Hasna Aitboulahcen, 26 anni, la kamikaze francese che si è fatta esplodere durante il blitz della polizia a Saint-Denis e cugina di Abdelhamid Abaaoud (ritenuto la "mente" degli attacchi di Parigi) era oggetto di intercettazioni, ed è proprio grazie a queste che gli inquirenti sono riusciti ad individuarla e a condurre l'operazione che ha portato ieri all'arresto di otto persone. Non era mai stata in Siria - riferisce la stampa francese - ma si era offerta per fare degli attentati in Francia.

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Bionda con i capelli lunghi

La procura non si sbilancia e non commenta, limitandosi a dire che stanno lavorando per identificare la donna. Secondo Lofti, 50 anni, un testimone del blitz di ieri citato da Le Parisien, "ho sentito i poliziotti che parlavano di una donna bionda con i capelli lunghi. Credo si trattasse della kamikaze". Il quotidiano della capitale titola online che "si è trattato di una prima in Francia", e ricostruisce così il suicidio della jihadista bionda. "Le hanno detto di non abbassare le braccia - racconta il testimone - e di alzare le mani e dopo c'è stata un'esplosione fortissima. Penso sia successo quando ha azionato la sua bomba. Era veramente un'esplosione fortissima. Molti vetri della strada sono andati in frantumi. A quel momento si è iniziato a sparare, senza smettere".

La vita precedente
Nata a Creutzwald, un paese di 13 mila abitanti nella regione della Lorena, Hasna aveva 26 anni. In paese tornava raramente e soprattutto per far visita al padre, che secondo la stampa francese in questo periodo è rientrato in Marocco, suo paese di origine. Lei abitava con la madre a Parigi e fino al 2012 ha lavorato come impiegata in una ditta di costruzioni a Epinay sur Seine. Chi la ricorda dice che era una ragazza normale, estroversa, e che beveva alcol senza troppi problemi. Gli amici l'avevano soprannominata "la ragazza del cowboy", perché indossava sempre un cappello a larghe tese, modello western.
Secondo Républicain Lorrain l'ultima volta che il nome di Hasna compare in un atto pubblico è il 15 maggio 2013, quando secondo un documento registrato al tribunale di Bobigny, è stata nominata direttore di Beko costruzioni, una società con sede a  Clichy-sous-Bois che però risulta inattiva.

Le donne kamikaze

Il fatto che la donna si sia fatta esplodere, anche se non in un attentato "mirato" ha sorpreso molti. Gli uomini del "califfo" al Baghdadi ritengono infatti le donne inadeguate per l'azione. Nelle fila dei terroristi palestinesi, o di quelli di al Qaida in Iraq o Afghanistan, o ancora tra quelle del Pkk turco, di Boko Haram in Nigeria, piuttosto che in quelle dei ceceni - dove sono tristemente famose come 'le vedove nere' dopo l'assalto nel teatro Dubrovka di Mosca - le attentatrici suicide non sono certo una rarità, ormai da decenni. La prima volta che una donna europea si è fatta saltare in aria risale invece al 2005: si chiamava Muriel Degauque, di Charleroi, in Belgio, 38 anni, convertita all'Islam. Degauque azionò però la sua cintura esplosiva in Iraq, a Baghdad, riuscendo ad uccidere soltanto se stessa e un soldato americano del convoglio che aveva preso di mira. E non militava certo tra le fila dell'Isis, che ancora era lungi dall'essere fondato.

Recrutatrici o spose

In ogni caso, lo Stato islamico, sin dalla sua nascita, ha utilizzato le donne soprattutto come "reclutatrici", per attirare attraverso il web potenziali combattenti in occidente, o possibili "spose" per i mujaheddin. Difficile dire ora se il caso di Parigi possa segnare un cambio di strategia o indicare una maggiore autonomia da parte di una cellula europea. Di certo però rende ancora più vasta la minaccia jihadista nel Vecchio Continente, poiché di fatto aumenta il "serbatoio" dei possibili attentatori kamikaze.

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