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Demirtas, chi è il curdo che fa paura a Erdogan

Avvocato per i diritti umani nato a Diyarbakir, il leader carismatico del partito HDP ha ottenuto un risultato storico

Elezioni in Turchia, successo dell'HDP

Anna Mazzone

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13 gli anni al governo senza opposizione per Recep Tayyip Erdogan. 13% la percentuale di voti che permettono per la prima volta nella storia della Repubblica turca l'ingresso in Parlamento dei curdi. Persino i numeri indicano che la nemesi del sultano Erdogan viene dai territori del Sud-Est e ha nome e cognome: Selahattin Demirtas.

42 anni, brillante avvocato curdo per i diritti umani, Demirtas nasce a Diyarbakir, città curda, e da lì inizia la sua scalata alla politica, fino a raccogliere uno straordinario successo alle elezioni del 7 giugno. I curdi entrano nel Parlamento turco con 80 seggi e si sdoganano dall'immagine di una comunità legata a doppiofilo con i membri del PKK di Ocalan, considerato un "partito terrorista" e per questo messo al bando sin dai tempi precedenti all'avvento dell'AKP, il partito islamico guidato da Erdogan.

Ma chi è Selahattin Demirtas, l'uomo che è riuscito a battere democraticamente Erdogan, mettendo in gabbia le sue smanie di cambiare la Costituzione per diventare dominus assoluto (leggasi dittatore) di Turchia?

Selahattin Demirtas parla poco della sua storia personale. Schivo e riservato, la grinta la tira tutta fuori durante i suoi comizi elettorali. Il suo obiettivo era di raccogliere non solo i voti curdi, ma anche i voti di tutti gli oppositori laici di Erdogan che non se la sentivano di votare per il vecchio partito repubblicano, il CHP. Ci è riuscito.

Il fronte islamico ha fatto di tutto per descriverlo come un pericolo "senza Dio", arrivando a dire che qualche anno fa, durante un incontro in Germania, Demirtas è stato visto mettere in un piatto diverse fette di bacon. Un oltraggio secondo i dettami dell'alimentazione coranica. Una sciocchezza pe ril mondo al di fuori della sharia, che dà il peso dello sbandamento a cui sono arrivati gli uomini di Erdogan.

Quello che si sa per certo di Demirtas è che sin da piccolo ha vissuto sulla sua pelle le violenze della polizia turca, che nelle aree curde ci è sempre andata giù pesante, con arresti arbitrari, torture e anche omicidi occultati. Alla fine del 2014 una ong curda di Diyarbakir che si batte per i diritti umani ha denunciato il ritrovamento di 348 fosse comuni nelle zone curde nella parte sud orientale della Turchia.

Cadaveri di desaparecidos curdi, vittime della repressione del governo turco, che si è placata solo nel 2012, quando Erdogan ha aperto al dialogo. Ma la questione curda resta una spina nel fianco del partito islamico turco, e i risultati delle elezioni rappresentano la cartina di tornasole di quello che sta succedendo nel Paese della Mezzaluna.

Il fratello di Demirtas ha pagato in prima persona il clima di scontro con le forze dell'ordine di Ankara. Arrestato e brutalmente picchiato per aver partecipato a una manifestazione di protesta contro Erdogan, ha dovuto scontare diversi anni di galera, accusato arbitrariamente di essere un membro del PKK.

La sua famiglia non poteva permettersi un avvocato per tirarlo fuori dalla prigione. E il giovane Selahattin decide di studiare Legge, per aiutare un giorno il fratello e tutti quelli come lui. Subito dopo la laurea si impegna nelle attività di varie organizzazioni per i diritti umani, denunciando a più riprese le torture e le pratiche violente utilizzate dalla polizia turca.

La storia personale di Demirtas è potente e rappresenta plasticamente i contrasti profondi che contraddistinguono la Turchia, spaccata tra Europa e modernità a Ovest e violenze e settarismo a Est. Durante i suoi 13 anni al potere Erdogan ha volutamente polarizzato la politica turca, affibbiando l'etichetta di terroristi in modo indiscriminato a tutta la comunità curda, e anche oggi di Demirtas il presidente-sultano dice che "alle spalle ha il PKK di Ocalan". 

Ma il vento è cambiato e il carisma di Demirtas ha convinto anche i non curdi a votarlo. "Questa vittoria la condivido con i lavoratori, i disoccupati, gli abitanti dei villaggi, i contadini, gli oppressi, gli uomini che vengono sfruttati, gli uomini di sinistra. E, soprattutto, questa è la vittoria delle donne turche". Le parole che aprono il discorso della vittoria di Selhattin Demirtas sono chiare. Non vengono citati i curdi, ma le donne e gli uomini di Turchia, oppressi dallo strapotere di Erdogan. 

Selahattin Demirtas è riuscito a costruire una piattaforma politica solida e le urne gli hanno dato fiducia. Ora Erdogan ha davvero paura e vede allontanarsi sempre di più la possibilità di trasformare la Repubblica nel suo personale giardino di potere. 

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