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Esteri

Cina: il premier Li Keqiang pagherà per tutti?

Potrebbe essere sacrificato per salvare la leadership del presidente Xi Jinping, che userà anche il nazionalismo per puntellare il regime in difficoltà

Il secondo - fragoroso - crollo della Borsa in poco più di un mese non poteva venire in un momento peggiore per il gruppo dirigente cinese, la cui credibilità è stata fortemente intaccata dalla gestione dell'esplosione di Tianjin nella quale, il 12 agosto scorso, hanno perso la vita più di cento persone.

I social network "allarmisti"
Favori ai "soliti raccomandati" - figli, fratelli altri parenti dei dirigenti politici - e una totale mancanza di attenzione per il "bene comune": sono le accuse che circolano sui social network cinesi, nonostante le intimidazioni che hanno visto la chiusura forzata di oltre cinquanta siti accusati di "allarmismo".

Ad aggravare la situazione c'è stato il ritardo di quattro giorni con il quale il premier Li Keqiang si è presentato sul luogo del disastro.

Una pessima figura se si fa il paragone col suo predecessore "nonno" Wen Jiabao, che in casi simili si precipitava a confortare le vittime e coordinare i soccorsi nel giro di poche ore.

Il responsabile dell'economia
La cosa grave, per il sessantenne premier, è che nel sistema cinese è lui, il capo del governo, il responsabile dell'economia.

"Potrebbe essere proprio Li Keqiang a pagare per la crisi della Borsa", sostiene Willy Lam, professore alla Hong Kong Chinese University e autore del libro Chinese Politics in the Era of Xi Jinping.

Lui è il responsabile dell'economia e sarebbe il capro espiatorio perfetto, sostiene Lam.

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Un'altra ipotesi prevede che Li resti nominalmente capo del governo ma la responsabilità della gestione dell'economia venga trasferita a Zhang Gaoli, un altro membro del potente Comitato dell'Ufficio Politico (Cpup) più in sintonia col numero uno, Xi Jinping.

A quel punto, secondo Lam, Li Keqiang verrebbe sostituito nel corso del deiciannovesimo congresso del partito, previsto per il 2017.

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"Le misure prese per fronteggiare la crisi della Borsa di luglio non hanno funzionato, e questa è considerata una responsabilità di Li", sottolinea il professore.

Tra le due crisi c'è stata la svalutazione dello yuan.
Si tratta di una misura che potrebbe favorire l'ingresso dello yuan nel "paniere" di valute usate per determinare il valore dei Diritti Speciali di Prelievo emessi dal Fondo Monetario Internazionale, un risultato di prestigio per la Cina.

Il potere d'acquisto della classe media
Il lato negativo è che colpisce il potere d'acquisto della classe media cinese, già fortemente provato dalla crisi della Borsa e dal rallentamento della crescita economica.

Per ora nessuno mette in discussione "re" Xi Jinping anche se negli ultimi mesi una serie di articoli pubblicati da alcuni dei principali media del Partito, tra cui il Quotidiano del Popolo, hanno denunciato le resistenze "molto più forti del previsto", alla politica di cambiamenti predicata dal presidente e segretario generale.

Nazionalismo
"Non gli resta che giocare la carta del nazionalismo", afferma Willy Lam.

Una prima occasione, per Xi Jinping, sarà la parata militare che si svolgerà a Pechino il 3 settembre per celebrare la vittoria "contro l'aggressione giapponese" nella Seconda Guerra Mondiale.

Il ministero degli esteri di Pechino ha annunciato oggi che trenta paesi invieranno alti dirigenti politici a rappresentarli. Tra questi hanno assicurato la loro presenza il presidente russo Vladimir Putin e la sudcoreana Park Geun-hye.

(Ansa)

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