Corea del Nord: perché è necessario organizzare un nuovo Summit

Sale la tensione tra Washington e Pyongyang, che rilancia l'accordo di pace per ottenere un ammorbidimento delle sanzioni

Trump e Kim Jong-un

Il leader nordcoreano Kim Jong-un stringe la mano al presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante il loro vertice a Singapore, 12 giugno 2018. – Credits: Kevin Lim/THE STRAITS TIMES/Handout/Getty Images

Claudia Astarita

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La Corea del Nord è stufa. Convinta di aver già dimostrato la propria determinazione e buona volontà a volersi integrare nella comunità internazionale in maniera pacifica, inizia a perdere la pazienza relativamente al durissimo regime sanzionatorio cui continua ad essere sottoposta "senza motivo".

L'attacco di Pyongyang

A palesare la frustrazione di Pyongyang ci ha pensato il ministro degli esteri del regime, Ri Yong-ho, denunciando come dopo "tanti atti concilianti" la comunità internazionale non abbia ancora fatto nulla per allentare la morsa delle sanzioni. La Corea del Nord non solo ha interrotto i test missilistici, ha smantellato il sito degli esperimenti nucleari e ha restituito agli Stati Uniti le spoglie dei soldati caduti nel corso del conflitto coreano, ma ha anche aspettato con pazienza che le promesse fatte da Donald Trump nel corso dell'incontro di Singapore iniziassero ad essere finalmente supportate da iniziative concrete. E invece non si è mosso nulla Anzi, secondo Pyongyang i funzionari americani incaricati di portare avanti il negoziato avrebbero reinterpretato le parole del loro Presidente mettendo di nuovo l'accento su una denuclearizzazione "completa, irreversibile e verificabile".

Esperimenti mai conclusi

La presa di posizione di Pyongyang arriva in un momento molto delicato delle relazioni tra Corea del Nord e Stati Uniti, vale a dire subito dopo la pubblicazione di un rapporto di esperti indipendenti commissionato dal Consiglio di sicurezza dell'Onu e diffuso a pochi giorni di distanza dalle accuse dell'intelligence americana, secondo cui Pyongyang starebbe sviluppando un nuovo missile balistico. Il rapporto delle Nazioni Unite non fa altro che confermare i timori statunitensi, provando come la Corea del Nord non solo non abbia affatto fermato il suo programma nucleare e missilistico, ma sia anche diventata più attiva che mai nel contrabbando via nave di prodotti petroliferi, colpiti dalle sanzioni, e nella vendita di armi all'estero, essenziale per racimolare fondi.

Le accuse di Washington

Dopo il vertice di Singapore, gli americani sembrano non essere minimamente interessati a mantenere un atteggiamento conciliante. La loro posizione e le loro richieste sono chiare, e per continuare a trattare Pyongyang deve accettarle. Anzi, dopo la pubblicazione del rapporto delle Nazioni Unite il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha di nuovo messo in guardia la Russia, la Cina e altri Paesi contro eventuali violazioni delle sanzioni internazionali alla Corea del Nord. In particolare, Pompeo ha accusato la Russia di aver violato gli accordi permettendo la formazione di joint venture con società nordcoreane.

La risposta coreana

Senza mai rivolgersi direttamente a Trump, Pyongyang ha rialzato nuovamente i toni del confronto. Forse perché ha capito che per gli americani sno ancora fermi all'idea di una denuclearizzazione "completa, irreversibile e verificabile" da ottenre nel breve, e non nel lungo periodo. E così non solo sono ricominciate le accuse verso un paese che "non rispetta i patti" e mantiene "atteggiamenti da gangster", ma nel corso di una visita in Iran il ministro degli esteri coreano avrebbe ammesso come "nell'impossibilità di fidarsi degli Stati Uniti, la Corea non potrà mai permettersi di rinunciare al suo know-how nucleare. "Ne abbiamo bisogno per proteggerci", ha concluso Ri Yong-ho. 

I punti fermi della propaganda

Le sanzioni hanno colpito in maniera durissima il paese, e nonostante non tutti le abbiano applicate in maniera totale, gli effetti si fanno sentire, e il regime non ce la fa più. Ecco perché è necessario rilanciare il commercio. Il regime ultimamente parla molto di sviluppo economico nazionale necessario per far fronte al "blocco dei paesi ostili", ammettendo anche come l'autarchia non sia più, ormai, una strada percorribile. Il regime ha chiesto al paese di portare pazienza altri cinque anni per poter finalmente beneficiare di qualche miglioramento, ma cinque anni, alle condizioni attuali, saranno difficili da sopportare, ecco perché serve un piano B.

La necessità di un nuovo Summit

La Corea del Nord ha disperatamente bisogno di organizzare un nuovo Summit per cercare di capire come arrivare a un compromesso. L'ideale sarebbe convocare un vertice a quattro, non più a due, coinvolgendo anche Cina e Corea del Sud, e magari anche la Russia, oltre che agli Stati Uniti.

La propaganda nordcoreana sta lavorando anche su questo, tant'è che ultimamente si sono moltiplicate le analisi che rilanciano l'urgenza di "firmare un trattato di pace" per restituire dignità, prosperità e pace a nazioni ancora formalmente in guerra.

Chissà se gli imminenti festeggiamenti per il 70esimo anniversario della fondazione della Corea del Nord, a inizio settembre, possano fornire il contesto informale ideale per mettersi d'accordo su un nuovo incontro. La testardaggine statunitense è certamente servita a Kim Jong-un per rendersi conto che per arrivare a un compromesso bisogna andare oltre la retorica e impegnarsi su iniziative concrete, ma per non veder sfumare i risultati raggiunto negli ultimi 12 mesi è oggi più urgente che mai definire una road map accettabile per tutti.



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