Chiara Degl'Innocenti

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Chi sono i più poveri del mondo? Da quest’anno hanno un nome e un volto grazie alla classifica stilata dall’Ong australiana Fund for Peace che racconta la vita di estrema miseria causata da guerre, persecuzioni sociali, etniche o religiose, ma anche da cambiamenti climatici o semplice sfortuna alla nascita di 100 persone. Solo 100 prese come simbolo tra oltre 800 milioni di indigenti stimati dalle Nazioni Unite.

Si chiamano Mercy, Elisabeth o Nickson. Stanno in cima alla lista dei 100 meno abbienti e sono gli anti Bill Gates, Warren Buffett e Jeff Bezos. Ovviamente compongono un elenco provocatorio, seppur le loro storie siano vere, che si contrappone alla lista di super personaggi proposti da Forbes ogni anno come i più ricchi.

Per arrivare a completare la classifica dei “100 bottom” ci sono voluti due anni in cui, gli attivisti che si sono occupati della ricerca, sono andati a caccia dei più poveri raccogliendo, in giro per i 23 paesi di cinque continenti, informazioni sulla vita di questa gente e scattando foto toccanti. “Storie di sofferenza e di conflitti, ma anche di coraggio, perseveranza e resilienza”, scrivono gli attivisti della Ong.

Come quella di Mustaryia Jamal, nata 22 anni fa nel campo profugo di Kamuna, in Kenya. La giovane vuole andare all’università, dopo aver terminato nel campo 12 anni di studi previsti, e diventare modella viaggiando tra l’Australia e gli Stati Uniti.

Poi c’è Mercy, la ragazza che a 13 anni doveva andare in sposa a uno zio ma che rifiutandosi di farlo, la famiglia l’ha consegnata all’uomo che l’ha violentata. Fuggita in Uganda, finita in prigione, poi tornata a Juba, ha trovato rifugio in un campo profughi dove studia ma dal quale vorrebbe fuggire per diventare avvocato dei diritti umani.

Elizabeth è nata 17 anni fa nel campo profughi di Kakuma, Etiopia, e ha vissuto tutta la sua vita senza mai lasciare i confini del campo. I suoi genitori sono sfuggiti alla persecuzione del governo ma da allora anche loro vivono in quel luogo che raccoglie 180 mila altri residenti.
Anche Jeanette è stata violentata. Lei aveva 16 anni e stava camminando al di fuori dalla suo piccolo villaggio nel Congo. Ha taciuto l’accaduto fin a quando ha potuto mantenere il segreto, fin quando la sua gravidanza ha iniziato a mostrarsi. Cacciata di casa dalla sua famiglia ha cercato rifugio in un grande campo per sopravvivere. Da due anni lavora come bambinaia guadagnando 1 dollaro il giorno che le serve per aiutare la figlia. La sua speranza? La libertà per la sua bambina.

Tra i tanti c’è Nickson, un povero cieco che vive in un campo in Kenya. Non ha diritto a registrarsi come profugo e passa la giornata a mendicare tra gli scarti di cibo per riuscire a far almeno mangiare la sua famiglia composta da cinque persone.

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