Ci sono persone che vivono la propria vita come fossero sul palcoscenico, al centro della pista di un circo o, meglio, davanti alla telecamera. Amano la senzazione dei riflettori puntati addosso e quindi fanno delle proprie idee (e scelte) il mezzo per recitare ruoli provocatori, grotteschi, sempre ai limiti. 

Uno di questi personaggi è Milo Yiannopoulos, sostenitore accanito di Donald Trump, che è finito al centro di una bufera mediatica, e non solo, per aver difeso la pedofilia in un video pubblicato in rete. 

"Non è una cosa in bianco e nero" ha detto Yiannopoulos in riferimento alle relazioni tra ragazzi giovani e uomini adulti. Questi rapporti "possono essere esperienze estremamente positive". Inoltre "la pedofilia non è un'attrazione per un tredicenne, sessualmente maturo. La pedofilia è un'attrazione per bambini che non hanno raggiunto la pubertà".

Frasi di fuoco che non si dimenticano. Essendo caporedattore del sito di destra Breitbart News, comunque la si pensi politicamente, per mestiere Yiannopoulos lavora con le parole. E questo è un fatto, un'aggravante. Lui sa che le parole hanno un peso e che una volta dette o scritte non si cancellano mai. Ma da "artista" consumato si è calato nuovamente nel ruolo del provocatore recitando bene la sua parte.

E questo lo ha capito anche l'editore Simon & Schuster che non ha accettato la sua dichiarazione choc sulle relazioni e ha cancellato la pubblicazione della sua autobiografia dopo che è comparso il video in cui l'ideologo dell' "alt-right" difendeva i rapporti tra adulti e ragazzini.

"Dopo un attento esame, Simon & Schuster e la sua divisione Threshold Editions hanno cancellato la pubblicazione di "Dangerous" di Milo Yiannopoulos" si legge in una nota dell'editore, che avrebbe già sborsato 250mila dollari per il libro perché puntava proprio sul personaggio. Ma non sullo scandalo.

Ma chi è Milo Yiannopoulos? Un 33enne nato ad Atene e cresciuto nel Kent, in Inghilterra, (da padre greco e madre inglese) che non è nuovo a queste sparate. Noto alle cronache come sessista, razzista, ultraconservatore, trumpiano vicino a Steve Bannon, l'attuale capo stratega del presidente Usa, è diventato in pochi anni una celebrità sui social. Lo sanno bene i follower di Instagram che, durante la campagna elettorale di Trump, leggevano i suoi messaggi in cui chiamava "papà" il quasi presidente.

E conoscono in modo approfondito la sua storia coloro che lo seguivano su Twitter da cui però è stato bandito a vita per aver in passato incitato a insultare l'attrice afroamericana di Ghostbuster, Leslie Jones.

Ora la provocazione, l'eccesso è andato oltre e niente è valso a rimediare ciò che stato detto. In un video comparso per qualche ora sulla sua pagina Facebook, il giovane giornalista ha replicato alle accuse sostenendo che "nulla può essere più lontano della verità" poiché trova questi crimini "assolutamente disgustosi" e le persone che approfittano dei minorenni "assolutamente disgustose". Non un accenno di smentita alle frasi riportate nelle registrazioni, però che secondo lui, sarebbero state manipolate ed estrapolare fuori dal contesto.

"Ne ho passate di peggio, questo non mi sconfiggerà" ha dichiarato poi. Magari pensando che "la vita è bella" comunque. Anche se non è un film. 

© Riproduzione Riservata

Commenti