Crisi greca: Syriza si spacca e per Tsipras sono guai

È caos politico ad Atene. Sull'accordo con l'Eurogruppo il premier viene abbandonato dall'ala estremista del partito e appoggiato dall'opposizione

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Il premier greco Alexis Tsipras – Credits: AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO

Redazione

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Dopo la guerra di Bruxelles, quella di Atene. Appena raggiunto il fragile accordo che impone una maratona parlamentare per convincere i falchi di Berlino, Alexis Tsipras finisce sotto il fuoco amico.

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Il primo siluro lo lancia il ministro dell'Energia, Panagiotis Lafazanis, leader dell'ala radicale di Syriza: "Accordo umiliante", spara in rete. Poi arriva la vendetta di Yanis Varoufakis che sceglie una testata britannica per dire che aveva "un piano" per il dopo-referendum, ma Tsipras "ha scelto di non sfidare i creditori". E dunque ha ceduto.

In serata si sfila anche Panos Kammenos. Il ministro della Difesa e leader dei nazionalisti di Anel - alleati di governo di Syriza - annuncia che in Parlamento il suo partito non sosterrà Tsipras. In sostanza, Syriza perde l'ala radicale e lo "junior partner" di governo.

Rimpasto, governo di minoranza con appoggio esterno o nuovo incarico per un esecutivo di unità nazionale: le ipotesi tecniche sono tutte sul tavolo. Il futuro di Tsipras resta una scommessa. In gioco, la credibilità personale ed il destino di un intero Paese. Con il "ragazzo" in camicia bianca - o meglio con l'accordo che ha firmato a Bruxelles - si schierano i democristiani di Nea Demokratia ed i socialisti del Pasok, proprio quelli che hanno governato la Grecia per 40 anni e l'hanno portata nel baratro, e i centristi di To Potami, considerati emissari degli interessi di armatori e 'tycoon' televisivi.

Un abbraccio che rischia di essere mortale agli occhi di chi continua a considerare il premier l'unico "uomo nuovo" nella Grecia post-dittatura.

Ieri Tsipras ha incontrato tutti i suoi ministri. Per oggi è in programma la riunione con i deputati di Syriza. I "lealisti", come Iorgos Chondros, assicurano che il partito terrà. Ma il percorso è da incubo: 48 ore per passare la riforma delle pensioni (su cui pendono giudizi di legittimità costituzionale), quella dell'Iva (che già ha messo in agitazione i sindaci delle isole), le norme per garantire l'indipendenza dell'istituto di statistica e la creazione del Fiscal Council (l'organo di sorveglianza dei bilanci previsto dal Fiscal Compact).

Cose che ovunque richiederebbero anni. Per accelerare i tempi, Euclid Tsakalatos è tornato di corsa ad Atene. Ma la presidente del Parlamento, Zoe Constantopoulou, altra esponente dell'ala radicale, potrebbe provare a rallentare la calendarizzazione. Ha già votato contro venerdì notte. Secondo Kathimerini pensava di dimettersi, lei ha smentito. Ma Tsipras potrebbe usare il pugno duro. Ha il diritto di chiederne la sfiducia, spiegano alte fonti giuridiche. E la presidenza passerebbe al fedele vicepresidente Alexis Mitropolous.

Il colpo politicamente più duro è comunque stato quello di Varoufakis. Al 'New Statesman' l'ex ministro ha raccontato che l'Eurogruppo "è un'orchestra diretta dal ministro Schaeuble". E a quell'orchestra Tsipras ha deciso di piegarsi.

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