Kenya: arrestato anche il mandante dell'omicidio della dottoressa

Le prime persone ad essere state arrestate lavoravano all'interno della casa. Ora anche il mandante è in prigione

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Rita Fossaceca in iun'immagine dal suo profilo Facebook – Credits: Facebook

Redazione

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Come aveva dichiarato stamattina il portavoce della polizia Charles Owino, anche il mandante è stato arrestato per l'omicidio della dottoressa italiana Rita Fossaceca..
"Le prime ad essere arrestate - ha detto Owino - sono state tre persone che lavoravano all'interno della casa. Sabato sera gli italiani avevano fatto i bagagli e si preparavano a partire. Cenavano sulla veranda della casa, così i criminali sono potuti entrare indisturbati dal retro dell'edificio", ha aggiunto il portavoce della polizia. "Abbiamo per questo subito pensato che fosse implicato nella vicenda qualcuno interno alla casa: nessuno fuori sapeva della loro imminente partenza. Per questo abbiamo arrestato subito il cuoco, il lavandaio e il giardiniere".
Stamattina poi e' stato arrestato anche il presunto mandante dell'aggressione, grazie anche alla collaborazione delle tre persone in stato di fermo. Owino ha anche riferito che è stata recuperata parte della refurtiva.

Chi era la dottoressa uccisa 

È morta mentre tentava di proteggere la madre dall'attacco di un uomo armato di machete. L'ultimo atto di una vita consacrata all'aiuto degli altri. Rita Fossaceca, 51 anni, medico a Novara, è stata uccisa con un colpo di pistola a Mijomboni, un piccolo villaggio vicino a Malindi, in Kenya, dove si trovava per conto dell'associazione umanitaria internazionale For Life.

L'irruzione

Un gruppo di persone a caccia di denaro ha fatto irruzione nella casa, all'ora di cena, e ha cominciato a picchiare i presenti. Rita ha ordinato agli aggressori di fermarsi e con il proprio corpo ha fatto scudo a Michelina, la mamma. E' stato allora che uno dei componenti della banda ha premuto il grilletto. Il proiettile ha centrato il medico nel petto. Ferito alla testa e a una spalla il padre, Giovanni, e, in modo non grave, due infermiere dell'ospedale Maggiore di Novara, Monica Zanellato e Paola Lenghini. Insieme a loro c'era anche uno zio di Rita, un sacerdote, don Luigi di Lella.

 

Il volontariato

Originaria di Trivento, paese in provincia di Campobasso dove abitano ancora i familiari, Rita lavorava all'ospedale Maggiore di Novara come responsabile della radiologia interventistica nel reparto diretto da Alessandro Carriero. Ma era anche uno dei collaboratori più attivi di For Life, una onlus fondata nel 2006 dallo stesso Carriero. Ed erano anni che, nel tempo libero, volava in Kenya per prestare servizio come volontaria.


Questa volta a Mijomboni, nell'ambulatorio di un orfanotrofio che ospita una ventina di bambini. "Laggiù le volevano tutti bene", dice Tonino, un cugino. "La sua umanità, la sua generosità e il suo entusiasmo erano tali da coinvolgere gli altri", ricordano a Novara. Le due infermiere avevano preso le ferie per seguirla. Ed era riuscita, per la prima volta, a portare con sé la madre, facendole vincere la paura dell'aereo. Due settimane di lavoro - che sarebbero terminate domani - in condizioni non facili, ma sempre con il sorriso sulle labbra.

La famiglia


Papà Giovanni alle prese con piccoli e grandi interventi di manutenzione, mamma Michelina a fare la sarta. "Siamo tutti in Kenya - diceva l'ultimo post di Rita su Facebook - mamma papà e zio Luigi. Stiamo bene, fa tanto caldo, ma siamo felici. È come sempre una bella esperienza".

Il ministro degli esteri Paolo Gentiloni esprime il suo cordoglio, il ministro della salute Beatrice Lorenzin saluta in Rita "uno di quei piccoli eroi che in giro per il mondo lavorano in silenzio per il bene degli altri"; il governatore del Molise, Paolo di Laura Frattura, parla di "notte di dolore per tutti", l'assessore alla sanità piemontese Antonio Saitta sottolinea che il medico "era un esempio"; e il vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla, prega "contro la violenza disumana perché prevalga la speranza". Gli aggressori si sono dileguati. Le autorita' locali hanno avviato le indagini. A Trivento affermano che quella casa ha un recinto di pietra e una porta di ferro; e di solito e' sorvegliata da una guardia.

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