Esteri

Così la turista greca ha salvato il migrante siriano

L'abbraccio ha fatto il giro del web. Lei commenta: "Non sono un'eroina. Ho fatto quello che fanno gli esseri umani con gli esseri umani"

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Una foto tratta dal profilo Facebook di Sandra Tsiligeridu, la turista greca che, a bordo di una barca nell'Egeo con alcuni amici, ha tratto in salvo un profugo siriano che era in balia delle onde da 13 ore, Kos (Grecia) - 1 Settembre 2015 – Credits: Ansa/Facebook

"Non sono un'eroina". Esordisce così, in una intervista a Repubblica, Sandra Tsiligeridu, la turista greca la cui foto dell'abbraccio col migrante siriano salvato dopo 13 ore in mare ha fatto il giro del mondo sui social. "Ho fatto soltanto quello che fanno gli esseri umani con gli altri esseri umani. Tutti si sarebbero comportati nello stesso modo, al mio posto".

Il racconto

"Abbiamo visto le mani uscire dalla superficie dell'acqua e mio marito pensava che fosse un sub, quindi si stava allontanando per non investirlo - racconta - ma io mi sono accorta che era un uomo in difficoltà e ho cominciato a gridare. Allora ci siamo avvicinati. Piangevo, non riuscivo a smettere".

"Era sfinito e in ipotermia, tremava. È riuscito soltanto a dire, in inglese "mi chiamo Mohammed Besmar e vengo dalla Siria".

L'abbraccio "dovrebbe essere un gesto normale, quotidiano, e invece è diventato eccezionale - sottolinea - Mi sono arrivati migliaia di messaggi, dall'Australia, dall'America, dall'Italia. È un'esperienza che mi ha cambiato la vita, l'ho interpretato come un segnale: devo aiutare gli altri, dobbiamo farlo tutti".

 

"Prima di venire a Kos, quest'estate - ammette - non mi ero resa conto di quando grave fosse la situazione. L'isola è piena di migranti, ne arrivano a migliaia ogni giorno: dormono in tende nelle strade, non hanno bagni da usare, sono in condizioni pietose. Dove sono le istituzioni europee? Cosa fanno?". Prima di questo episodio "mi chiedevo: perchè questa gente viene qui da noi? Perchè non li fermano prima? Mi sembrava che fosse un problema di altri, non mio. Ora la mia idea è un'altra".

"I profughi sono persone che non hanno scelta, scappano per necessità e talvolta sono costretti ad abbandonare anche la famiglia. Mentre facevo snorkeling con mia figlia, intorno all'isola di Pserimos, abbiamo visto sul fondo delle magliette da bambino e delle banconote col simbolo dell'Iraq sopra".

"L'Onu dovrebbe mettere in piedi un 'esercito' di volontari, in ogni Paese. Io potrei cucinare per dieci persone, ad esempio. Oppure offrire loro vestiti".

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