Chiara Degl'Innocenti

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Il capo di Stato nominale della Corea del Nord Kim Yong-nam il 9 febbraio sarà a Pyeongchang per le Olimpiadi invernali come leader di una delegazione di alto livello. Lui non è una figura qualsiasi: è il più alto funzionario del Nord dopo Kim Jong-un e sua sorella.

E in vece loro Kim Yong-nam ha girato il mondo. È stato in Cina più volte per incontrare il presidente, nel 2013 ha stretto la mano al temuto Hú Jǐntāo, colui che impose il pugno di ferro in Tibet, ordinando nel 1989 alla polizia di fare fuoco sui dimostranti tibetani uccidendone a centinaia e istituendo così la legge marziale e incontrato il presidente neozelandese Winston Raymond Peters, oltre che il boliviano Evo Morales.

Ha chiacchierato con il presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai e quello dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad quando era ancora in carica. E poi si è intrattenuto con Vladimir Putin, Hasan Rouhani e Nicolas Maduro.

A 90 anni, questo arzillo vecchietto, presidente del parlamento e dell'Assemblea popolare suprema dal 1998, può vantare di aver conosciuto i capi di Stato che Kim Jong-un non ha potuto che vedere, in tutta la sua breve ma potente carriera di dittatore, in fotografia.

Adesso come capo di Stato e gran cerimoniere rappresenta Pyongyang alle Olimpiadi del disgelo e chissà che non riesca a conoscere personalmente anche Ivanka Trump, presente ai Giochi al posto del padre.

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