Chiara Degl'Innocenti

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Nonostante in Corea del Sud la fiamma olimpica sia già stata accesa, la paura di un attacco da parte di Pyongyang la rende meno luminosa.

I timori di tutti

La cartina al tornasole delle Olimpiadi Invernali 2018 che si terranno a Pyeongchang sono le mancate vendite dei biglietti. Oltre alla risposta di alcuni degli Stati partecipanti che hanno posto un’ombra sull’invio dei propri atleti alle gare.

Anche se Seul hainvestito in uno spettacolo senza precedenti, addirittura con gare di notte su piste innevate e illuminate a giorno, la manifestazione (che inizierà il 9 febbraio e terminerà il 25) al momento ha registrato un flop di aderenze alla partecipazione. Di pubblico e, adesso anche di squadre.

I biglietti

Le continue minacce di Kim Jong-un, hanno portato le persone a tenersi ben lontane e i media stimano che siano stati venduti per ora solo il 30% dei posti. All'inizio di settembre i numeri davano le vendite al 22.7% del 1.018.000 del totale dei biglietti disponibili. Guardando inoltre alla Corea del Sud le cifre si arrestabvano a 4.85%, pari a 52 mila tagliandi. Poco, davvero poco.

Forse la Corea del Sud è abituata a convivere con il pericolo, lungo la strada per la città Olimpica si incontrano ancora vecchi cartelli che mostrano la via ai bunker anti-atomici, ma il timore resta. Così come si è insinuato nel resto del mondo che trema ai venti di guerra paventati dal giovane dittatore nordcoreano.

Un aiuto per far decollare le Olimpiadi

Le grandi banche coreani hanno dichiarato di poter aiutare con un intervento massiccio sull’acquisto di biglietti tramite pacchetti omaggio per i clienti. Il governo inoltre, che le sta sperimentando tutte, ha lanciato anche l’idea di portare le scuole ai Giochi grazie a visite premio. Pur di riempire gli spalti.

La paura degli atleti

Quello che invece è tangibile, oltre al crollo della partecipazione del pubblico è, la paventata assenza degli atleti dall’estero.

In tutto in gara ci saranno quasi 3mila atleti provenienti 95 Paesi che gareggeranno per 17 giorni e a cui si aggiungeranno i paralimpici nei giorni successivi.

Numeri che però potrebbero essere ritoccati. Sia Francia che Germania sono caute nel dare la loro disponibilità massima all’invio delle proprie squadre. Nel caso il rischio di guerra si facesse più pressante, anche l’Austria, ha fatto sapere a Seul che non esiterà a far restare a casa i suoi atleti.

L’appello del premier

Il premier Lee Nak yeon, con il sostegno dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, ha rinnovato l’invito alla partecipazione delle squadre della Nord Corea e si è appellato a una sorta di “tregua olimpica” auspicata da Stati Uniti, Cina, Russia e Giappone. Ma Kim Jong-un ancora non ha confermato alcuna presenza.

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