Corea del Nord, in cosa consistono le sanzioni Onu

Divieto a importare carbone, ferro, piombo e prodotti ittici. Stop a joint venture e alla FT Bank. Pyongyang minaccia: "Vendetta mille volte più grande"

Corea del Nord, vita quotidiana

9 aprile 2017. Una donna guarda dalla finestra i partecipanti alla maratona di Pyongyang, in Corea del Nord, al loro passaggio nel quartiere di nuova costruzione di "Mirae Scientists Street". – Credits: ED JONES/AFP/Getty Images

Redazione

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Ha avuto il via libera dell'Onu all'unanimità la risoluzione proposta dagli Usa con l'obiettivo di mettere in ginocchio l'export della Corea del Nord, con un divieto assoluto che riguarda i settori del carbone, ferro, piombo e dei prodotti ittici.

Significa per la Corea del Nord un taglio di un miliardo di dollari all'anno, ovvero un terzo delle entrate legate all'export.

Le sanzioni pongono nuovi limiti anche alla possibilità di Pyongyang di stipulare joint venture e alle attività della Foreign Trade Bank nordcoreana. Previsto anche il divieto di inviare nuovi lavoratori all'estero.

La reazione dei coreani non si è fatta attendere: la vendetta della Corea del Nord contro gli Stati Uniti per le dure sanzioni Onu sarà "mille volte più grande" recita un comunicato in cui il regime afferma che le sanzioni sono il frutto di un "odioso complotto degli Usa per isolare e soffocare" la Corea del Nord.

La Corea del Nord "è pronta a dare agli Stati Uniti una severa lezione con la sua forza nucleare strategica" ha poi aggiunto il ministro degli Esteri Ri Yong Ho, aggiungendo che il suo Paese non vuole usare le proprie armi nucleari contro alcun Paese "eccetto gli Usa", a meno che qualcun altro non si unisca all'iniziativa americana, perché la responsabilità della crisi nella penisola coreana è soltanto di Washington. Poi ha aggiunto che Pyongyang non metterà "in nessun caso" sul tavolo dei negoziati il suo arsenale nucleare.

Chi ha voluto l'accordo

Il lavoro diplomatico al Palazzo di Vetro è stato lungo soprattutto con la Cina che è il principale partner commerciale di Pyongyang. Ma alla fine Pechino ha appoggiato il testo americano.

È il segno tangibile che i timori per gli ultimi test missilistici e nucleari sono alti. Il regime di Kim Jong-un ha mostrato con le ultime provocazioni di poter davvero colpire gli Usa, senza considerare il pericolo di un conflitto nell'area del sudest asiatico con le continue minacce a Giappone e Corea del Sud.

Il ruolo dell'America

Gli Stati Uniti, che volevano un accordo ancora più duro, si sono detti pronti a tutto per porre fine alla minaccia nucleare della Corea del Nord, anche a "una guerra preventiva". Parola di H.R. McMaster, il consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump che ha dichiarato: "Se mi chiedete se stiamo preparando piani per una guerra preventiva rispondo di sì. L'opzione militare è dunque sul tavolo".

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