Edoardo Frittoli

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Alla 1:23 del mattino, un tremendo boato squassava il silenzio della notte di Pripyat, cittadina del nord nell'Ucraina al confine con la Bielorussia.

Nelle immediate vicinanze del centro urbano sorgeva una delle più grandi e vecchie centrali nucleari costruite dai sovietici, con 4 reattori da 1000 megawatt: la centrale di Chernobyl.

L'incidente fu dovuto alla negligenza dei tecnici durante un test del sistema. Senza pensare alle conseguenze catastrofiche di una simile pratica, fu disinnescato il sistema di sicurezza ed il raffreddamento ad acqua  del nucleo.

Il surriscaldamento del reattore fu repentino e i gas di xeno generarono la prima delle tre grandi esplosioni, talmente forte da scagliare in aria il coperchio in acciaio del reattore da 1.000 tonnellate. Per due giorni divamparono fiamme altissime, cariche di materiale radioattivo letale. Due tecnici morirono immediatamente dopo l'esplosione, altri 30 morirono per l'esposizione alle radiazioni nelle ore successive.

Le autorità sovietiche applicarono stretta censura sull'accaduto, anche all'interno del Paese. Tanto che i 40.000 abitanti di Pripyat non furono evacuati se non 36 ore dopo l'incidente e molti furono così esposti alla pioggia radioattiva che cadde in quelle ore.

Inizialmente i gestori dell'impianto chiesero solamente consigli ai tecnici esteri sulla gestione dei fuochi seguiti all'incendio, ma ben presto fu chiara al mondo l'entità della sciagura, che già segnava per sempre i destini di oltre 70.000 abitanti già gravemente contaminati. La nube radioattiva procedette speditamente nel cuore dell'Europa continentale, prima di tutto in Scandinavia, per poi giungere a lambire i paesi mediterranei, tra cui l'Italia.

Il sarcofago di cemento per l'isolamento dei resti del reattore fu costruita a partire dal 9 maggio 1986. Le vittime tra gli addetti alla bonifica sono state calcolate in circa 4.000 persone, mentre gli sfollati dal raggio di interdizione di 30 km saranno 150.000

I dati sulle vittime civili a causa dell'esposizione alle radiazioni non sono mai stati ufficialmente divulgati, ma si calcola che oltre 2 milioni e 400mila persone siano state raggiunte dalla nube di Chernobyl. Il tasso di malformazioni tra i bimbi nati dopo la sciagura nell'area della centrale si è innalzato drammaticamente, mentre in territorio ucraino l'incidenza dei tumori alla tiroide è decuplicato rispetto alla media registrata prima dell'incidente.

Nessuno potrà tornare a vivere nella zona d'interdizione almeno per altri 120 anni, e la città-fantasma di  Pripyat rimarrà silenzioso memento della più grave sciagura nucleare di tutti i tempi.

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