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Chi è James Comey, il capo dell'FBI che dà filo da torcere a Clinton

Nominato da Barack Obama, vicino ai repubblicani, ha già lavorato a inchieste sulla famiglia della candidata democratica alla presidenza Usa

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Redazione

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Quando lo nominò nel 2013 a capo dell'Fbi, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama fece riferimento alla "statura" di James Comey, a quella fisica (è alto oltre due metri), per lodarne poi la morale in termini di "forte indipendenza e profonda integrità".

Oggi Comey è al centro di una delle bufere politiche più violente che si siano mai abbattute sulle elezioni americane dopo aver reso noto a pochi giorni dal voto che il Bureau è in possesso di elementi "pertinenti" all'emailgate, riaprendo così il caso che ora potrebbe minacciare la corsa di Hillary Clinton.

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Una decisione che se da una parte lo ha immediatamente riabilitato agli occhi del candidato repubblicano Donald Trump, che adesso lo loda dopo avergli dato del corrotto, dall'altra lo ha fatto diventare bersaglio di una valanga di critiche da parte dei democratici ma anche da suoi colleghi che gli imputano ingerenza politica, forse per errore, ma errore grave e grossolano.

Eppure il curriculum di Comey è impeccabile: 55enne, cresciuto in New Jersey, padre di cinque figli. Per la gran parte della sua vita è stato registrato repubblicano, sebbene nella deposizione al Congresso lo scorso 7 luglio abbia affermato di non essere più affiliato ad alcun partito.

Con le vicende targate Clinton ha avuto già a che fare: da giovane procuratore, nel 1996, lavorò all'inchiesta del Senato su "Whitewater", il caso attorno gli investimenti dei Clinton nel settore immobiliare. La prima ribalta la ebbe nel 2003 come parte della pubblica accusa contro Martha Stewart, la guru americana del lifestyle accusata di insider trading. Poi il salto a Washington, quando nel 2004 George W. Bush lo nominò viceministro della Giustizia e in quella veste diede forse la prova maggiore di integrità e indipendenza, quando si precipitò in ospedale dall'allora malato numero uno del dipartimento di Giustizia John Ashcroft per impedire che venisse costretto ad autorizzare un controverso programma in tema di sorveglianza che consentiva all'Fbi di intercettare conversazioni telefoniche senza un apposito mandato.

Su di lui si è espresso anche il presidente americano Barack Obama. La Casa Bianca infatti si è rifiutata oggi di criticare o difendere il numero uno dell'FBI. Di certo Obama "crede nell'integrità" di Comey e "non crede che intenda influenzare" le elezioni, e "si trova in una posizione difficile" come riferito dal portavoce della Casa Bianca Josh Earnest rispondendo per la prima volta a domande sui nuovi sviluppi circa l'emailgate. (AGI/ANSA)

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