Corea, viaggio nella zona demilitarizzata

Al confine fra la Corea del Nord e la Corea del Sud c'è un mondo surreale in cui convivono stazioni ipermoderne, parchi giochi, posti di blocco invalicabili, propaganda ininterrotta, tristezza, desolazione e paura

corea-nord-sud-confine

Soldati della Corea del Nord a Panmunjom – Credits: Song Kyung-Seok-Pool/Getty Images

Claudia Astarita

-

Da Dorasan, nella zona demilitarizzata al confine fra la Corea del Nord e la Corea del Sud - Stazione di partenza: Seul. Destinazione finale: Pyongyang. Il treno parte, ma alla fine del viaggio non arriveremo mai. A meno che Corea del Sud e Corea del Nord non decidano (finalmente) di trovare un accordo che permetta una convivenza pacifica su una penisola che storicamente ha vissuto più guerre che periodi di pace.

In treno fino al confine

Il DMZ Train partito dalla capitale del Sud non può oltrepassare Dorasan, la stazione che la Corea del Sud ha costruito dal suo lato della Zona demilitarizzata. Un punto di transito, dotato di un ufficio informazioni, una biglietteria (che emette persino il biglietto per Pyongyang!), una sala d'attesa modernissima, un desk specializzato per assistere i "passeggeri in transito", e anche anche un piccolo negozietto che vende principalmente alcolici e souvenirs. 

Una stazione normale, se non fosse, che, appunto, non è praticamente mai stata usata, se non dai turisti sudcoreani che vogliono visitare la Zona demilitarizzata (e da qualche treno merci che negli anni della Sunshine Policy, vale a dire fino al 2008, è entrato al Nord per distribuire aiuti di vario genere).

La desolazione di un confine militarizzato

Basta uscire da questa oasi modernissima per ritrovarsi fagocitati da un'atmosfera completamente diversa. Distese ininterrotte di barriere di filo spinato inframezzate solo da piccole postazioni militari costruite per sorvegliare l'intera area. Un bombardamento continuo di messaggi di propaganda che parlano soltanto di unificazione: "Felici, uniti, più forti", o ancora "Fine della separazione, inizio dell'unificazione", "Niente futuro senza unificazione". Un sottofondo di speranza che stride con una quotidianità popolata solo da turisti e militari. 

Chi vive al confine tra le due coree?

Per quanto paradossale possa sembrare, nella Zona demilitarizzata non si vedono soltanto turisti di passaggio e militari. Ci sono piccoli villaggi, al Nord e al Sud, che sembrano essere rimasti congelati nel tempo. Dal lato del Nord gli abitanti sono molto più discreti. Si possono passare ore ad osservare le loro case, ma non si vedrà mai nessuno. E lo stesso vale per l'area industriale di Kaesong, che è letteralmente a due passi dal confine. Un buon camminatore potrebbe tranquillamente raggiungerla a piedi. In una passeggiata che ricorda la desolazione delle periferie dipinte da Renzo Vespignani.

Sul lato Nordcoreano esiste anche un villaggio "falso", tenuto molto meglio di quelli veri o degli impianti di Kaesong. Serve a fini di progaganda, per dimostrare che il progresso sta arrivando anche al confine. Anche sul lato sudcoreano gli abitanti di questi piccoli paesi sono piuttosto discreti. E' possibile incrociarli per strada, anche se nnon rispondono alle domande dei turisti. A interrogativi mirati, anche quando formulati in coreano, reagiscono con un frettoloso "non lo so". La sensazione è che non vogliano parlare con nessuno, per evitare di avere problemi.

 

Tra posti di blocco e altoparlanti assordanti

Man mano che ci si avvicina al confine le case spariscono. Non restano che gli accampamenti militari e i posti di blocco allestiti in maniera tale da poter essere trasformati in barriere efficacissime contro i carri armati del Nord in meno di una manciata di minuti. Nella zona in in cui reti e filo spinato che separa le due Coree è visibile ad occhio nudo l'atmosfera è ancora più surreale. Perché ci si ritrova letteralmente assordati da una distesa di altoparlanti che a volume altissimo trasmettono ininterrottamente canzoni e discorsi. A Nord e a Sud, creando un rumore così fastidioso da diventare doloroso anche per orecchie ben allenate. Messaggi di propaganda? Forse, perché sia le guide specializzate sia altri coreani di passaggio sostengono che sia difficile distinguere esattamente le parole perché "il nordcoreano è molto diverso dal sudcoreano". Ma visto che non è così, la sensazione generale sembra di nuovo confermare che le persone preferiscano non parlare. 

Un parco divertimenti per la pace

Il confine tra Corea del Nord e Corea del Sud è lungo circa 250 chilometri, e le zone accessibili sono più di una. Imjingak è stata trasformata in una sorta di villaggio turistico. C'è un parco divertimenti, rigorosamente vuoto (pare sia una delle destinazioni preferite delle famiglie per i pic-nic della domenica...o forse questo è ciò che la Corea del Sud spera diventi dopo l'unificazione in cui una grossa fetta del paese sembra credere così tanto). Un negozio specializzato in vino nordcoreano, un trenino che porta i turisti nei tunnel costruiti dal Nord per invadere il Sud (e scoperti grazie alla soffiata di un disertore negi anni '60), svariati monumenti alla pace e all'unificazione, e un piccolo teatro che aiuta i visitatori a rivivere gli anni della guerra e gli sforzi che, da quel momento in poi, Seul ha fatto in nome della pace. 

Un faccia a faccia che non esiste più

L'atmosfera cambia di nuovo a Panmunjom, il cosiddetto "Villaggio della Pace", quello dove si organizzano i vertici di alto livello. Il luogo dove, a fine aprile, sempre che non ci siano nuovi colpi di scena, il Presidente sudcoreano Moon Jae-in incontrerà Kim Jong-un.

Panmunjom è un luogo strano. Quando ci si arriva sembra di essere ripiombati nel vivo della Guerra Fredda. Sospetto e tensione sono palpabili. I volti dei militari ancora più tirati e attenti a non perdere nessun segnale. Turisti non se ne vedono, e i villaggi abitati trovati in altre zone sembrano appartenere ad un'altra epoca. Gli unici rumori che si sentono sono quelli degli stormi degli uccelli, degli altoparlanti in lontananza, e dei cambi di guardia dei soldati. C'è qualcosa di strano però. In tutti i servizi, in tutte le foto, i soldati sudcoreani fronteggiano quelli nordcoreani. Separati solo da una rete. Oggi i coreani del Nord non ci sono. Una coincidenza? Un segnale? Secondo il Ministero della Difesa tutte è cambiato dopo l'ultima diserzione di un soldato del Nord. Quello che pochi mesi fa è riuscito a riparare al Sud pur essendo stato colpito più volte alle spalle dai commilitoni. Quello di cui l'Occidente ha parlato tanto per i vermi che i medici che lo hanno curato hanno trovato nel suo stomaco. Ebbene, da allora, i nordcoreani pattugliano il confine "da postazioni più riparate". Apparentemente per evitare altre diserzioni imbarazzanti.

© Riproduzione Riservata

Commenti