Cosa ha detto Donald Trump nel discorso sullo stato dell'Unione

Tentativo di sponda con i democratici sull'immigrazione, slogan sulla forza degli Usa e due promesse: lasciare aperta Guantanamo e il riarmo nucleare

Donald Trump

Il presidente Usa Donald Trump allo discorso sullo stato dell'Unione - Washington, 30 gennaio 2018 – Credits: WIN MCNAMEE/AFP/Getty Images

Redazione

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"Questo è il nostro nuovo momento americano. Non c'è mai stato momento migliore per cominciare a vivere il sogno americano". Nel suo primo discorso sullo stato dell'Unione, scritto dal suo consigliere Sthepen Miller, e pronunciato davanti alle camere riunite (80 minuti di parole senza particolare sostanza politica) Donald Trump cerca di infondere fiducia agli americani. Non una parola sul Russiagate.

Ecco, dunque, cosa ha detto il Presidente americano.

I democratici e il tema dell'immigrazione

Oltre a vantare gli "straordinari successi" del suo primo anno, il passaggio forse più interessante del suo discorso è quello con cui ha lanciato un appello all'unità al paese e ai democratici per lavorare insieme.

La "mano tesa" ovviamente gli serve perché gli servono i voti dei democratici approvare in Congresso le riforme sull'immigrazione e un piano per nuove infrastrutture da 1500 miliardi di dollari.

"Stasera sto tendendo una mano per lavorare con i membri di entrambi i partiti, democratici e repubblicani, per proteggere i nostri cittadini, di qualsiasi estrazione, colore e credo", ha incalzato prima di rilanciare il suo piano per regolarizzare 1,8 milioni di illegali, "tre volte il numero della precedente amministrazione", in cambio dei fondi per il muro col Messico, l'aumento di agenti, la fine della lotteria dei visti e la limitazione della catena migratoria al coniuge e ai figli minorenni.

Un "compromesso" indigesto ai democratici, che hanno fischiato il passaggio sul giro di vite contro l'immigrazione e portato come ospiti una ventina di dreamers, i giovani portati in Usa quando erano bambini da genitori illegali e che a marzo rischiano l'espulsione se non si troverà un accordo dopo l'abolizione del programma obamiano che li tutelava.

Ma Trump ha risposto: "È mio dovere proteggere gli americani, perchè anche gli americani sono dreamers".

La tradizionale replica dei democratici è stata affidata al deputato Joe Kennedy III, pronipote di John Fitzgerald Kennedy: "I bulli possono sferrare un pugno e lasciare il segno" ha detto. "Ma non sono mai riusciti a eguagliare la forza e lo spirito del popolo unito in difesa del suo futuro".

Gli slogan

Per il resto, non c'è particolare sostanza nel discorso di Donald Trump. L'unica notizia che offre in tema di provvidedimenti è un nuovo passo indietro su una misura che porta la firma di Barack Obama che avrebbe voluto chiudere la prigione di Guantanamo. Resterà invece aperta.

Quello che resta del suo discorso si è riempito di slogan. "Insieme stiamo costruendo un'America sicura, forte e orgogliosa", ha esordito. "Stasera vi chiedo di mettere da parte le nostre differenze, di cercare un terreno comune e di trovare l'unità", ha proseguito. "Questa sera, voglio parlare del tipo di futuro che avremo e del tipo di nazione che saremo. Tutti noi, insieme, come una sola squadra, un solo popolo, una sola famiglia americana", ha aggiunto, ricordando che al centro della vita americana ci sono "la fede e la famiglia, non il governo e la burocrazia".

E poi via con l'elenco dei suoi traguardi, tra cui il taglio delle tasse "più grande della storia americana", i record della Borsa, l'aumento dei salari, i nuovi 2,4 milioni posti di lavoro, la disoccupazione al minimo tra i neri. In campo commerciale "l'America ha finalmente voltato pagina su decenni di accordi iniqui", ha ricordato.

Il riarmo nucleare

Il presidente ha fornito invece pochi dettagli sul piano per le infrastrutture, lasciando intendere che sarà finanziato da pubblico e privato. Al suo attivo anche l'aver cacciato l'Isis da Siria e Iraq, ma "molto resta ancora da fare".

Scarsa comunque la parte dedicata alla sicurezza nazionale, che ha incluso un messaggio di solidarietà agli iraniani "nella loro coraggiosa lotta per la libertà" e un monito forte contro la Corea del nord e la "natura depravata" del suo leader: "l'esperienza passata ci ha insegnato che la compiacenza e le concessioni invitano solo all'aggressione e alla provocazione. Non ripeterò gli errori delle precedenti amministrazioni".

Di qui anche la necessità del riarmo nucleare come deterrente e del rafforzamento dell'esercito anche per contrastare le minacce di Mosca e Pechino.

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