Chi è Kaboré, il nuovo presidente del Burkina Faso

L’ex premier ha vinto le elezioni presidenziali del 29 novembre. Ma su di lui pesano i rapporti con l'ex presidente Compaoré

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Il nuovo presidente burkinabé Roch Marc Christian Kabore – Credits: ISSOUF SANOGO/AFP/Getty Images

L’ex primo ministro Roch Marc Christian Kaboré è il vincitore delle elezioni presidenziali che si sono tenute in Burkina Faso domenica 29 novembre, le prime dal colpo di stato che nell’ottobre del 2014 aveva deposto Blaise Compaoré.

 

(...) Kaboré, candidato del partito Movimento Popolare per il Progresso (MPP), si è aggiudicato la vittoria al primo turno con oltre il 53% dei consensi. Il suo rivale più accreditato alla vigilia, Zéphirin Diabré, candidato dell’Unione Popolare per il Cambiamento (UPC), non è andato oltre il 29%. I risultati per essere ufficiali dovranno adesso essere convalidati dal Consiglio Costituzionale. Ma l’ammissione della sconfitta da parte di Diabré di fatto certifica la vittoria di Kabore. (...)

 

I rapporti tra Kaboré e l’ex presidente Compaoré
La vittoria di “Roch” – così viene chiamato dai suoi elettori Kabore – assume un valore importante alla luce dell’alta affluenza registrata alle urne pari a circa il 60% dei 5,5 milioni di elettori del Burkina Faso. Inoltre, secondo gli osservatori non vi sarebbero stati né brogli né incidenti gravi.

 L’affermazione di Kabore rappresenta un momento cruciale per il futuro del Burkina Faso. È infatti la prima volta nella storia del Burkina Faso, dall’indipendenza dalla Francia nel 1960, che chi ottiene al potere lo ha fatto attraverso elezioni democratiche e non tramite un golpe militare.

Non è però senza ombre la figura del nuovo presidente del Burkina Faso. Kabore è infatti stato uno stretto collaboratore di Compaoré ricomprendo il ruolo di presidente dell’Assemblea Nazionale. I rapporti con Compaoré si era poi incrinati con la rottura definitiva all’inizio del 2014. Banchiere, cattolico praticante, durante la sua campagna elettorale ha promesso che varerà nuove misure contro la corruzione, per arginare la disoccupazione giovanile e migliorare l’istruzione e il sistema sanitario. I suoi detrattori lo accusano invece di essere un opportunista e di essere entrato in contrasto con Compaore nel momento in cui è iniziato ad apparire chiaro che i decenni al potere dell’ex presidente stavano per terminare.

 

La difficile transizione del Burkina Faso
Dopo il colpo di Stato che a fine ottobre del 2014 aveva allontanato dal potere l’ex presidente Blaise Compaoré e rimesso la guida del Paese nelle mani di un governo di transizione capitanato da Michel Kafando e Isaac Zida (rispettivamente presidente e primo ministro), le elezioni erano date ormai per vicine. Il primo turno di presidenziali e legislative era previsto per l’11 ottobre del 2015, sebbene la notizia andasse presa con tutti i dubbi del caso, vista l’esclusione del partito dell’ex presidente, il Congresso per la Democrazia e il Progresso (CDP), e le denunce di parzialità e di brogli elettorali.

Il corso politico relativamente pacifico intrapreso dalla “Terra degli Uomini Integri” – Burkina Faso nella lingua locale significa proprio questo – è naufragato però il 16 settembre del 2015 con l’arresto di Kafando e Zida da parte dei militari e il rovesciamento delle autorità della transizione burkinabè. Il 17 settembre il Consiglio Nazionale per la Democrazia, organismo composto dalla giunta militare golpista, ha preso il potere nominando alla presidenza il Generale Gilbert Diendéré.

 Ex capo del Reggimento per la Sicurezza Presidenziale, un corpo d’élite delle forze speciali dell’esercito burkinabè, e da sempre fedelissimo dell’ex presidente Compaoré, Diendéré aveva già preso parte al colpo di Stato che negli anni Ottanta aveva rimpiazzato Thomas Sankara con Compaoré. Con il tempo, è diventato uno degli uomini di maggior peso del Paese, sia grazie all’influenza della moglie Fatou Diendéré, vice-presidente del CDP (ex partito presidenziale), sia in ragione del peso che egli stesso aveva assunto nei reparti dell’intelligence nazionale, divenendo uno dei referenti privilegiati delle potenze occidentali.

 Una settimana dopo il golpe, il 23 settembre Michel Kafando ha recuperato le sue funzioni di presidente della transizione. Dopo serrati negoziati tra i ranghi militari e politici burkinabè, la mediazione africana e internazionale è riuscita a prevalere. A Kaboré adesso il compito di guidare il Paese.

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