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Cesar Sayoc, chi è l’Unabomber che spaventa l’America

Sostenitore di Trump, avrebbe inviato lui i pacchi bomba contro politici democratici. Nel 2002 minacciò un attentato “peggiore dell’11 settembre”

unabomber sayoc

Eleonora Lorusso

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Il suo nome è Cesar Sayoc, ha precedenti per minacce terroristiche e uso di steroidi. Sostenitore di Donald Trump, è stato fermato a Miami: è lui il presunto Unabomber americano che ha tenuto col fiato sospeso gli Stati Uniti per oltre 48 ore: avrebbe spedito lui i pacchi esplosivi a politici democratici, tra i quali Obama e Hillary Clinton, Joe Biden e anche l’attore Robert De Niro. Tutti esponenti critici nei confronti dell’attuale presidente americano, come la CNN, destinataria di uno dei plichi sospetti.

Almeno 14 sono quelli finora intercettati, ma l’FBI continua a mantenere alta l’allerta ed esorta a prestare la massima attenzione.

L’identikit

Cesar Sayoc ha 56 anni, è originario di New York, ma da tempo vive in Florida. Iscritto al Brevard College nella Carolina del Nord, avrebbe frequentato l’istituto per pochi mesi senza proseguire né ottenere la laurea o altri attestati. È iscritto nelle liste repubblicane.

Ora è accusato di cinque capi di imputazione: trasporto di esplosivi, invio illegale di materiale esplosivo, intimidazione, minacce contro ex presidenti degli Stati Uniti, aggressione contro agenti federali. Rischierebbe fino a 58 anni di carcere. Ma le indagini dell’FBI, che lo ha arrestato ad Aventura, a pochi chilometri da Miami in Florida, non sono terminate. Lo stesso Bureau ha avvertito che altri ordigni, oltre ai 14 individuati, potrebbero essere stati spediti dallo stesso presunto terrorista.

I media statunitensi hanno fornito un ritratto di quello che viene considerato l’Unabomber d’America, colui che avrebbe agito da un ufficio postale in Florida. È descritto come un ex spogliarellista, ossessionato dal fitness, che in passato avrebbe avuto anche problemi con l’uso di steroidi, ma sopratutto vanta una lunga fedina penale.

I precedenti penali

Tra i precedenti a carico di Sayoc ci sono furto, detenzione di stupefacenti e truffa. Episodi che risalgono anche al 1999, mentre il più grave è avvenuto nel 2002, quando l’uomo voleva far saltare in aria un’azienda con esplosivo, minacciando un attentato “peggiore di quelli dell’11 settembre”.

Dal profilo Facebook di Sayoc sono anche stati rimossi diversi post, che violavano la policy del social network. L’intervento degli amministratori dell’azienda di Menlo Park sarebbe avvenuto dietro segnalazione di diversi utenti per la presenza di messaggi e contenuti violenti. Altri, invece, sarebbero stati cancellati in modo automatico dopo l’individuazione da parte dell’algoritmo di Facebook stessa.

Ora il 56enne è detenuto in un’apposita struttura dell’FBI a Miramar, in Florida. Ma è soprattutto la sua fede politica a preoccupare, dal momento che i suoi gesti arrivano a pochi giorni dal voto di Midterm, le elezioni di metà mandato negli Usa.

Il sostegno a Trump

Sayoc non ha mai fatto mistero del suo sostegno al presidente statunitense Donald Trump. Nel suo furgone, che era diventato anche la sua casa da quando i genitori lo avevano allontanato, erano incollati diversi adesivi con il nome del capo della Casa Bianca e una bandiera americana. Sul furgone anche una scritta contro la CNN, emittente critica nei confronti di Trump e dove è stato rinvenuto anche uno dei pacchi sospetti.

Nel mirino del presunto terrorista, infatti, sarebbero finiti soprattutto esponenti democratici, dunque avversari dell’attuale presidente Usa. Tra i primi a ricevere i pacchi ci sono stati l’ex presidente americano Obama e componenti del suo entourage: dall’ex segretario di Stato e candidata dem alle presidenziali nel 2016, Hillary Clinton, all’ex vice presidente Joe Biden. Destinatario di un plico sospetto anche l’attore Robert De Niro, schieratosi pubblicamente contro Trump, insieme a rappresentanti democratici, come l’ex presidente del Partito Democratico, Wasserman Schultz, il governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo, e la deputata dem della California, Maxime Waters.

Tra gli ultimi ordigni esplosivi rintracciati anche quelli all’ex capo degli 007, James Clapper, a uno dei più noti finanziatori dei dem, Tom Steyer, e a quello che è considerato uno dei senatori più critici nei confronti di The Donald, ossia Cory Booker.

La reazione di Trump

Di fronte agli agenti che lo hanno sorpreso, Sayoc ha spiegato il suo gesto dicendo che gli ordigni non sarebbero stati in grado di causare danni o ferite gravi ad alcuno dei destinatari. Poi si è chiuso nel silenzio. Ma ora è polemica nei confronti di Donald Trump, reo di aver avvelenato il clima politico e sociale, alimentando tensioni e aggressività. Il presidente, che aveva già invitato all’unità del paese prima dell’arresto del presunto Unabomber, è intervenuto nuovamente dicendo: “Penso di aver abbassato i toni, ma i media sono incredibilmente scorretti con me e contro i repubblicani. Non c’è nessuno da biasimare”.

La vigilia del voto negli Usa

Trump ha anche fatto un esplicito riferimento al voto di metà mandato, in programma il prossimo 6 novembre: “La vicenda dei pacchi bomba inviati a numerosi esponenti democratici e contrari all’amministrazione Trump è un modo di distrarre gli elettori repubblicani dal voto di Midterm” ha commentato lo stesso capo della Casa Bianca su Twitter, aggiungendo: “I repubblicani stanno andando così bene nelle prime fasi del voto, e ora arriva questo affare delle bombe a frenarne lo slancio; i notiziari non parlano più di politica. Quanto sta accadendo è una sfortuna, Repubblicani andate a votare!”.

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