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Donald Trump licenzia Bannon: i motivi del colpo di scena

In un'intervista a The American Prospect, il direttore dell'intelligence ha smentito il Presidente sulla Corea del Nord. Troppo, anche per lui

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Redazione

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Colpo di scena alla Casa Bianca. Il presidente Donald Trump ha licenziato Steve Bannon, uno dei suoi maggiori collaboratori, una delle persone più fidate. Fino a oggi.

Steve Bannon, stratega legato agli ambienti neonazisti antisemiti come il Ku Klux Klan, tuttavia non sarebbe stato mandato via oggi ma il 7 agosto scorso e non sarebbe stato cacciato per i fatti di Charlottesville, per i quali il presidente è stato accusato di non aver condannato con abbastanza forza i suprematisti bianchi e l'omicio della giovane ragazza pacifista barbaramente uccisa dal delirio di uno di loro, ma per un altro motivo.

L'intervista "sbagliata"

Secondo i primi retroscena a far scattare il licenziamento sarebbe stata un'intervista a The American Prospect in cui Bannon ha contraddetto Trump sulla Corea del Nord, affermando che "non esiste nessuna soluzione militare alla crisi".

Troppo, anche per il consigliere più fidato del Presidente che, tuttavia, poco piaceva sia al partito repubblicano sia all'interno dello staff della Casa Bianca. I principali media americani raccontano di un Trump furioso con Bannon, dopo giorni in cui ha dichiarato fuoco e fiamme contro Pyongyang e ha più volte minacciato attacchi preventivi per evitare di lasciare il "primo passo" di un eventuale conflitto al dittatore nordcoreano Kim Yong-un.

Chi era Bannon

Bannon è stato da sempre un sostenitore di Donald Trump, esponente di quella parte d'America di estrema destra molto arrabbiata nei confronti del governo democratico e più in generale dell'establishment che molti voti ha portato al Presidente.

Era arrivato a Washington da subito, a gennaio del 2016 ma in aprile venne rimosso dal National Security Council per essere "promosso" a direttore dell'intelligence.

È lui l'uomo che ha insistito per l'indebolimento dell'Obamacare (tentativo fallito), e per il Muslim ban. È stato lui a rilasciare l'intervista al New York Times in cui invitava i media a "tenere la bocca chiusa". C'è lui dietro ai discorsi del Presidente.

Sessantadue anni, Bannon non è solo l' autore di un documentario che osanna Sarah Palin, l'ex governatrice repubblicana dell'Alska sconfitta nel 2012 in ticket con il senatore John McCain ba Barack Obama. Bannon ha guidato fino allo scorso agosto il sito Breitbart, un manifesto di idee neonaziste, razziste, misogine e xenofobe, ferocemente ostile alla rivale democratica Hillary Clinton e a tutto l'establishment repubblicano (che anche per questo lo ha sempre detestato).

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