Cresce la tensione nelle Falkland-Malvinas

Trentatre anni dopo la guerra per il controllo delle isole a largo delle coste argentine, cresce la tensione tra Buenos Aires e Londra: ecco i motivi

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La protesta della Nazionale Argentina in occasione dell'amichevole del 2014 contro la Slovacchia – Credits: GETTY

La decisione di David Cameron di rafforzare il contingente militare  nelle Falkand-Malvinas, quantificato fino a oggi in 1200 soldati, ha suscitato come prevedibile la piccata reazione dell'Argentina. Non che la cosa debba  stupire. Già nel 1982, trentatre anni fa, quando la baronessa Margareth Thatcher decise di riconquistare manu militari questo arcipelago conteso da due secoli tra Londra e Buenos Aires nell'Atlantico meridionale, il generale Galtieri, forse per far dimenticare al suo popolo lo stato miserevole in cui versava durante la dittatura militare, decise di giocare la carta del sentimento nazionalistico, della protesta contro i colonialisti britannici, dello slogan - Las Malvinas son argentinas! - che riecheggiò in tutte le piazze del Paese sudamericano in quei terribili mesi tra l'aprile e il giugno del 1982.

La guerra del 1982
Il fatto è che gli andò male: l'operazione di reconquista si risolse con un bagno di sangue e una sconfitta militare di cui ancora oggi - con 700 morti tra le fila dell'esercito sudamericano e migliaia di mutilati di guerra - l'Argentina conserva le ferite. Anche il presidente Kirchner, in evidente crisi di popolarità interna, potrebbe in fondo ripercorrere le orme dello sciagurato suo predecessore. Agitare la popolare bandiera della guerra contro gli invasori, dopo aver stretto un accordo con il Cremlino per la fornitura di 12 cacciabombardieri a lungo raggio in cambio di grano (il vero motivo scatenante della mossa britannica). E infine lanciarsi in una serie di operazioni  di disturbo dei coloni e dei soldati britannici presenti nelle Falkland-Malvinas, al fine di ricompattare il suo popolo. Andrà così anche questa volta, come trentatre anni fa? Siamo alla vigilia di una nuova escalation? Il dubbio esiste, anche se ora Londra teme molto di più l'espansione russa in Sudamerica della revanche argentina. La differenza è anche che questa volta Londra non pare proprio volersi fare trovare impreparata e abbia deciso di giocare d'anticipo, rafforzando la presenza sulle tre isole dell'arcipelago dove oggi vivono circa 3500 coloni di lingua inglese.

Perché le Falkland-Malvinas sono importanti
Per capire il motivo per cui oggi la tensione politico militare tra Londra e Buenos Aires è tornata a salire, occorre fare un passo indietro. Occorre riuscire a capire quale importanza strategica possa rivestire l'arcipelago sia per la Gran Bretagna sia per l'Argentina. Per gli argentini Las Malvinas non sono solo una ferita sanguinante alla propria sovranità territoriale a largo delle proprie coste. Non sono solo un odioso retaggio dell'epoca coloniale. Las Malvinas sono un avamposto strategico per poter rivendicare in futuro i diritti commerciali sullo sfruttamento del vicino Antartide, ma anche un passaggio chiave per gli scali commerciali e militari per quelle navi che non possono né vogliono attraversare il Canale di Panama controllato dagli americani. I diritti di pesca nell'arcipelago e il possibile ritrovamento di giacimenti petroliferi nei pressi di queste isole contese - di cui si favoleggia da anni, con contraddittorie analisi sulla loro remuneratività - sono un'altra delle ragioni di un conflitto che prosegue, in modo più o meno larvato, dal 1833, anno in cui gli inglesi ne fecero una propria colonia. Sono, in gran parte, le stesse ragioni dell'attaccamento britannico. Con una significatica differenza eculturale e psicologica: le Falkland, per Londra, sono un simbolo dell'impero britannico. Rinunciarvi significherebbe rinunciare ai propri (mai sopiti) sogni imperiali.

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