Esteri

Chi è Liu Xiaobo, il Nobel cinese scarcerato

Il dissidente ha ottenuto la libertà condizionale perché malato terminale di tumore al fegato

Liu Xiaobo

Luciano Lombardi

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Dopo otto anni di detenzione, il sessantunenne critico letterario, scrittore e docente, ma soprattutto dissidente cinese e premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo ha ottenuto la libertà condizionale per motivi medici dopo che gli è stato diagnosticato un tumore terminale al fegato.


Invitato da Europa e Stati Uniti a passare i suoi ultimi giorni in Occidente sottoponendosi alle cure più avanzate, il governo cinese gli ha negato il permesso di espatriare affermando che l'uomo sarebbe troppo malato per lasciare il Paese. Un amico di Liu Xiaobo, attualmente in ospedale sotto custodia, ha tuttavia contestato l'affermazione in base a un video in cui le condizioni del dissidente vengono descritte come "accettabili".

Fu condannato nel 2009 a 11 anni di prigione per aver ideato lanciato Charta08, un manifesto per i diritti umani nel quale si chiedeva la democratizzazione del sistema politico del Paese. Divenne così il prigioniero politico più famoso della Cina.

Per realizzare il suo documento - diffuso nel 2008, l'anno delle Olimpiadi di Pechino, che definì "il grande show del governo comunista cinese - Liu Xiaobo si era ispirato a Charta 77, l'omologo dei dissidenti cecoslovacchi durante l’era sovietica.

La sedia vuota di Stoccolma

L'anno successivo vinse il premio Nobel per la pace, ma la sua sedia - alla consegna del premio - rimase vuota. Il riconoscimento mandò su tutte le furie il governo di Pechino, tanto che, all'epoca, il portavoce del ministero degli Esteri dichiarò che il Nobel era stato dato a un "criminale": il premio, aggiunse, costituisce una "mancanza di rispetto nei confronti del sistema giudiziario cinese".

L'attività politica dell'intellettuale cinese cominciò nel 1989, quando dagli Stati Uniti, dove viveva, tornò a Pechino per partecipare alle proteste di Tienanmen, durante le quali spinse gli studenti a ritirarsi per evitare che ci fossero altre vittime dopo il massacro che provocò la morte di migliaia di manifestanti.

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