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Corea del Nord: quando i missili di Kim sono un pericolo per gli aerei

Sorvolano lo spazio aereo nordcoreano e il Mar del Giappone e quando esplodono al rientro sono un rischio per i velivoli civili

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Chiara Degl'Innocenti

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Quando dalla Corea del Nord parte un test missilistico trema la Terra. E anche il cielo. I missili sparati da Pyongyang non sono solo un pericolo per Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti ma anche per gli aerei che sorvolano lo spazio aereo nordcoreano e il Mar d’Oriente.

Chi l’ha visti

Lo sanno bene i piloti dei voli Korean Air San Francisco-Incheon e Los Angeles-Incheon che hanno visto il lancio dell'ottavo razzo Hwasong-15 il 29 novembre 2017 e il comandante del collegamento Cathay Pacific San Francisco-Hong Kong che ha vissuto dello stesso missile il rientro nell’atmosfera e la sua esplosione in mille pezzi. Questo solo per ricordare l'ultimo razzo.

Le rotte dei missili di Kim Jong-un

I lanci di Kim Jong-un preoccupano le compagnie aeree e aumentano le incertezze sulla capacità di Pyongyang di gestire in sicurezza le proprie azioni militari.

La maggior parte dei lanci della Corea di Kim fanno rotta verso Est, i siti di lancio sono sempre diversi, ma le traiettorie sono simili e finiscono nel Mare del Giappone (conosciuto anche come il Mare d’Oriente) a sud del punto AVGOK e IGROD, uno degli snodi aerei più frequentati dall’aviazione civile. Circa 60 voli che ogni giorno collegano il Giappone e l’Europa trasportando più o meno 11mila civili. Secondo la società società Flight Service Bureau l’area occidentale dello spazio aereo che sorvola il Giappone è una zona a rischio per i velivoli proprio a causa delle traiettorie dei missili sparati dalla corea del Nord.

I rischi per gli aerei

Gli esperti sostengono inoltre che, nonostante le possibilità di collisione siano minime, possono esistere alcune variabili molto pericolose.

Così, malgrado alcune compagnie confermino l’allerta massima sorvolando quelle zone, per il momento le rotte restano pressoché invariate con piccoli aggiustamenti percorrendo un corridoio ritenuto sicuro, ovvero sopra le isole giapponesi.

Ed è il rientro verso la superficie a preoccupare più del lancio, ovvero il momento in cui il missile balistico potrebbe finire per travolgere un aereo o, esploso in aria, colpire le fusoliere e i motori dei voli civili con i suoi detriti. Questo perché, anche se i nordcoreani hanno studiato le mappe di transito dei velivoli, non c’è alcuna garanzia sulla traiettoria di rientro. Gli aerei volano a una quota che non va oltre i 13 mila metri (contro i 4.475 chilometri di un missile) ma, nonostante questo, non sono al riparo da eventuali parti di razzi che esplodono e precipitino senza controllo.

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