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Moriva 40 anni fa a Pechino, poco dopo la mezzanotte tra il 9 e il 10 settembre 1976, il leader della Cina comunista, Mao Zedong. Il culto della personalità del "Presidente", rafforzato durante la sua "Rivoluzione culturale" - lanciata nel 1966 e dichiarata chiusa dallo stesso "Grande Timoniere" nell'aprile del 1969 - è ancora vivo e vegeto nella Cina contemporanea, benché le autorità si limitano in queste ore a ricordarlo in sordina, non prevedendo celebrazioni pubbliche. 

Negli ultimi giorni, scrive il quotidiano cinese Global Times, noto per i toni nazionalistici dei suoi editoriali, il numero di visitatori che hanno reso omaggio alla salma di Mao nel mausoleo al centro di piazza Tian'anmen, a Pechino: molti di loro tra i trenta e i cinquanta anni, un segnale che il mito di Mao esiste anche tra le nuove generazioni, che non hanno vissuto gli eccidi della terribile dittatura comunista. 

Come ci raccontano queste scatti del fotografo How Hwee Young, il centro del culto di Mao è Shaoshan, la sua città natale, meta principale del cosiddetto "turismo rosso", visitata nel 2015 da circa 17 milioni di persone. Per le strade della piccola cittadina, situata nella provincia dello Hunan, dove il dittatore è tuttora considerato alla stregua di una divinità, ci si imbatte in statue gigantesche che ne riproducono la figura e sono oggetto di devozione. In particolare, una piazza centrale ne ospita una gigantesca di bronzo alta 4 metri, di fronte a cui vengono deposte abitualmente corone di fiori.

I turisti fanno la fila per visitare la casa dove Mao è nato (nel 1893) e ha vissuto per 16 anni, un museo che espone i suoi averi o la "grotta-bunker" dove avrebbe immaginato la "rivoluzione culturale". Un grande teatro all'aperto ripropone quotidianamente, sempre col tutto esaurito, uno spettacolo chiamato "Mao Zedong viene dalla Cina", basato sulla biografia del dittatore. Grandi successi di vendite hanno i numerosi negozi che vendono statue e busti del "grande eroe", oltre che souvenir e memorabilia varie della rivoluzione, dagli abiti d'epoca ai soprammobili.

Nessun riferimento, tra i ricordi e le ricostruzione idilliache proposte ai visitatori di Shaoshan, ai barbari orrori che diedero forma alla "rivoluzione culturale", con milioni di intellettuali perseguitati, torturati o uccisi, alle purghe, alle decine di milioni di morti per fame a causa della carestia originata dal piano economico e sociale conosciuto come "Grande balzo in avanti" (1958-1960). 

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