Esteri

Ecco perché Papa Francesco ha scritto una lettera ai cattolici cinesi

All'indomani dell'accordo siglato tra la Santa Sede e Pechino, il Pontefice ha voluto approfondire e fare chiarezza su alcuni aspetti dell'intesa

Il Papa e la Cina

Orazio La Rocca

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Gettare acqua sul fuoco delle nascenti polemiche tra i non pochi delusi - dentro a fuori dalla Cina - dallo storico accordo sottoscritto tra Santa Sede e Pechino per la nomina dei vescovi e riportare i cattolici cinesi nella piena comunione con la Chiesa di Roma. E' il delicato compito che papa Francesco si è assunto con la Lettera inviata ai cattolici cinesi all'indomani dell'intesa, nella quale - ha tenuto a sottolineare lo stesso pontefice - "la nomina dei vescovi cinesi spetta solo al Papa, non è questo un particolare di poco conto, al di là del compromesso raggiunto da ambo le parti...".

Nel Lettera, papa Francesco ha parole rassicuranti per tutti, a partire per quanti lamentano che l'accordo di fatto avrebbe portato a una "sottomissione" della Chiesa alle autorità centrali di Pechino (vale a dire il più grande partito comunista ancora al potere) e un "tradimento" di una comunità ecclesiale - i cattolici cinesi clandestini - da decenni perseguitata e sofferente proprio a causa della loro fedeltà al Papa.

Bergoglio, però, nello stesso tempo manda un messaggio chiaro anche ai vertici dello Stato dicendo, tra l'altro, "mi rivolgo con rispetto a coloro che guidano la Repubblica Popolare Cinese e rinnovo l'invito a proseguire, con fiducia, coraggio e lungimiranza, il dialogo da tempo intrapreso". Pur specificando che l'intesa non ha nessuna valenza "politica" ma solo "spirituale e pastorale", il Papa assicura nel Messaggio che "la Santa Sede continuerà a operare sinceramente per crescere nell'autentica amicizia con il popolo cinese".

Superare le contraddizioni del passato

Francesco sottolinea ancora che i "contatti" tra Santa Sede e governo "si stanno dimostrando utili per superare le contrapposizioni del passato, anche recente, e per scrivere una pagina di più serena e concreta collaborazione nel comune convincimento che 'l'incomprensione non giova né alle Autorità cinesi né alla Chiesa cattolica in Cina'".

Riprendendo quanto già detto a questo proposito dal suo predecessore, papa Benedetto XVI, nell'analoga Lettera ai cattolici cinesei del 27 maggio 2007. Punto centrale dell'invito papale, l'invito a tutti i fedeli cinesi "a farsi artefici di riconciliazione". E sulla base dei nuovi "elementi stabili di collaborazione tra le autorità dello Stato e la Sede apostolica", esorta vescovi, sacerdoti, consacrati e laici a "cercare insieme buoni candidati che siano in grado di assumere nella Chiesa il delicato e importante servizio episcopale".

Secondo il Pontefice, "con le decisioni prese, possiamo dare inizio a un percorso inedito, che speriamo aiuterà a sanare le ferite del passato, a ristabilire la piena comunione di tutti i cattolici cinesi e ad aprire una fase di più fraterna collaborazione, per assumere con rinnovato impegno la missione dell'annuncio del Vangelo". E l'accordo, "pur limitandosi ad alcuni aspetti della vita della Chiesa ed essendo necessariamente perfettibile" - in effetti l'accordo è provvosorio e tra 2 anni potrà essere rivisto e miglioraro -, può "contribuire a scrivere questa pagina nuova della Chiesa cattolica in Cina".

Sul piano pastorale, la comunità cattolica in Cina è chiamata "a essere unita, per superare le divisioni del passato che tante sofferenze hanno causato e causano al cuore di molti Pastori e fedeli. Tutti i cristiani, senza distinzione, pongano ora gesti di riconciliazione e di comunione". Sul piano civile e politico, "i cattolici cinesi - esorta Francesco - siano buoni cittadini, amino pienamente la loro Patria e servano il proprio Paese con impegno e onestà, secondo le proprie capacità".

Ma le sofferenze dei perseguitati non si dimenticheranno

Ma Francesco non dimentica le sofferenze passate e presenti dei fedeli cinesi finora non rinosciuti dal Governo, e assicura loro la sua "preghiera". Negli ultimi tempi, riconosce, "sono circolate tante voci contrastanti sul presente e, soprattutto, sull'avvenire delle comunità cattoliche in Cina. Sono consapevole che un tale turbinio di opinioni e di considerazioni possa aver creato non poca confusione, suscitando in molti cuori sentimenti opposti". Per alcuni, "sorgono dubbi e perplessità"; altri "hanno la sensazione di essere stati come abbandonati dalla Santa Sede e, nel contempo, si pongono la struggente domanda sul valore delle sofferenze affrontate per vivere nella fedeltà al Successore di Pietro". E nel Messaggio rievoca i passi del dialogo bilaterale, il "cammino" compiuto, e - al fine di "ricostituire la piena e visibile unità nella Chiesa", prima divisa in 'ufficiale' e 'sotterranea' - la necessità di risolvere la questione delle nomine episcopali. Anche tramite la "riammissione nella comunione ecclesiale" dei rimanenti 7 vescovi "ufficiali" ordinati senza mandato papale.

Positivi ed incoraggianti, intanto, dopo la firma dell'accordo, gli ulteriori segnali provenienti da Pechino, che parlano di una Cina "sincera" intenzionata a migliorare i rapporti col Vaticano, confermando così la sua posizione di apertura. "La Cina è disposta a continuare a incontrare la parte vaticana a metà strada e ad avere un dialogo costruttivo, accrescendo la comprensione e accumulando fiducia reciproca, per promuovere il processo di continuazione del miglioramento delle relazioni", l'assicurazione fornita da Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri.

Intanto, il primo vero segnale di unità raggiunta tra i cattolici cinesi, il messaggio di solidarietà al Papa dopo gli attacchi del vescovo Carlo Maria Viganò firmato sia dagli ex clandestini che dagli ex cattolici "partiottici" fedeli al governo comunista. Francesco ha gradito.

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