Esteri

Dabiq, il giornale dell'Isis che ora invita a "rompere la Croce"

Pubblicata online in varie lingue, la rivista dello Stato Islamico è arrivata al suo 15° numero nel segno di una delirante e violenta propaganda

dabiq

Redazione

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Rilasciato come sempre online, il n°15 di Dabiq (attenzione: contiene immagini forti) conferma ancora una volta la natura follemente propagandistica della "rivista ufficiale" dello Stato Islamico. Che con lo strillo di copertina "Rompiamo la croce!" sull'immagine di un miltante dell'Isis impegnato appunto nel divellere il simbolo della cristianità dal tetto di una chiesa, lancia anche l'ennesima minaccia terroristica all'Occidente: "Tra questa pubblicazione di Dabiq e il prossimo massacro che verrà eseguito contro di loro dai soldati nascosti del califfato - ai quali viene ordinato di attaccare senza ritardi - i crociati possono leggere perché i musulmani li odiano e li combattono".

Non solo la copertina
Il messaggio iniziale viene poi replicato in tutte le 82 pagine del "magazine", con articoli appunto della serie "Perché vi odiamo e perché vi combattiamo" (rivolto ovviamente ai cristiani) o "Nelle parole del nemico" (con foto di Papa Francesco per non lasciare dubbi su chi sia l'avversario da combattere e distruggere), intercalati da interviste e testimonianze come quella di Umm Khalid al-Finlandiyyah, un foreign fighter che ha appunto lasciato la Finlandia per aggregarsi alle milizie islamiche, arricchita dalla foto di un bambino biondo - chiaramente occidentale - che corre felice in un giardino altrettanto chiaramente mediorientale con la didascalia a recitare "Bambini musulmani cresciuti nelle terre dell'Islam".

Ma il peggio deve ancora venire: nelle pagine finali, quelle che i magazine occidentali riservano di solito a spettacoli e tempo libero, Dabiq propone infatti prima la "Top 10 dei migliori video dello Stato Islamico", con ovviamente spazio alle esecuzioni di poveri prigionieri nell'ormai tristemente nota tuta arancione, e quindi la sezione "By the Sword", che inneggia alla spada della giustizia con foto di lapidati e teste mozzate ad accompagnare testi altrettanto raccapriccianti.

Perché "Dabiq"
Uscita per la prima volta nel luglio 2014 e diffusa online in più lingue, Dabiq prende il nome dalla località della Siria settentrionale che viene indicata in un racconto del tradizionista Muslim come il luogo in cui avverrà lo scontro finale tra musulmani e bizantini, che porterà al trionfo totale e definitivo dell'Islam.

Oltre che alla propaganda e all'arruolamento di nuovi miliziani, Dabiq è poi improntata alla legittimazione religiosa dello Stato Islamico, presentato tra l'altro - proprio come nei tanti video diffusi nel "deep web" - come il luogo migliore in cui un musulmano possa vivere. Per poi ovviamente morire combattendo.

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