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Ecco come anche la Brexit potrebbe essere stata falsata dai big data

Nell'inchiesta sulla violazione della legge per le donazioni sul divorzio dalla Ue spuntano fondi trasferiti a una società legata a Cambridge Analytica

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Redazione

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La campagna Vote Leave, principale piattaforma pro Brexit all'epoca del referendum del 2016 sul divorzio della Gran Bretagna dall'Ue avrebbe violato la legge sul tetto delle donazioni elettorali in denaro.

A sostenerlo è un attivista pentito, Shamhir Sanni, svelato in queste ore anche nei panni di ex protagonista di una relazione gay con Stephen Parkinson, due anni fa general manager di Vote Leave e attuale capo consigliere politico della premier Theresa May.

Sanni, le cui denunce sono state rilanciate con grande evidenza da Channel 4 e poi dall'Observer, accusa i responsabili della campagna brexitista di aver "imbrogliato" e "mentito", dirottando finanziamenti ricevuti da donatori privati oltre i 7 miliardi di sterline consentiti dalla legge a un'altra organizzazione denominata BeLeave: sulla carta indipendente, ma in realtà controllata in segreto (e qui sarebbe la violazione delle norme) dagli stessi promotori di Vote Leave.

Il coinvolgimento di Cambridge Analytica

Sanni ha inoltre parlato di ulteriori fondi che sarebbero stati trasferiti a una società di consulenza politica canadese legata a Cambridge Analytica, quella coinvolta ora (nell'ambito d'una vicenda separata) nello scandalo del presunto abuso a scopo di propaganda dei dati personali di milioni utenti di Facebook.

Tutti questi sospetti sono stati peraltro respinti seccamente sia dai responsabili di Vote Leave, sia dei numerosi ministri dell'attuale governo conservatore che vi avevano aderito.

Anche Downing Street ha smentito in una nota, sottolineando come la commissione elettorale britannica abbia già condotto due inchieste in merito senza riscontrare irregolarità.

La nota ha suscitato tuttavia nuove polemiche da parte degli avvocati di Sanni, perché fra le righe mette in dubbio la credibilità del "pentito" svelandone la relazione gay finita male nel 2017 con Parkinson: una relazione su cui Sanni, di origini pachistane e omosessuale non dichiarato, non aveva mai fatto coming out, e la cui pubblicità mette ora a rischio - deplorano i legali - anche la sicurezza di alcuni familiari rimasti in Pakistan. 

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