Esteri

Egitto: la ricchezza dell'esercito tra affari e segreti militari

Per auto-finanziarsi le forze armate del Cairo gestiscono tutta una serie di fondi e attività. Senza doverne rispondere al Parlamento

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Rocco Bellantone

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"Finché ci sarà l’Esercito, l’Egitto può stare tranquillo". Era la metà del maggio del 2014 e il generale Abdel Fattah Al Sisi si apprestava a vincere le elezioni che lo avrebbero portato alla presidenza del Paese a nemmeno 12 mesi dal golpe militare con cui, nel luglio del 2013, aveva destituito il governo dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani.

Meno di due anni dopo le parole di Al Sisi restano ancora valide ai fini della sicurezza nazionale per proteggere il Paese dalle minacce che stanno destabilizzando il Nord Africa e il Medio Oriente. Ma le ombre che si addensando sugli apparati della sicurezza egiziana dall’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni appaiono sempre più fitte...

Una legge per un censimento
I riflettori mediatici concentrati sull'Egitto dei militari negli ultimi giorni hanno fatto luce anche su un’altra importante questione, collegata all’immenso potere economico nelle mani dei vertici dell’esercito. Secondo fonti egiziane citate dal giornale Al Monitor, un gruppo di deputati della Camera dei Rappresentanti (il parlamento egiziano) starebbe provando a fare pressione sul Governo per ottenere l’approvazione di una legge che imponga ai vari apparati delle Forze Armate di rispondere in parlamento dell'entità del patrimonio economico e immobiliare sotto il loro controllo e del loro budget annuale. Principale scopo della proposta di legge è far sì anzitutto che l’esercito metta a disposizione del ministero degli Interni le informazioni necessarie affinché vengano quantificati con precisione i terreni che sono in suo possesso, garantendo in tal modo il rispetto del diritto di proprietà riconosciuto a ogni cittadino.

Oggi la Costituzione egiziana non autorizza il parlamento a prendere visione di questi dati, assegnando il compito alla pertinenza del ministero della Difesa e del Comitato di Sicurezza Nazionale: si tratta di un canale di comunicazione esclusivo dietro il quale, sostiene Al Monitor, si celerebbe da decenni una gestione poco trasparente dei fondi e degli investimenti effettuati dalle Forze Armate egiziane.

Secondo altre fonti, poi, la cosiddetta "economia militare" rivestirebbe in Egitto un peso enorme, indicato addirittura tra il 35% e il 45% dell’intero volume dell’economia egiziana. Una cifra definita però smodatamente esagerata dalle fonti governative, che invece parlano di un 2%, specificando inoltre che i beni posseduti dall’esercito non sono collegati in alcun modo a fondi di proprietà dello Stato bensì a patrimoni di sua proprietà e a progetti e investimenti monitorati direttamente dal ministero della Difesa.

 
Stellette & affari
A prescindere dalle percentuali, è fuor di dubbio che le Forze Armate egiziane posseggano enormi ricchezze che derivano principalmente dalle attività svolte da agenzie e società a esse collegate e che permettono loro di acquistare terreni e immobili e di pagare regolarmente gli stipendi dei militari.

Tra le agenzie attive da più tempo c’è la Armed Forces Land Projects, controllata dal Ministero della Difesa e il cui compito principale è lavorare sulla costruzione di alloggi, centri commerciali, sedi amministrative e parcheggi nei terreni di proprietà dell’esercito e destinati a uso civile. Un altro ente economico storico collegato alle forze armate è l’Arab Organization for Industrialization, istituito nel 1975 attraverso una partnership tra Egitto, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti e passato poi sotto il controllo esclusivo degli egiziani a seguito della firma del trattato di pace tra Il Cairo e Israele nel 1979. Anno in cui l’esercito ha anche creato il National Service Projects Organization con l’obiettivo di rendersi autonomo sul piano economico ed evitare così di dover continuare a dipendere da finanziamenti di privati. Le società che lavorano con l’agenzia sono operative principalmente nei settori dell’edilizia, delle pulizie, dell’agricoltura e della commercializzazione di prodotti alimentari.
 
Secondo i deputati della Camera dei Rappresentanti che spingono per l’approvazione della suddetta proposta di legge, denominata "Dominion of the Land", di queste società e degli investimenti da esse effettuati non rimane alcuna traccia se non al ministero della Difesa, a cui però i parlamentari non possono accedere. Così come nel caso degli oltre 470 progetti che, sempre secondo Al Monitor, tra il 2012 e il 2014 l’Engineering Authority (Autorità degli Ingegneri) avrebbe realizzato sempre per conto dell’esercito senza essere sottoposta ad alcun tipo di controllo.

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