Redazione

-

2 febbraio 2017, ore 14 - Dopo una serie di scontri e di tafferugli, reparti della polizia e della guardia di frontiera sono finalmente riusciti ad assumere il controllo della sinagoga dell'avamposto illegale di Amona, dove si erano asseragliati un centinaio di ultrà del movimento dei coloni, in un atto di estrema protesta contro lo sgombero di quell'insediamento.

Secondo la polizia, contro gli agenti sono stati lanciati dall'interno della sinagoga estintori, oggetti contundenti e liquidi irritanti. Almeno otto altri agenti sono rimasti feriti. Una volta penetrati nella sinagoga, gli agenti hanno provveduto a trascinare fuori a forza i dimostranti, alcuni dei quali hanno denunciato di essere stati percossi. Amona è ora del tutto sotto il controllo delle forze dell'ordine israeliane.

Alcuni degli ebrei barricatisi nella sinagoga hanno disegnato su una parete una vistosa svastica al cui centro spiccava il simbolo della polizia israeliana, definita dagli autori del disegno "polizia degli ismaeliti", ossia al servizio dei musulmani. La sua immagine è stata ripresa dalle telecamere delle televisioni israeliane dopo lo sgombero dei locali.  

Poco lontano è stato disegnato un agente della polizia israeliana con un'altra svastica in fronte. Gli ultrà membri in apparenza di una frangia estrema del movimento dei coloni - hanno anche tracciato nella sinagoga scritte contro "i sionisti", ossia contro lo Stato laico e democratico di Israele, a loro inviso.

1 febbraio 2017 - Dopo l'ultimatum di ieri, dalle prime ore di stamane l'esercito israeliano ha dato il via alle operazioni per lo sgombero forzato dell'avamposto ebraico illegale di Amona, costruito su terreni palestinesi privati in Cisgiordania, nei pressi dell'insediamento di Ofra, a non molta distanza da Gerusalemme. Nell'insediamento vivono circa 40 famiglie di coloni, formate da circa 300 persone.

Centinaia tra militari e guardie di frontiera israeliani sono intervenuti per procedere all'evacuazione dell'area, dichiarata zona militare chiusa. Lo sgombero è stato decretato da una sentenza della Corte Suprema di Gerusalemme del 2014, cui è seguita una lunga contesa legale con il Governo, che ha poi raggiunto un accordo per ricollocare le famiglie in altri terreni nella stessa zona, ancora da individuare. La Corte ha revocato proprio oggi il piano di trasferimento, accogliendo a maggioranza il ricorso della ONG Yesh Din, che agisce in rappresentanza dei palestinesi che rivendicano la proprietà dei terreni.

L'esercito ha ammonito i manifestanti, avvertendo che se non fossero andati via pacificamente, sarebbero stati rimossi con la forza. Ciononostante, con l'aiuto di alcune centinaia di giovani ebrei giunti nella notte da altri insediamenti ebraici per dare loro man forte, una parte dei residenti nel piccolo centro ha però opposto resistenza.

Secondo i media locali, i manifestanti hanno presidiato la zona, lanciando pietre contro le forze di sicurezza, dando fuoco a degli pneumatici e alzando barricate nei punti di ingresso per impedire l'esecuzione dell'ordine di sgombero, che è comunque avvenuto nonostante la resistenza dei residenti, molti dei quali sono stati portati via a forza. Secondo la polizia, soltanto la sinagoga è rimasta occupata: al suo interno sono asserragliati dozzine di residenti che rifiutano di lasciare il luogo.

La polizia israeliana ha reso noto che nei tafferugli con i manifestanti sono stati leggermente feriti 24 agenti. Si tratta di contusioni e di irritazioni agli occhi provocati da liquidi urticanti gettati contro le forze dell'ordine. Sarebbe stati effettuati alcuni fermi. 13 le persone arrestate e 800 i giovani manifestanti allontanati. 


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Gerusalemme: la risoluzione Unesco sui luoghi santi che indigna Israele

L'Organizzazione Onu misconosce il carattere anche ebraico dei simboli religiosi della città vecchia. Scatenando la reazione di Netanyahu

Conferenza sul Medio Oriente: ha senso senza Israele?

Va in scena a Parigi un tentativo di mediare la pace in Medio Oriente, ma senza Tel Aviv. Il j'accuse del colonnello israeliano Lerman

Perché Hamas e Al Fatah vogliono fare la pace

Dopo dieci anni di guerra interna, Abu Mazen e Khaled Meshal siglano a Mosca un patto per la formazione di un governo di unità nazionale

Commenti