Redazione

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Alla periferia di Shenzhen, nel sud-est della Cina, continua la ricerca delle 76 persone ancora disperse dopo la frana che la mattina del 20 dicembre scorso, intorno alle 11:40 ora locale, ha travolto 33 edifici. Provocata dal crollo di una montagna di fango e detriti industriali, nell'area industriale di Hengtaiyu: 20.000 metri quadrati . Il precedente bilancio dei dispersi ne contava 91: 8 di loro sono stati rintracciati e altri 7 sono stati estratti vivi da sotto le macerie, secondo il vicesindaco Liu Qingsheng. Altre novecento sono state evacuate nelle prime ore dopo la frana.

Una lotta contro il tempo
I soccorritori impegnati sul luogo della tragedia hanno trovato stamane la prima vittima. Oltre 4.000 di loro si sono aggiunti alle squadre già presenti sul posto nel tentativo di salvare il maggiore numerando di vite umane.  I soccorritori utilizzano scavatrici, droni e sensori per la ricerca delle persone scomparse in quella che il Ministero della Difesa cinese definisce una "lotta contro il tempo" per ritrovare sopravvissuti.

Le responsabilità
Si cercano intanto i primi colpevoli della tragedia. Secondo il sito web del quotidiano South China Morning Post la chiusura e la modernizzazione del deposito erano state decise dalle autorità di Shenzhen in luglio, ma tale ordine sarebbe stato ignorato dai responsabili. Il deposito di rifiuti, chiamato Honghao Construction Waste Damp, si trovava alle spalle degli edifici travolti: era stato giudicato pericoloso dagli ispettori municipali, che avevano segnalato la circostanza alle autorità competenti.

Nelle scorse ore, la polizia ha fatto irruzione negli uffici del gruppo che gestisce il sito, la Shenzhen Yixianglong Investment Development, che non era in regola con la licenza per operare. Il diritto a gestire la zona era stato ottenuto nel 2013 da un gruppo, la Luwei Property Mangement di Shenzhen, che lo avrebbe però ceduto alla Yixianglong, per 750mila yuan, poco più di 115mila dollari al cambio attuale. 

I precedenti 
Nella giornata di domenica, il primo ministro cinese, Li Keqiang, aveva chiesto indagini ufficiali per accertare le responsabilità dell'accaduto. La tragedia di Shenzhen riapre il capitolo spinoso per il governo cinese della sicurezza sul lavoro, a distanza di quattro mesi da un altro grande disastro industriale, quello delle esplosioni al porto di Tianjin in cui sono morte almeno 170 persone e che ha provocato danni per milioni di yuan nell'area circostante. Le indagini successive al disastro hanno portato al licenziamento del responsabile nazionale per la sicurezza sul lavoro, Yang Dongliang, e alla sua successiva espulsione dal Partito Comunista Cinese con l'accusa di corruzione. Licenziato anche il presidente del porto di Tianjin, Zheng Qingyue, con l'accusa di inadempienze. 

Almeno quattro grandi disastri causati da errori umani sono avvenuti in Cina nel corso del 2015: oltre alla frana di Shenzhen e alle esplosioni di Tianjin, nel giugno scorso oltre quattrocento persone erano morte per l'affondamento di una nave da turismo sul fiume Yangtze, mentre altre 36 persone erano morte proprio nella notte di Capodanno 2015 a Shanghai schiacciate dalla calca.

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