Esteri

Chi era Liu Xiaobo, Nobel per la Pace

A pochi giorni da primo anniversario dalla morte del dissidente la vedova Liu Xia ha lasciato la Cina

Liu Xiaobo

Luciano Lombardi

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Dal 2010, quando suo marito Liu Xiaobo dal carcere aveva ricevuto la notizia di essere stato insignito del premio Nobel per la pace, Liu Xia si trovava agli arresti domiciliari per motivi mai chiariti dal governo di Pechino, ma dopo la morte di Liu Xiaobo, il 13 luglio 2017, le condizioni di salute della donna, poetessa e attivista, erano andate peggiorando sia da un punto di vista fisico sia da un punto di vista emotivo.

Liu Xia ha lasciato la Cina

Stamane, però, la vedova ha finalmente potuto lasciare la Cina e ha raggiunto Berlino dove riceverà cure mediche adeguate.

Dopo che per due volte le era stata negata la possibilità di espatriare la svolta sarebbe arrivata grazie all'incontro avvenuto lunedì tra premier cinese Li Keqiang, in visita in Germania, e la cancelliera tedesca Angela Merkel che avrebbe caldamente auspicato l'arrivo della poetessa a Berlino.

La donna non si era mai ripresa dalla morte del marito scomparso pochi giorni dopo essere stato scarcerato a causa della sua malattia ormai in fase terminale.

Le porte della prigione si erano aperte dopo otto anni di detenzione concedendo a Liu Xiaobo, sessantunenne critico letterario, scrittore e docente, ma soprattutto dissidente cinese e premio Nobel per la Pace,  la libertà condizionale per motivi medici dopo che gli è stato diagnosticato un tumore terminale al fegato.

Chi era Liu Xiaobo

Invitato da Europa e Stati Uniti a passare i suoi ultimi giorni in Occidente sottoponendosi alle cure più avanzate, il governo cinese gli ha negato il permesso di espatriare affermando che l'uomo sarebbe troppo malato per lasciare il Paese. Un amico di Liu Xiaobo, attualmente in ospedale sotto custodia, ha tuttavia contestato l'affermazione in base a un video in cui le condizioni del dissidente vengono descritte come "accettabili".

Fu condannato nel 2009 a 11 anni di prigione per aver ideato lanciato Charta08, un manifesto per i diritti umani nel quale si chiedeva la democratizzazione del sistema politico del Paese. Divenne così il prigioniero politico più famoso della Cina.

Per realizzare il suo documento - diffuso nel 2008, l'anno delle Olimpiadi di Pechino, che definì "il grande show del governo comunista cinese - Liu Xiaobo si era ispirato a Charta 77, l'omologo dei dissidenti cecoslovacchi durante l’era sovietica.

La sedia vuota di Stoccolma

L'anno successivo vinse il premio Nobel per la pace, ma la sua sedia - alla consegna del premio - rimase vuota. Il riconoscimento mandò su tutte le furie il governo di Pechino, tanto che, all'epoca, il portavoce del ministero degli Esteri dichiarò che il Nobel era stato dato a un "criminale": il premio, aggiunse, costituisce una "mancanza di rispetto nei confronti del sistema giudiziario cinese".

L'attività politica dell'intellettuale cinese cominciò nel 1989, quando dagli Stati Uniti, dove viveva, tornò a Pechino per partecipare alle proteste di Tienanmen, durante le quali spinse gli studenti a ritirarsi per evitare che ci fossero altre vittime dopo il massacro che provocò la morte di migliaia di manifestanti.

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