Donna romena brucia i capolavori di Picasso e Monet per salvare il figlio

Una donna di origine romena ha confessato di aver bruciato nel forno sette capolavori artistici del calibro di Picasso, Gauguin, Matisse e Monet. Per far sparire le prove del furto di cui è accusato il figlio

Il ponte di Charing Cross di Monet (Ansa)

Marina Jonna

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Sembra un racconto di fantascienza: una donna accende il forno. Aspetta che raggiunga una temperatura incandescente e poi vi infila La lettrice in bianco di Matisse, la Testa di Arlecchino di Picasso, la Fidanzata di Gauguin, il Ponte di Waterloo di Monet….E via  così fino a ridurre in cenere sette capolavori artistici.

Questo quello che sarebbe successo in Romania, nel villaggio di Carcaliu. Il motivo? La donna voleva proteggere suo figlio accusato del furto di questi capolavori. E ha pensato di far sparire le prove. Poi la confessione: sette opere della storia dell’Ottocento e del Novecento sono finite nel suo forno.

La vicenda inizia l’anno scorso quando il Kunsthal Museum di Rotterdam denunciò il furto di quadri d’autore, da Matisse a Picasso, per il valore  stimato tra i 100 e i 200 milioni di euro. La lista dei quadri rubati era precisa: La Testa di Arlecchino di Picasso, la Fidanzata di Gauguin, La lettrice di Matisse, Waterloo Bridge e Charing Cross entrambi di Monet, un Autoritratto dell’olandese Meijer de Haan e la Donna con gli occhi chiusi di Lucian Freud. Tutti provenienti da una collezione privata dell’imprenditore miliardario olandese Willem Cordia.

Un “bottino praticamente invendibile” aveva commentato subito Jop Ubbens, il direttore della casa d’aste Christie’s. Troppo famosi gli autori per trovare gli acquirenti. Inizialmente si pensava a una richiesta di riscatto. Le indagini portarono all’arresto di sei persone, di cui tre romene. L’ultimo arresto qualche mese fa e si sospetta ci sia ancora una persona coinvolta a piede libero.

Poi l’imprevisto. Le indagini portano fino a Olga Dogaru, una casalinga di Bucarest, madre di uno degli arrestati. Le ho bruciate “come paio di pantofole” sembrano essere state le sue parole. E tutto diventa surreale. Non si sa ancora se le ceneri trovate nel forno appartengano davvero ai capolavori rubati o se sia tutta una messinscena per coprire la banda.

Ora aspettiamo solo le analisi tecniche. Nel frattempo la donna romena è stata accusata di “crimini contro l’umanità”. Resta dell’amaro in bocca: se davvero avesse bruciato questi capolavori, non ha comunque salvato il figlio.

E noi non potremo più ammirare l’atmosfera che avvolgeva il ponte di Charing Cross di Monet o la testa di Arlecchino di Picasso: un Arlecchino che, per sua natura, era considerato dall’artista il simbolo di ciò che non muore, un personaggio ribelle, dissacrante e al di fuori delle regole.

Una domanda sorge spontanea: chissà cosa avrebbe detto il grande artista di fronte a tutto ciò.

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