Esteri

Chi ha effettuato l'accesso alla mail personale di Regeni?

Qualcuno ha effettuato dall'Egitto un accesso alla mail del giovane. Chi, se Il Cairo ha sempre negato di essere entrato nel profilo google di Giulio?

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Un momento del sit-in davanti all'ambasciata egiziana a Roma per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni – Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Tre mesi dopo la scomparsa di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso al Cairo il 25 gennaio scorso e ritrovato cadavere il 3 febbraio con evidenti segni di tortura su tutto il corpo, qualcuno ha effettuato dall'Egitto un accesso all'indirizzo mail personale del giovane. L'accesso è stato probabilmente effettuato da un dispositivo mobile oppure dallo stesso cellulare mai più ritrovato di Regeni. Gli investigatori italiani, coordinati dal procuratore Pignatone, hanno prontamente chiesto a Google di ottenere l'identificazione dell'Ip da cui è stato effettuato quell'accesso che i magistrati hanno scoperto dall'analisi del computer di Giulio. Sperano di poter ottenere qualche informazioni nelle prossime ore. 

Gli egiziani hanno sempre detto di non essere mai riusciti a entrare nel profilo Google di Giulio. Lo hanno fatto, quindi, altri: ma chi? Qualcuno che conosceva le password? Oppure, come ipotizzano i nostri investigatori, qualcuno che aveva in mano il suo cellulare sparito dove la password era memorizzata?

A Google gli uomini di Pignatone, che hanno lamentato la scarsa collaborazione degli investigatori egizianio incaricati del caso, hanno chiesto anche se per caso chi ha effettuato l'accesso ha anche fatto ricerche, visibili dalla cronologia. E se risulta qualche altro elemento dal quale desumere  informazioni sulle ultime settimane di vita di Giulio. Al momento, grazie all'analisi dei tabulati, sappiamo solo che alle 19.59 il telefonino di Giulio aggancia la rete del metrò della stazione di Dokki, a pochi metri da casa, diretto verso piazza Tahrir dove lo aspettava l'amico Gennaro. Secondo la Reuters sarebbe stato arrestato in questa zona, ipotesi però quella dell'arresto seccamente smentita dal governo egiziano. 

Sul rapporto tra il regime di Al Sisi e la stampa c'è da registrare un incidente accaduto ieri e provocato dal ministero degli interni egiziani che ha diffuso, per errore, una mail interna nella quale veniva segnalato "un obbligo di non pubblicazione" da parte del procuratore generale egiziano di tutti gli sviluppi delle indagini nel caso del dottorando. In un altro documento diffuso per errore, il ministero ammette anche il piano contro i media, sfociato domenica sera nell'arresto di due giornalisti. Dal governo chiedono una "controffensiva mediatica" in modo da "incastrare" la direzione del sindacato dei giornalisti, a partire dal presidente del sindacato indpendente, Yehia Qalash, con cui Regeni era in contatto.


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