Per Lookout news

Lunedì 19 settembre, quasi quarantotto ore dopo l’attentato dinamitardo che ha provocato il ferimento di 29 persone a Chelsea, sobborgo di Manhattan a New York, la polizia ha arrestato nel New Jersey il ventottenne Ahmad Khan Rahami, un giovane nato in Afghanistan naturalizzato americano dopo che la sua famiglia era immigrata – regolarmente – negli Stati Uniti.

Rahami era attivamente ricercato da 24 ore, dopo che le immagini delle telecamere di sorveglianza avevano consentito alla polizia di identificarlo mentre collocava sul posto dell’attentato l’ordigno esplosivo e dopo che la sua impronta digitale era stata rinvenuta su un telefono cellulare collegato a una delle cinque pentole a pressione riempite di tannerite (un esplosivo commerciale in libera vendita, ndr) e di chiodi abbandonate in un pacco nella stazione ferroviaria di Elizabeth, nel New Jersey, dove una sesta pentola era esplosa senza causare vittime.

 Rahami è stato bloccato a Linden, nel New Jersey, dopo uno scontro a fuoco con la polizia, a seguito della segnalazione di un negoziante che lo riconosciuto grazie agli identikit diffusi dalle autorità. A Rahami è attribuita anche l’esplosione, senza vittime, verificatasi sulla spiaggia del New Jersey nella giornata del 17 settembre, a poche ore dall’attentato di New York.

 Nel giro di due giorni, quello che i media di tutto il mondo avevano definito un “attacco all’America”, si sta dimostrando il gesto di un isolato “lupo solitario” che probabilmente ha agito senza complici. La polizia, dopo la sua identificazione, ha fermato due giovani suoi parenti e tre amici, ma sembra al momento che non siano implicati negli attentati.

 


BOMBE A NEW YORK E IN NEW JERSEY: ULTIMI AGGIORNAMENTI

 

 La storia di Rahami e della sua famiglia
Ahmad Kahn Rahami viveva a Elizabeth in un appartamento sopra il ristorante specializzato nella preparazione di pollo fritto di proprietà di suo padre, nel quale egli lavorava insieme ai suoi fratelli. La cornice familiare è quella classica. Una famiglia di immigrati che grazie al duro lavoro di tutti i suoi componenti realizza l’american dream e raggiunge livelli di benessere impensabili rispetto a quelli che avrebbe avuto nel Paese di origine. Leggendo le interviste rilasciate ai media americani dai suoi amici, si capisce che Rahami fino a quando ha frequentato le scuole superiori non ha dato cenni di particolare attaccamento alle fede islamica. Solo negli ultimi anni ha iniziato a mostrare interesse negli insegnamenti del Corano, un interesse che potrebbe essere cresciuto fino a diventare militanza jihadista dopo alcuni soggiorni in Afghanistan e in Pakistan, l’ultimo dei quali della durata di un anno, tra il 2013 e il 2014, potrebbe averlo avvicinato al circuito delle madrasse, le scuole islamiche nelle quali si sono formati i Talebani.

 Secondo i vicini di casa, tutta la famiglia Rahami era “arrabbiata”, nel senso che mostrava, nonostante il benessere conquistato con il proprio lavoro, una progressiva disaffezione per il modo di vivere americano. “Erano degli emarginati” ha riferito al Washington Post il barbiere proprietario di un salone vicino al ristorante della famiglia Rahami. Da tre o quattro anni, ha aggiunto, i Rahami avevano abbandonato i vestiti di foggia occidentale e ripreso a indossare quelli della tradizione afghana. Negli archivi della polizia locale figurano molte denunce del padre di Ahmad contro le forze dell’ordine accusate di “persecuzione” nei confronti della sua famiglia e della sua attività. In realtà i poliziotti parlano di alcune multe per disturbo della quiete pubblica nel corso di banchetti organizzati nel ristorante dei Rahami in occasione di festività musulmane e di violazione sulle norme degli orari di chiusura del locale.

 Se le indagini dei prossimi giorni confermeranno che Ahmad Khan Rahami non è collegato ad alcuna centrale del terrorismo internazionale (ISIS, sempre pronto ad appropriarsi del copyright di tutti gli attentati islamisti nel mondo, finora si è ben guardato dal rivendicare l’attentato di New York), questi potrà essere definito come un classico “lupo solitario” anarcoide che grazie a internet – dove si possono trovare dettagliate istruzioni su come compiere attacchi – e a contatti saltuari con centri di predicazione islamica si radicalizza fino al punto di colpire in totale autonomia la società in cui vive e della quale non riconosce i valori.

 Rahami era difficilissimo da identificare prima delle azioni che ha compiuto. Grazie alle permissive leggi americane sull’acquisto di armi ed esplosivi, non è dovuto ricorrere al mercato clandestino come i suoi sodali europei, rischiando di essere tradito da qualche informatore della polizia. Ha comprato la tannerite in un negozio, mentre la pistola con la quale ha ferito all’atto del suo arresto due agenti di polizia era stata regolarmente acquistata e denunciata.

 Un attacco all’american way of life
Stando alle informazioni finora disponibili, quello di Chelsea non è stato dunque un attacco all’America, ma piuttosto un attacco all’american way of life (il modo di vivere americano), inteso come un insieme di regole e di consuetudini sociali che alcuni cittadini di fede islamica, grazie alla propaganda estremista, trovano intollerabili al punto di reagire con atti di terrorismo che, per il loro carattere spontaneista e nichilista, ricordano più gli anarchici europei che i “guerrieri di Allah”.

 L’attentato compiuto da Ahmed Rahami ha ulteriormente inasprito i toni della campagna presidenziale. Hillary Clinton ha dichiarato che la “retorica anti musulmana del suo avversario fornisce aiuto e conforto allo Stato Islamico”, mentre Donald Trump ha replicato che “gli attuali sforzi anti terrorismo sono insufficienti […] e la colpa è di Obama e della Clinton che è stata sua segretario di stato”. L’azione di un terrorista isolato, e quelle che forse verranno in futuro per spinta emulativa, peseranno forse in materia decisiva quando il prossimo 8 novembre gli elettori americani dovranno scegliere il nuovo inquilino della Casa Bianca.

 
© Riproduzione Riservata

Commenti