. Da quel giorno è passato solo un anno, ma oggi le opposizioni egiziane sono riuscite a portare milioni di manifestanti in piazza per protestare contro il Presidente.

Nel frattempo è successo che la popolarità di Morsi e degli islamisti è calata in tutto il Paese, come dimostrano diversi segnali che arrivano dalle elezioni che sono state organizzate dopo le presidenziali dell’anno scorso. Nel voto universitario di marzo, ad esempio, i Fratelli Musulmani hanno perso la maggioranza in quasi tutti gli atenei. I consensi degli islamisti calano anche nei sondaggi e, forse, anche per questo le elezioni parlamentari sono state rinviate di diversi mesi.

La crisi della Fratellanza Islamica è dovuta al fatto che le aspettative sul Governo di Morsi erano molto alte, ma l’Egitto si è scoperto più povero e più disperato di prima. Colpa della crisi economica e dell’inflazione che costringono milioni di giovani a sognare di andarsene via da questo Paese. C’è poi la disoccupazione, causata anche dalla mancanza di turisti e di investimenti che non sono ancora tornati dopo la rivoluzione. Morsi viene anche accusato di non avere ristabilito l’ordine dopo la rivoluzione e di aver mantenuto lo stesso gruppo di potere dei tempi di Mubarak, visto che i grossi imprenditori che erano legati al vecchio regime continuano a prosperare in questo Paese, segnato da una profonda disparita economica.

Non sono tutti problemi inediti per l’Egitto, ma ora i colpevoli sono diventati i Fratelli Musulmani. Gli imam più conservatori, i ricchi imprenditori islamisti e i deputati con la barba lunga sono ormai il simbolo di un potere arrogante, i responsabili di ciò che non funziona in questo Paese.  Così la protesta ha unito persone con idee diverse. Tutti questi hanno un motivo diverso per scendere in piazza contro il Presidente, che alcuni ritengono più impegnato ad occupare i posti del potere che a risolvere i loro problemi.

Gli islamisti che lo sostengono non sono più rispettati da quasi tutti gli egiziani, come accadeva prima della rivoluzione. Il consenso costruito in decine di anni di attività caritatevoli, occupazione delle moschee e impegno politico dei Fratelli Musulmani è stato perso. Se prima molti egiziani, pur avendo idee diverse da quelle più conservatrici, riconoscevano agli islamisti coraggio e impegno nella lotta contro Mubarak, ora sono diventati il bersaglio della satira e delle battute più feroci. Molte persone ritengono ormai che i Fratelli Musulmani siano degli opportunisti che usano la religione per i loro scopi politici.

Questo però non significa che Morsi sarà costretto a dimettersi, anche perché tanti lo sostengono ancora per convenienza o convinzione. Sono soprattutto i grandi e piccoli imprenditori che sperano nelle liberalizzazioni promesse e tanti poveri che supportano i Fratelli Musulmani perché sono quelli che danno loro un frigorifero nuovo o un po’ di cibo.

Fino a qualche anno fa bastava questo per avere la maggioranza, ora gli egiziani chiedono soprattutto un Governo competente, capace di risolvere i problemi del Paese con autorevolezza. Morsi ha dimostrato di non essere in grado di farlo. È questa la ragione che ha spinto 22 milioni di egiziani a firmare per chiedere le sue dimissioni e a scendere in piazza un anno dopo la sua elezione, promettendo di rimanere a Tahrir fino a quanto il Presidente si dimetterà.

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