Redazione

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In Catalogna è il giorno dopo il "1-O", il referendum - illegale - per l'indipendenza. Le forze di polizia spagnole ieri sono intervenute con la forza in centinaia di seggi. I feriti sono stati quasi 800. 

Risultati. Al referendum hanno votato, secondo La Vanguardia di Barcellona, 2.263.464 persone.
Gli aventi diritto erano circa 5 milioni e 300 mila: dunque ha votato attorno al 42%.
Il 90% ha votato "Sì" all'indipendenza, pari a 2.020.144; il 7,8% (176.000 voti) ha votato no; 45.585 schede bianche e 20.129 nulle.

2 ottobre 2017Ore 12:00 - Cosa succederà adesso. Il governo autonomo della Catalogna potrebbe dichiarare, unilateralmente, l'indipendenza della regione.

Il passaggio successivo sarebbe l'entrata in vigore di una legge di transizione. Ovviamente sarebbe un procedimento cui si opporrebbe il governo di Madrid, che lo giudica illegittimo. Il governo centrale spagnolo si troverebbe ad applicare l'articolo 155 della Costituzione che gli consente di adottare le misure per costringere la regione autonoma a rispettare le leggi violate. Potrebbe anche sostituire il presidente della Generalitat, Puigdemont e ridurre in via temporanea molti die poteri delle istituzioni catalane. Sarebbero misure che devono essere approvate dal Senato.

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Il presidente catalano Carles Puigdemont (a destra), il leader del partito Esquerra Republicana (ERC), e vicepresidente della Catalogna, Oriol Junqueras partecipano a un incontro del governo regionale, Barcellona, 2 ottobre 2017 (LLUIS GENE/AFP/Getty Images)

Difficile prevedere però cosa avverrà veramente. Per esempio, non è detto che la Catalogna arrivi a pronunciare la dichiarazione di indipendenza. Probabilmente Barcellona si aspetta un passo di conciliazione da parte del governo di Madrid, una trattativa che finora Rajoy non ha preso in considerazione. Il governo autonomista di Puigdemont potrebbe accettare, come una vittoria concreta, una trattativa che porti a un referendum nell'ambito della legge spagnola, probabilmente un referendum consultivo con il quale chiedere un nuovo statuto dell'autonomia. Di importanza simile a quello del 2006 ma senza le caratteristiche che ne hanno determinato la bocciatura da parte della Corte costituzionale spagnola.

Ovviamente, se invece Barcellona forzasse davvero, proclamando l'indipendenza, le conseguenze potrebbero essere davvero pericolose per il futuro della Spagna, ma anche nell'immediato per l'ordine pubblico in Catalogna. In entrambi gli scenari, sarebbe più rassicurante una leadership più determinata e meno rigida a Madrid.

Ore 10:30 - Il presidente catalano Carles Puigdemont ha convocato questa mattina una riunione del governo per preparare le prossime mosse sulla strada dell'indipendenza. La riunione del Govern si tiene a porte chiuse.

Ore 10:00 -  La partecipazione dei chiamati al voto catalani avrebbe potuto raggiungere "almeno il 55%" in "condizioni diverse", cioé senza l'intervento nei seggi della polizia spagnola, ha detto il portavoce del 'Govern' autonomo catalano, Jordi Turull.

Le schede conteggiate, 2,262 milioni, rappresentano circa il 42,2% dei 5,3 milioni di aventi diritto.
Ma secondo Turull altri 770mila elettori erano iscritti nei 400 seggi chiusi dalla polizia.
La maggior parte delle persone contrarie all'indipendenza si ritiene non abbiano votato.

1 ottobre, Ore 21:00 - IL PUNTO - Secondo il governo autonomo della Catalogna, sono almeno 760 i feriti, alcuni gravi. Feriti, dice il governo di Madrid, anche 11 agenti. Sei arresti, tra i quali anche un minorenne.
Nel centro di Madrid, alcune centinaia di persone hanno manifestano per l'unità della Spagna e contro il referendum. 

La mossa di Madrid non ha fermato il voto, come aveva promesso il premier spagnolo Mariano Rajoy, che aveva dichiarato "illegale" il referendum.
La maggior parte degli oltre 6mila seggi, dove erano chiamati al voto 5,3 milioni di catalani, ha aperto comunque. E migliaia di persone hanno fatto la coda tutto il giorno davanti ai seggi. Malgrado la polizia spagnola abbia sequestrato molte urne e tagliato i collegamenti internet a molti seggi, il 'govern' prevede "milioni" di voti. Il conteggio si annuncia non semplice: la vittoria del 'sì' è scontata, ma non è chiaro quanti abbiano votato.

Ora tutto è indubbiamente più difficile.

"Oggi lo Stato spagnolo ha davvero perso la Catalogna", ha tuonato l'ex presidente catalano Artur Mas. Anche "molti di quelli che erano contro l'indipendenza, hanno fatto la fila ai seggi", ha osservato il leader di Podemos, Pablo Iglesias. Insomma, fra Spagna e Catalogna c'e' stato "un vero strappo".

Il governo di Madrid dice ora di voler escludere come interlocutori il presidente e il vicepresidente catalani Carles Puigdemont e Oriol Junqueras. I due leader catalani sono stati denunciati per disobbedienza, abuso di potere, presunte malversazioni. Rischiano otto anni di carcere. Dirigenti indipendentisti, dal canto loro, hanno chiesto le dimissioni di Rajoy dopo "l'attacco franchista" alla Catalogna, dicendo che non può essere lui l'interlocutore del 'giorno dopo'.

Cosa succederà ora

Da martedì governo e parlamento catalani possono optare per una dichiarazione di indipendenza, che scatenerebbe una furibonda reazione di Madrid.
Puigdemont e Junqueras non escludono un tempo di riflessione. Che dia spazio al negoziato.
Ora c'è da augurarsi che Rajoy provi a raffreddare la temperatura. L'ipotesi peggiore sarebbe tentare di arrestare Puigdemont, come ha già minacciato di fare la procura spagnola.
Molto potrebbe dipendere dalle pressioni sul primo ministro Rajoy, dopo l'effetto delle immagini di oggi sull'opinione pubblica europea e internazionale.
Dall'esterno, in particolare dall'Ue, finora però latitante sulla crisi, e dall'interno.

Il premier basco Inigo Urkullu tenta di spingere i due uomini a parlarsi. I voti del suo partito Pnv sono vitali per la tenuta del governo minoritario di Rajoy. Molto dipenderà anche dal Psoe di Pedro Sanchez, che finora ha appoggiato il pugno di ferro contro la Catalogna. Ma che davanti all'emozione suscitata a sinistra dalla repressione delle urne, potrebbe cambiare linea. E associarsi a Podemos (che l'ha già chiesto) e ai nazionalisti per far cadere Rajoy con una mozione di censura. (ANSA)

Ore 15:30 - Lunghe file di votanti si vedono ai seggi di Barcellona nei quali non sono ancora arrivate la Guardia Civil e la Polizia nazionale.
Nonostante le notizie e i molti video che circolano sulla mano dura delle forze dell'ordine, in molti seggi della capitale della regione autonoma gli elettori attendono ore per poter votare.

ore 14:30 - L'intervento della polizia spagnola oggi nei seggi elettorali catalani ha fatto almeno 337 feriti e contusi, alcuni dei quali sono gravi, ha affermato il portavoce del governo catalano Jordi Turull.

Ore 12:00 -  Ci sono state cariche e le truppe antisommossa hanno anche usato proiettili di gomma, per impedire lo svolgimento della consultazione. Finora si contano almeno 40 feriti.

In una parte degli uffici elettorali l'irruzione della polizia ha reso impossibile il voto. Sono state sequestrate le urne, in alcuni casi già piene.

Secondo il governo catalano il 73% dei seggi per ora è aperto, e in molti casi il voto si svolge senza incidenti.
La resistenza della popolazione catalana è stata pacifica e passiva.
Molti si sono seduti davanti ai seggi per fermare l'avanzata degli agenti spagnoli.
La Guardia Civil ha fatto irruzione in particolare nel seggio di Sant Julià de Ramis a Girona dove era atteso il presidente catalano Carles Puigdemont, che però ha votato in un altro seggio, come pure il vicepresidente Oriol Junqueras.

Per aggirare l'attesa chiusura dei seggi da parte della polizia, il governo catalano ha reso noto che ogni elettore può votare in uno qualsiasi dei seggi del paese.

La popolazione catalana reagisce con forme di resistenza pacifica e passiva. In molti seggi gli elettori si sono seduti per terra per impedire l'ingresso degli agenti spagnoli.

Puigdemont ha denunciato la "brutalità ingiustificata della polizia spagnola", affermando che "è una vergogna che accompagnerà per sempre l'immagine dello stato spagnolo".

Il portavoce del Governo catalano Jordi Turull ha detto che "dai tempi del franchismo" non si vedeva "una violenza di stato" come quella esercitata in Catalogna "contro la democrazia".

Il prefetto spagnolo in Catalogna Josep Enric Millo - di cui il governo catalano ha chiesto "le immediate dimissioni" - ha definito "una farsa" il referendum e ha affermato che "siamo stati costretti a fare quello che non volevamo fare". La Guardia Civil ha interrotto le comunicazioni internet in diversi seggi per impedire il voto.

In alcuni centri elettorali l'intervento degli agenti spagnoli è stato particolarmente brutale, riferisce la tv pubblica Tv3, usando i manganelli anche contro persone anziane. Il sindaco di Barcellona Ada Colau ha accusato il premier spagnolo Mariano Rajoy, "un capo del governo codardo", di avere "inondato la nostra città di polizia". Ma Barcellona, ha detto, "non ha paura". (ANSA).

Oltre 10mila agenti per impedire il voto

29 settembre 2017 - Da una parte continua il pugno duro del governo centrale, mentre i cittadini catalani manifestano per essere liberi di votare. Il 29 settembre circa 400 trattori sono arrivati nel centro di Barcellona per palesare il favore al referendum. In tutta la Catalogna, secondo l'Unione degli agricoltori, si sono mossi circa 2.150 trattori.

Dal suo canto la sindaca di Barcellona, Ada Colau, rappresentante di Podemos, in un'intervista alla tv locale Betevé ha detto che voterà scheda bianca perché, nelle condizioni in cui le operazioni si svolgeranno, è il voto che più la "rappresenta". 

L'Agenzia spagnola per la protezione dei dati (Aepd) avverte che chi farà parte dei seggi elettorali nel referendum rischia multe fino a 600 mila euro, per violazione della Legge sulla protezione dei dati. Smentisce però il ministro della giustizia catalano Carles Mundó, che afferma che "l'Agenzia spagnola non è competente per la Catalogna".

Il portavoce del governo spagnolo Inigo Mendez de Vigo ha detto che "non ci sarà alcun referendum in Catalogna". Madrid ha inviato più di 10mila agenti di polizia in Catalogna per impedire il voto.

Le tensioni tra Madrid e Barcellona

27 settembre 2017 - Mentre la polizia spagnola ha avuto ordine di sequestrare seggi, schede, documenti e tutto il materiale elettorale, la Catalogna non si arrende e in tutta la regione - a Barcellona in primis - continua l’attività in favore della consultazione popolare. Un'attività che va avanti da mesi, con manifestazioni e cortei (come quello dell'11 settembre, data in cui ogni anno si celebra “La giornata nazionale della Catalogna”) che hanno riempito le vie del capoluogo catalano di una moltitudine di persone decisa a chiedere l'indipendenza dal governo di Madrid, che da sempre dichiara illegale questo referendum.

Migliaia di indipendentisti continuano a scendere in strada per manifestare il diritto a votare, preannunciando ancora battaglia, nonostante la linea dura del governo e la retata di arresti fra i funzionari del governo catalano (Generalitat).

In queste settimane pre-referendarie (segnate anche dalla chiusura di 140 siti web favorevoli alla Catalogna indipendente) non sono mancati momenti di tensione e brevi tafferugli fra manifestanti e Guardia Civil, ulteriore avvisaglia che domenica 1 ottobre la tensione sarà massima.

Intanto, proprio in queste ore, l'Ambasciatore spagnolo a Roma, Jesus Manuel Gracia, ha dichiarato che "il 1° ottobre non ci sarà un referendum, perché è illegale".

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