Simona Santoni

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Buona parte dell'economia della Corea del Nord, pressata dalle sanzioni internazionali inflitte a Pyongyang, dipende da un ponte: il Ponte dell'Amicizia sino-coreana. Da questo ponte, dalla penisola coreana verso la Cina e viceversa, passa il 70% del commercio nordcoreano.

La Corea del Nord e la Cina sono divise, da occidente verso oriente, dal fiume Yalu, dalla montagna Baitou e dal fiume Tumen. Il Ponte dell'Amicizia sino-coreana attraversa il fiume Yalu e collega, nel tratto ad ovest del confine, la città cinese di Dandong e quella nordcoreana di Sinuiju

Dandong, situata nella provincia cinese Liaoning, è la più grande città prossima al confine nordcoreano e, come Sinuiju, si trova nel delta del fiume Yalu, vicino al Mar Giallo. 

La storia del Ponte dell'Amicizia sino-coreana

Il Ponte dell'Amicizia sino-coreana è uno dei pochi modi per entrare in Corea del Nord o uscirne (tanto che la Cina ha costruito recinzioni lungo la riva del fiume Yalu per evitare la fuga dal loro Paese dei nordcoreani). Il suo attraversamento è consentito solo ad auto o camion ed è proibito ai pedoni

Costruito dall'Armata imperiale giapponese tra il 1937 e il 1943, durante l'occupazione nipponica della Corea e della Cina nordorientale, era inizialmente chiamato semplicemente Ponte sul fiume Yalu, per poi venir ribattezzato Ponte dell'Amicizia sino-coreana nel 1990.

Il Ponte Rotto, ricordo dell'attacco degli Stati Uniti

A circa 60 metri dal Ponte dell'Amicizia sino-coreana, a valle, ci sono i resti di un altro ponte, più vecchio, ora chiamato Ponte rotto. Si tratta di un ponte in ferro, originariamente lungo 944,2 metri, costruito tra il maggio 1909 e l'ottobre 1911, costituito da dodici campate, con la quarta campata mobile, che poteva aprirsi ruotando di 90 gradi per consentire il passaggio della navi più alte.

Tra il novembre 1950 e il febbraio 1951, durante la Guerra di Corea, gli Stati Uniti hanno bombardato e attaccatto ripetutamente i due ponti, nel tentativo di tagliare le forniture cinesi ai nordcoreani. I ponti furono riparati e distrutti più volte. Il Ponte dell'Amicizia sino-coreana è stato riparato ed è quello ora usato come collegamento tra i due Paesi. Il più vecchio ponte in ferro è stato lasciato danneggiato: ne rimangono solo quattro campate, sul lato cinese del fiume, ed è stato appunto ribattezzato Ponte rotto. I nordcoreani hanno detto di non voler ricostruire il Ponte rotto, perché resti là come "prova", affinché gli Stati Uniti non possano negare di averlo distrutto. 

La parte restante del vecchio ponte sul fiume Yalu è stata aperta al pubblico, nel 1993, come attrazione turistica e nel 2006 è stato dichiarato protetto, come reliquia culturale, dal Consiglio di Stato della Cina.
Sono state realizzate passerelle pedonali che permettono ai turisti di vedere da vicino i danni causati dalle bombe. Il Ponte rotto offre una buona vista sul fiume Yalu fino a Sinuiju, sul lato nordcoreano. 

Il significato economico e politico del Ponte dell'Amicizia 

I camion continuano a fare avanti e indietro sul Ponte dell'Amicizia sino-coreana, per portare merci della Corea del Nord in Cina. Questo nonostante Pechino sia sottoposta a una forte pressione perché strangoli economicamente il suo alleato comunista. A ogni test missilistico e nucleare da parte di Pyongyang, le pressioni si fanno più insistenti. 

Le sanzioni approvate dal Consiglio di sicurezza Onu per punire la Corea del Nord stanno comunque iniziando a gravare. Ma anche sui commercianti cinesi di frontiera. Al Washington Post un commerciante cinese ha confessato: "Personalmente, le sanzioni mi danneggiano tantissimo", e ha quindi spiegato che è ormai stato proibito il passaggio di quasi l'80% dei beni che prima andavano avanti e indietro tra Cina e Corea del Nord, dai prodotti tessili a quelli chimici.

Nel tempo, le sanzioni Onu hanno tagliato oltre il 90% delle esportazioni pubblicamente dichiarate dalla Corea del Nord, tra cui quella di carbone, ferro, frutti di mare e, più recentemente, di prodotti tessili. È stata anche limitata la capacità del regime di Pyongyang di avere reddito in valuta estera inviando i lavoratori all'estero.

La Cina rappresenta circa l'85% del commercio internazionale della Corea del Nord e da molti è vista come la chiave per costringere Pyongyang a bloccare i suoi programmi nucleari e missilistici.

I controlli doganali ora sono diventati più severi: ciò ha causato ritardi nelle spedizioni e reso più difficile il contrabbando delle merci vietate. Dopo che Pechino ha bloccato le importazioni di frutti di mare dalla Corea del Nord, sono esplose delle proteste nell'agosto scorso nella città cinese di Hunchun, nell'estremità settentrionale del confine. Il blocco ha infatti danneggiato centri cinesi di stoccaggio a freddo e le fabbriche di trasformazione dei frutti di mare. Sempre al Washington Post, Lu Chao, esperto di Corea presso l'Accademia delle Scienze Sociali di Liaoning, ha spiegato che le sanzioni portano una perdita enorme ai commercianti cinesi: "Molte aziende che fanno commercio di frontiera sono fallite e i loro proprietari scappano, lasciando le persone disoccupate".

Sui numeri globali del commercio, però, le sanzioni hanno avuto un effetto relativamente modesto. Nel mese di agosto le importazioni cinesi dalla Corea del Nord sono diminuite dell'1% rispetto all'anno precedente, mentre le esportazioni sono diminuite del 6,2%. 


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