Così le compagnie aeree lucrano sui bagagli a mano

Non ci sono regole certe su cosa è consentito portare in cabina. Cosìogni compagnia fa per sé. E l'Ue cerca di vederci chiaro

Anna Maria Angelone

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Cambiano le regole a tutela di chi viaggia in aereo, anche sui bagagli a mano. Entro un mese la Commissione europea presenterà una riforma delle norme in vigore dal 2004 in virtù delle quali, solo l’anno scorso, migliaia di viaggiatori hanno fatto reclamo contro gli abusi delle compagnie aeree. Giovedì 31 gennaio è giunta dalla Corte di giustizia europea la sedicesima sentenza per cause sollevate da passeggeri (altre otto sono pendenti). Una condanna alla Ryanair per non aver prestato assistenza durante l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull. Nel caso denunciato dalla signora McDonagh, dopo il rifiuto del rimborso dei 1.130 euro spesi negli otto giorni in cui il suo volo era rimasto bloccato dalle ceneri, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che le «circostanze eccezionali» invocate dalla compagnia irlandese non esentano dall’obbligo di fornire assistenza. E proprio la definizione di circostanze eccezionali sarà uno dei punti cruciali della riforma in discussione, perché spesso i vettori aerei fanno rientrare in tale nozione anche uno sciopero.

Quanto ai bagagli a mano, il Parlamento europeo ha chiesto a Bruxelles di introdurre la «one bag rule» sul bagaglio unico, stabilendo che cosa si può portare a bordo. Oggi in cabina è permesso un solo bagaglio di cm 56x45x25. Ma diverse compagnie applicano dimensioni inferiori, spesso a ignari passeggeri. Non tutte, poi, hanno lo stesso limite di peso: si va dagli 8 chili di Alitalia e Lufthansa ai 10 della Ryanair, ai 23 della British, a nessuna restrizione dell’EasyJet. Ma la vera giostra parte con gli effetti personali e la valigetta da lavoro con computer o iPad. Chi li considera bagaglio a mano, chi un extra consentito, chi obbliga a infilarli tutti in uno prima del check-in... Per non parlare di cibi tipici, souvenir, profumi, bevande e sigarette comprati negli ex duty-free. Il risultato, spesso, è l’imbarco negato e la spedizione del bagaglio in stiva. Con la tagliola del sovrapprezzo: da 15 a oltre 200 euro, a seconda delle compagnie.

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