Corte Penale Internazionale: il j'accuse dei palestinesi contro Israele

Un documento che accusa Tel Aviv di crimini di guerra. Toccherà al procuratore ghambiano Bensouda decidere se proseguire le indagini

 

Un rapporto di centinaia di pagine che descrivono nel dettaglio le presunte violazione del diritto internazionale, inclusi alcuni crimini di guerra, che avrebbe commesso Israele durante la guerra che scoppiò a Gaza nell'estate del 2014. Lo hanno preparato gli esperti del ministero degli Esteri palestinese guidato da Riyad al-Maliki, all'indomani della presentazione di una relazione Onu sulle violazioni commesse (da entrambe le parti) durante quelle terribili settimane che ridussero buona parte di Gaza City a un cumulo di macerie. I morti furono alla fine, tra i palestinesi, 2250, con 18 mila case distrutte dai raid di Tsahal.

OBIETTIVO: GENERALI ALLA SBARRA
Il documento, esteso da uno staff di 45 elementi alcuni dei quali in rappresentanza anche del governo di Hamas a Gaza, sarà presentato oggi stesso negli uffici della Corte Penale Internazionale. L'obiettivo dei palestinesi è quello di portare qualche generale alla sbarra, come già accadde dopo la guerra nella ex Jugoslavia. Toccherà a Fatou Bensouda, una elegante signora ghambiana che ricoprì già il ruolo di giudice nell'ambito del processo organizzato dal Tribunale Internazionale per i crimini di guerra (ICTR) commessi durante il genocidio in Rwanda nel 1994, decidere se ci sono sufficienti elementi per proseguire le indagini. Una decisione che è giuridica ma anche politica, tenuto del carattere fortemente simbolico di un eventuale processo dove, sì, potrebbero finire alla sbarra soltanto singoli individui, ma di fatto (politicamente) finirebbe sotto accusa lo Stato di Israele in quanto tale.

GLI ELEMENTI SU CUI SI FONDA L'ACCUSA
La prima parte del documento - che si è avvalso anche di molte informazioni fornite dai media internazionali - riguarda, nel periodo che va dal 13 giugno 2014 al 31 maggio 2015, la costruzione di 2600 nuovi insediamenti abusivi a Gerusalemme est e nella valle del Giordano. La seconda parte riguarda il trattamento dei prigionieri palestinesi, gran parte dei quali minori. La terza parte riguarda invece i presunti crimini di guerra comessi da Tsahal durante il conflitto. Particolare rilievo assume l'uccisione di quattro ragazzi su una spiaggia di Gaza durante la guerra, avvenuta - come ha ammesso lo stesso governo di Israele - per errore. 

LA RISPOSTA DI ISRAELE
Israele ha risposto rigettando le richieste di informazioni avanzate dal procuratore Fatou Bensouda, sostenendo che il Tribunale Internazionale non ha alcuna autorità in materia non essendo, la Palestina, uno Stato. La questione è infatti politica. I palestinesi vogliono politicizzare l'eventuale investigazione. Gli israeliani considerano privo di legittimità il tribunale. Per Fatou Bensouda è la prima, seria, patata bollente da quando si è insediata nel 2012.


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