Che cosa cambia per l'Europa con l'apertura del mercato iraniano

Le opportunità per Germania, Francia e Italia dopo l’accordo sul nucleare tra Stati Uniti e Teheran

Rocco Bellantone

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Per Lookout news

L’accordo sul programma nucleare iraniano, raggiunto a Vienna il 14 luglio dopo anni di tensioni diplomatiche e trattative complicate, ha spostato le attenzioni dell’economia mondiale su Teheran. Subito dopo la firma, i Paesi di mezzo mondo hanno espresso l’intenzione di riavviare i rapporti commerciali con l’Iran, congelati dal 2006 a causa del regime sanzionatorio imposto dalla comunità internazionale al governo degli ayatollah.

 L’intesa di Vienna apre adesso importanti prospettive per gli investimenti e le esportazioni in un mercato di 80 milioni di consumatori. La Germania, attraverso il suo vice cancelliere e ministro dell’Economia Sigmar Gabriel, ha annunciato una visita di tre giorni a Teheran, iniziata domenica 19 luglio. Della delegazione tedesca fanno parte rappresentanti dei settori industriale e scientifico. “C’è un grande interesse da parte dell’industria tedesca – ha affermato il ministro Gabriel – a normalizzare e rafforzare le relazioni economiche con l’Iran”. La Germania ritiene di poter dare soprattutto un contributo al processo di modernizzazione del settore petrolifero iraniano. La BDI, la confindustria tedesca, prevede che le esportazioni in Iran potrebbero aumentare di quattro volte in più all’anno, passando dai 2,4 miliardi di euro incassati nel 2014 a una media di 10 miliardi.

 Pronti a tornare in Iran anche la Francia e l’Italia, con il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius e quello dello Sviluppo Economico italiano Federica Guidi che hanno comunicato di avere già fissato in agenda le date delle loro visite a Teheran.

 La Francia guarda all’Iran principalmente con l’obiettivo di rilanciare le esportazioni di automobili. Peugeot Citroen, che ha visto crollare le vendite in Iran all’inizio del 2012 dopo che per anni il Paese è stato il suo secondo acquirente nel mondo, sta definendo i dettagli di una nuova collaborazione con la compagnia automobilistica iraniana Iran Khodro.

 

To match Feature IRAN-CARS/

Teheran. Uno stabilimento della Iran Khodro dove si assemblano auto francesi 

 

 

Nell’Iran crede fortemente anche il governo italiano. Prima dell’entrata in vigore delle sanzioni, le nostre esportazioni nel Paese si attestavano attorno a 1 miliardo e 150 milioni di euro all’anno, trainate dal settore della meccanica strumentale. Secondo Sace, gruppo assicurativo che analizza il trend delle società italiane, nel 2018 l’export potrebbe registrare un incremento di 3 miliardi di euro.

 

L’ostacolo della burocrazia

Dunque l’ottimismo da parte dei Paesi occidentali non manca, anche se sono molti gli esperti economici a sottolineare il fatto che per tornare a fare affari in Iran a pieno regime gli ostacoli da superare non mancheranno. “Fare affari in Iran non cambierà dal giorno alla notte – spiega a Middle East On Line Firas Abi Ali, analista della società di ricerche londinese IHS. Nel Paese vige un sistema giuridico e burocratico antiquato, le leggi sul lavoro sono molto restrittive e in generale manca una significativa esperienza nel trattare con gli investitori internazionali”.

 

“Le aziende che beneficeranno immediatamente dello sblocco delle sanzioni – commenta Ramin Rabii, a capo del Turquoise Partners Group, società di investimenti con una sede anche a Teheran – sono quelle che sono già presenti in Iran”, come le francesi Danone, Airbus e LVMH. La priorità, in generale, è velocizzare il processo che permetterà all’economia iraniana di riconnettersi alla rete globale delle operazioni bancarie (SWIFT) per consentire il trasferimento diretto di fondi da e verso l’Iran.

 

La partita energetica

L’altra partita più importante che vedrà nuovamente protagonista Teheran è quella energetica, un settore in cui l’Iran ha urgente bisogno di investimenti sull’innovazione per ricollocarsi che nel posto che gli compete nel mercato mondiale. L’Iran è il quarto Paese al mondo per riserve di petrolio. A causa delle sanzioni, dal 2012 la sua produzione è crollata a meno di tre milioni di barili al giorno (bdp), mentre dal 2011 le sue esportazioni si sono dimezzate passando da 2,5 milioni di bdp a 1,3 milioni.

 

An engineer looks at the Phase 4 and Phase 5 gas refineries in Assalouyeh

Iran, un impianto di raffinazione del gas ad Assaluyeh

 

L’Iran ha anche grandi riserve di gas (è secondo solo alla Russia per possedimento di riserve) e lo scorso anno, nonostante le condizioni avverse, è stato il quarto produttore al mondo. “La nostra priorità è sviluppare i nostri giacimenti di petrolio e gas con partner interni e stranieri”, ha affermato recentemente il ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh. In quest’ottica il principale obiettivo di Teheran è accelerare lo sviluppo dell’industria petrolchimica.

 Anche in questo settore, però, l’ottimismo va equilibrato con una sana dose di realismo. La materia prima e l’atteggiamento propositivo da parte del governo iraniano non mancano e passi in avanti sono stati fatti anche per agevolare sul piano fiscale le compagnie energetiche che intendono investire nel Paese. L’ostacolo resta la burocrazia. Ma Teheran sta lavorando anche su questo fronte, per rimettersi così al passo con il resto del mondo.

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