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Corea del Nord: ma che bomba ha fatto esplodere Kim!

Non è ancora certo si trattasse di un ordigno termonucleare. Ma è assai probabile che Pyongyang sia davvero arrivata a questo punto

corea del nord bomba H

Luigi Gavazzi

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Il test nucleare di domenica 3 settembre da parte della Corea del Nord rappresenta un nuovo traguardo importante nel cammino verso lo status di potenza nucleare di primo piano.

Soprattutto, se come hanno dichiarato i nordcoreani - e come alcuni osservatori dicono sia “probabile - è stata davvero una bomba H, un’esplosione termonucleare.

A questo proposito lo scenario peggiore immaginabile si starebbe avvicinando (o forse già ci siamo): molto prima del previsto la Corea del Nord avrebbe a disposizione una bomba termonucleare miniaturizzata che può essere montata su un missile di portata intercontinentale. Un missile capace cioè, per esempio, di raggiungere gli Stati Uniti.

 

Bomba H a mezzogiorno

L’esplosione di domenica 3 settembre è avvenuta esattamente a mezzogiorno ora della Corea del Nord, le 5:30 del mattino in Italia, nel sottosuolo a Punggye-ri, in una zona montuosa nel nordest del paese.

Le onde sismiche provocate sono equivalenti a quelle di un terremoto di magnitudo 6,3 (5,9 secondo altre rilevazioni), circa 10 volte più forte di quello causato dall’ultimo test nucleare del settembre 2016.

I dubbi: forse non era davvero una bomba all'idrogeno

Non mancano comunque dubbi sulla reale natura dell'esplosione di domenica. Luca Fraioli su la Repubblica di lunedì cita il parere di Wolfango Plastino, docente di Fisica applicata all'Università Roma Tre e membro del gruppo di lavoro per la sicurezza internazionale e il controllo degli armamanti dell'Accademia nazionale dei Lincei. Plastino dice che per dare una risposta alla domanda se davvero era una bomba H sarebbe importante individuare tracce di un gas nobile, lo xenon, che si libera durante le reazioni atomiche.

Cosa che non è facile da fare. Plastino ricorda anche che il Ctbo (The Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization) di Vienna, che dispone di stazioni sismografiche in tutto il mondo, ne aveva operative la notte dell'esperimento solo 88 e le due più vicine al punto dell'esplosione, quelle in territorio russo, purtroppo erano spente.

Inoltre, riporta sempre Repubblica, citando Plastino, dalle simulazioni meteorologiche risulta probabile che se ci fossero state fughe di gas dopo l'esplosione sotterranea, le correnti atmosferiche le avrebbero spinte proprio nella zona delle stazioni russe spente.

Insomma, nessuna sicurezza, almeno per ora, che si sia trattato proprio di un'esplosione termonucleare.

Agli scettici che fanno notare una presunta incongruenza fra l'arretratezza economica della Corea del Nord e la complessità degli armamenti che dice (e in qualche modo dimostra) di avere, Jeffrey Lewis, esperto di armamenti strategici, risponde (dal Washington Post) che il ciclo di evoluzione di Pyongyang è coerente con quella delle altre potenze nucleari: Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina, al loro quinto test nucleare erano praticamente arrivati alle bombe termonucleari. Non c'è ragione di credere che la Corea del Nord non possa farcela.

Non va dimenticato che negli ultimi mesi, Pyongyang ha più volte sorpreso gli esperti-scettici. A inizio luglio, per esempio, ha lanciato il primo missile balistico intercontinentale (Icbm) e poche settimane dopo i servizi di intelligence americani sono arrivati alla conclusione che la Corea del Nord è ormai in grado di produrre testate nucleari miniaturizzate da piazzare sui missili Icbm.

 

Chilotoni, 3 volte Hiroshima

Variano le stime della potenza in chilotoni della bomba di domenica: il Washington Post cita Peter Zimmerman, fisico nucleare e in passato capo degli scienziati che fanno consulenza al Comitato del Senato Usa per le relazioni internazionali, che dice che dovrebbe trattarsi di una bomba da 200 chilotoni. Il Corriere della Sera lunedì mattina scrive che altre fonti parlano di 120 chilotoni, mentre i sudcoreani abbassano la potenza della metà.

Zimmerman aggiunge anche che 200 chilotoni sono 13 volte la potenza della bomba di Hiroshima e probabilmente troppo potente per una semplice bomba a fissione.

 

La clessidra

Nella foto diffusa domenica dall'agenzia di stampa nordcoreana Kcna con Kim che discute con i suoi scienziati e militari, si nota la "clessidra", un cilindro metallico bianco definito dalla didascalia una bomba H con potenza che può variare da decine di chilotoni a centinaia di chilotoni, "con grande forza distruttiva". Gli osservatori hanno subito fatto notare la differenza fra questa clessidra, e le foto diffuse lo scorso anno quando si vide una (presunte bomba) a forma di palla, la cosiddetta "Disco ball".

Il Corriere della Sera descrive la "Clessidra" come una "testata termonucleare a due stadi". La "detonazione del primo stadio genera la fissione nucleare che, nel secondo stadio, attiva la fusione nucleare e una esplosione ancora maggiore.

Testate nucleari capaci di arrivare all'obiettivo?

Negli Stati Uniti i militari sono abbastanza convinti che la Corea del Nord sia arrivata al punto da fabbricare testate nucleari che possano essere caricate sui missili balistici intercontinentali, gli Hwasong-14, e su quelli a medio raggio, i Hwasong-12, come quello che ha sorvolato il Giappone il 29 agosto 2017.

La questione da verificare comunque è anche se i vettori che portano le testate sono anche in grado di rientrare nell'atmosfera senza distruggersi e, quindi, di arrivare a colpire l'obiettivo. E su questa valutazione, fra gli scienziati e i militari americani ci sono convinzioni differenti.

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