Esteri

Chi sono gli estremisti ebrei che minacciano Israele

L'incendio doloso che ha provocato la morte di un'intera famiglia palestinese è solo l'ultimo episodio di un clima sempre più irrespirabile

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Yshai Shlissel, l'uomo che avrebbe accoltellato alcuni attivisti del Gay Pride di Gerusalemme – Credits: ANSA FOTO

Non c'è un'unica organizzazione che muove i fili di tutte le azioni terroristiche che in queste ultime settimane hanno nuovamente colpito al cuore lo Stato di Israele. Ma c'è  un filo rosso che unisce, forse, gli episodi accaduti a luglio e ad agosto, che hanno visto come protagonisti militanti israeliano accecati da un odio razziale profondo contro i diversi e la comunità araba. La morte del piccolo bambino palestinese di tre anni nel villaggio di Duma (Nablus) a seguito di un incendio doloso appiccato da una banda di coloni, cui sono seguiti la morte del padre Reham Dawabsheh e, oggi, anche della madre; l'assalto al Gay Pride di Gerusalemme per mano di un fondamentalista israeliano che era già stato autore di un'analoga aggressione nel 2005 e, anche, quell'insulto («Maometto è un maiale!») rivolto a favore di telecamera nei confronti di un gruppo di donne arabe raccolte attorno alla Moschea Al Aqsa a Gerusalemme, sono solo spie di un clima irrespirabile, simboli di una radicalizzazione, politica e religiosa, che ha conquistato ormai - come è accaduto sul fronte palestinese - fasce sempre più larghe del popolo israeliano, mettendo in discussioni le stesse basi laiche e democratiche di Israele.

Muore anche la mamma del bimbo palestinese ucciso nel rogo di luglio Gerusalemme, tragedia al Gay Pride - Foto
Non sono pochi, gli Haredim antisionisti. Costituiscono, secondo le statistiche ufficiali, un po' meno di un milione di persone su una popolazione di oltre cinque milioni di abitanti


HAREDIM
Gli Haredim
in ebraico significa «coloro che tremano davanti alla parola di Dio». Stanno a indicare quella vasta galassia di gruppi religiosi che formano il cosiddetto fondamentalismo ebraico,  che considerano lo stesso Stato d'Israele una eresia peccaminosa e il sionismo una bestemmia nei confronti di Javeh. Analogamente ai talebani, che danno un'interpretazione letterale del Corano
, gli Haredim mettono la Torah come guida suprema ed assoluta della loro vita.

Benché siano divisi al proprio interno, odiano la democrazia, il Cristianesimo, l'Islam e vorrebbero obbligare tutti gli israeliani a seguire le leggi delle Scritture promulgate da Mosè sul monte Sinai nell’anno 2448 del calendario ebraico. Generalmente vivono in comunità chiuse, educano i loro figli secondo i precetti della Torah, non si mischiano né con gli arabi, né con gli israeliani laici, che considerano eretici e bestemmiatori.

Sono ramificati anche in sette chassidiche, dagli ashkenaziti lituani ai sefarditi orientali, rifiutano di partecipare ai censimenti, sono esentati dal prestare il servizio militare di tre anni per gli uomini e due anni per le donne che è obbligatorio per tutti gli altri giovani israeliani, hanno al loro interno un tasso di natalità elevatissima (una media di circa 6-7 figli a famiglia), arrivando al 6% annuo e raddoppiando la popolazione ogni 20 anni. Non sono pochi, gli Haredim antisionisti.

Costituiscono, secondo le statistiche ufficiali, oltre un milione di persone su una popolazione di sette milioni di abitanti. Benché non partecipino direttamente alla vita politica dello Stato, il loro peso politico è destinato a crescere nei prossimi anni, anche a causa delle scellerate politiche di colonizzazione favorite dai governi che si sono succeduti negli ultimi decenni. 

I DATLIM
Gli ultraortodossi si dividono in due grandi gruppi, in realtà, in lotta tra loro. Se il primo gruppo  è costituito dagli Haredim, che rigettano il sionismo (benché usufruiscano di una serie senza eguali di agevolazioni), il secondo gruppo è costituito dai datlim, cioè coloro che invece vedono nello Stato d'Israele l'unico luogo adatto per attendere il Messia. È vero che entrambi questi gruppi odiano l'Israele laico e democratico, ma i datlim non solo hanno un notevole peso all'interno dell'esercito ma sono ben rappresentati anche nella Knesset (il parlamento israeliano). A differenza degli Haredim - i più ortodossi e rigidi nell'applicazione dei precetti di Dio - essi possono essere definiti sionisti religiosi o ortodossi moderni. Benché disprezzino tutte le manifestazioni secolari, e si siano resi protagonisti di numerose azioni odiose ai danni della comunità araba, non ambiscono a vivere in un ambiente separato. La professione o il loro modo di vestire è uguale a quello di qualsiasi israeliano non religioso (eccetto il fatto che indossano la kippah) e - a differenza degli Haredim - alle ragazze sono offerte le stesse opportunità d'istruzione.

IL PESO DEGLI ULTRAORTODOSSI
Tra pochi mesi cade il ventennale dell'omicidio di Rabin per mano di un estremista ebraico, mai pentito. Il ruolo che le componenti radicali assumeranno all'interno di Israele nei prossimi decenni è probabilmente destinato a crescere e rischia, secondo gli analisti, di mettere in crisi le basi laiche e democratiche su cui è stato costruito lo Stato. Il guaio per lo Stato ebraico è che  larghi segmenti della popolazione sono convinti che lo Stato e le sue leggi non hanno valore e che è possibile farsi giustizia da sé. Una convinzione che talvolta ha contribuito a diffondere lo stesso Stato israeliano, dimostrandosi totalmente incapace di far rispettare la legge e rafforzare la sua presenza in alcune zone, come tra i beduini del Negev, tra gli arabi della Galilea impegnati in attività criminali e tra le comunità di ebrei ultraortodossi. È anche questa la spia di un preoccupante fallimento della democrazia israeliana.

 



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