I saggi ed il "modello olandese"

In Olanda non ci sono saggi calati dall'alto e, soprattutto, non esiste la demonizzazione dell'avversario politico. Sicuri che da noi possa funzionare? - le foto dei 10 saggi -

Il primo ministro olandese, leader del partito Liberale, Mark Rutte (a destra) stringe la mano del leader del partito laburista, Diederik Samsom (Credits: Epa/Phil Nijhuis)

Anna Mazzone

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Tutti tranquilli, siamo in pieno "modello olandese". La politica italiana inaspettatamente ha volto lo sguardo verso The Hague, per rubargli l'idea di una coalizione di governo che riesca a lavorare insieme per il bene del Paese nonostante le differenze.

Ma noi italiani non siamo olandesi e quel modello di cui tanto si parla negli ultimi giorni è molto lontano da quello che sta accadendo a Roma. Basta andare a vedere nel dettaglio cosa succede nei Paesi Bassi, dove non si sono mai visti in giro gruppi di saggi calati dall'alto.

A settembre del 2012 le elezioni in Olanda lasciano sul tavolo risultati confusi. I due maggiori partiti, quello Liberale (VVD) e quello Laburista (PvdA) si aggiudicano rispettivamente 41 e 38 seggi. Il premier uscente, Mark Rutte, è il vincitore, ma non eccede nei trionfalismi perché sa che senza il sostegno degli avversari politici è impossibile formare un governo.

Quello che in Olanda si vuole evitare è far diventare nuovamente ago della bilancia lo xenofobo Geert Wilders, e per riuscire nell'intento l'unico modo è trovare un accordo tra Liberali e Laburisti, che hanno idee e visioni di governo diametralmente opposte, uno essendo un partito conservatore e l'altro progressista. Ma il governo in Olanda s'ha da fare. I Paesi Bassi non possono permettersi di tornare alle urne. Stessi problemi dell'Italia: la crisi, la disoccupazione, un futuro incerto.

E allora, per 47 giorni i due principali partiti del Paese si sottopongono a un tour de force di negoziazioni serrate, per trovare punti in comune e riuscire a concludere un patto che possa garantire governabilità e stabilità all'Olanda. Ci riescono, non senza sforzi, e il 29 ottobre 2012 annunciano di aver raggiunto un accordo, sulla scia dello slogan "Building bridges", Costruire ponti.

Non è un accordo indolore. I due firmatari, il leader del partito Liberale (Mark Rutte) e quello del partito Laburista (Diederik Samsom) parlano di "dolorose concessioni" agli avversari e Samson dichiara addirittura che "è impossibile parlare di gioia nel firmare questo accordo". Ai Laburisti brucia il fatto che il precedente governo di Mark Rutte sia stato sostenuto dall'estrema destra di Wilders, con la quale i Liberali sono dovuti scendere a compromessi.

Ma, alla fine, entrambi i leader si sono stretti la mano, dicendosi "felici" di aver trovato l'accordo che garantisce un governo al paese e, soprattutto, lo mette sulla strada della rinascita attraverso riforme economiche e sociali.

L'Olanda prima di tutto. Questo è il filo rosso che lega le febbricitanti mediazioni tra rappresentanti Liberali e Laburisti, in un esercizio politico di primo livello che produce una stretta di mano su 13 grandi temi, necessari per risollevare il Paese dalla crisi economica che lo ha messo in ginocchio e restituendo ai cittadini fiducia nelle istituzioni (e nell'Europa).

Non ci sono "saggi" in Olanda, ma la trattativa si svolge attraverso i rappresentanti dei due principali schieramenti, che si scontrano, si attaccano, ma alla fine si accordano per seguire una strada comune sui grandi temi, cruciali per il Paese: 1. Portare l'Olanda fuori dalla crisi in modo "solido, equo e socialmente responsabile". 2. Sicurezza sociale e politiche dei redditi. 3. Crescita sostenibile e innovazione. 4. L'Olanda e l'Unione europea. 5. L'Olanda nel mondo. 6. Da un'istruzione buona a un'istruzione eccellente. 7. Portare la sanità più vicina a casa. 8. Sicurezza e Giustizia. 9. Immigrazione, integrazione e asilo politico. 10. Case per tutti. 11. Riforme del mercato del lavoro. 12. Mobilità e trasporti e 13. Buon governo.

I nodi più difficili da sciogliere sono quelli sulle deduzioni fiscali per gli interessi sui mutui. I Liberali all'inizio non vogliono cedere, ma poi danno il loro consenso a delle limitazioni, per restituire ossigeno al mercato immobiliare.

Sull'altro fronte, i Laburisti dicono sì a un taglio (dal 52 al 49%) alle assicurazioni per i disoccupati, all'interno di un complessivo taglio delle spese pubbliche per risanare i conti del Paese.

Insomma, non è facile, ma Rutte e Samson alla fine ce la fanno e tuttora governano insieme. Un dettaglio non da poco è che nessuno dei due ha mai demonizzato l'altro, né in campagna elettorale né dopo. Forse anche per questo l'accordo si è fatto. E per questo il modello olandese funziona sì, ma solo in Olanda.

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