Dove le donne non fanno festa, nemmeno l'8 marzo

Lo spettacolo femminista sulla vagina rompe un tabù a Delhi, mentre la Nigeria squalifica le lesbiche dai campi di calcio

Nuova Delhi. Una donna trasporta in passeggino suo marito (Credits: Epa/Piyal Adhikary)

Anna Mazzone

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"Quanti di voi si sentono a loro agio nel pronunciare la parola vagina?". Comincia così lo spettacolo I monologhi della vagina, che in questi giorni sta girando i teatri delle principali città dell'India. La risposta è scontata. Il pubblico applaude, ma un velo di imbarazzo cala sui volti di uomini e donne che assistono alla kermesse scritta dalle sceneggiatrice americana Eve Ensler.

Mentre Delhi è ancora scossa dagli ultimi stupri seriali e un tribunale deciderà presto la pena per la giovane gang di violentatori, I monologhi della vagina è uno spettacolo che vuole scardinare le idee conservatrici della società indiana, mettendo in scena i drammi delle donne. Scritti da Eve Ensler, femminista e attivista americana, lo spettacolo indiano è diretto da Mahabanoo Mody Kotwal.

Ma i produttori hanno avuto serie difficoltà nel trovare attrici che si prestassero a pronunciare in pubblico la parola "vagina". Persino le più sgallettate starlette di Bollywood hanno preferito declinare l'invito a prendere parte allo spettacolo per paura di dire quel termine così "osceno" per la società indiana.

Lo show è un lungo racconto a più voci sul mondo della sessualità femminile. Si ride e si piange. Adattato per l'India, lo spettacolo affronta anche questioni come le mutilazioni genitali femminili e gli stupri in famiglia, da parte di padri, fratelli e zii.

Ora, teniamo presente che l'India è un Paese ancora così conservatore da censurare i baci nei film. Possiamo quindi immaginare il polverone di polemiche che sta scatenando la kermesse incentrata sulla vagina. Molte città si sono rifiutate di ospitare la compagnia teatrale, come Chennai e Kochi.

Evidentemente, fa male vedere quello che già si sa perché è su tutte le cronache. In un passaggio dei monologhi la protagonista fa la parte di una giovane vergine stuprata da un amico di famiglia. Un tema che in India viene ancora nascosto sotto il tappeto delle paure, ma che rappresenta il dramma ricorrente per migliaia di donne, soprattutto nelle aree rurali del Paese.

E dall'India all'Africa il passo è breve. Proprio nella giornata dell'8 marzo dalla Nigeria arriva la notizia che le lesbiche non potranno più giocare a calcio. Il presidente della Lega femminile di calcio nigeriana, Dilichukwu Onyedinma, ha formalmente vietato l'utilizzo di giocatrici omosessuali sui campi di pallone.

Le lesbiche sono di fatto squalificate e non potranno né giocare nei club né essere chiamate in Nazionale. Adesso partiranno i controlli per verificare quante giocatrici omosessuali ogni allenatore ha in panchina.

Immediata la reazione degli attivisti per i diritti dei gay che hanno scritto a Joseph Blatter, il presidente della Fifa, per denunciare la discriminazione messa in atto dalla Lega nigeriana. Ma per adesso la Fifa si è limitata a inviare una lettera a Onyedinma e poi aprirà un'inchiesta. Ma nessuno ancora sa quando.

Chissà, invece, come avrebbe reagito Blatter se fosse stato impedito agli omosessuali uomini di scendere in campo. In quel caso si sarebbe rischiato di dimezzare le squadre di mezzo mondo, non solo in Nigeria. Della serie, buon 8 marzo!

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