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Esteri

Catalogna: l'indipendenza sospesa e confusa di Puigdemont

Madrid prende tempo e offre a Barcellona cinque giorni per chiarire se quella di martedì è stata una dichiarazione formale di indipendenza

Mercoledì 11 ottobre - Nel pomeriggio di mercoledì, il premier spagnolo Mariano Rajoy ha precisato che Puigdemont ha cinque giorni per chiarire se quella di ieri è da considerarsi una dichiarazione di → indipendenza della Catalogna oppure no.
In pratica, il governo di Madrid dice che la procedura dell'articolo 155 della Costituzione è pronta per essere avviata, anzi, formalmente è già partita. Puigdemont ha però tempo fino alle 10 di giovedì per riflettere e evitare la sua applicazione e le conseguenze. Insomma, una richiesta di ritirata con l'onore delle armi, forse. (Articolo in aggiornamento)


Ore 13:00 - A proposito di confusione, attesa e sospensione, la risposta del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, alla dichiarazione di indipendenza “sospesa” di Carles Puigdemont a Barcellona di martedì sera è anch’essa di rinvio. La metafora più usata per descrivere la mossa di Rajoy è quella tennista: ha insomma rimandato la palla dalla parte del presidente della Generalitat catalana.

In sostanza Rajoy ha chiesto a Puigdemont di chiarire se ieri sera ha dichiarato o no l’indipendenza. Questo dovrebbe servire, secondo il capo del governo, a porre fine alla confusione creata dalla Generalitat, e a dare tempo a Madrid per decidere come reagire.



Martedì 10 ottobre - Un discorso ambiguo quello di Carles Puigdemont, presidente della Generalitat della Catalogna, al parlamento di Barcellona martedì 10 ottobre, il giorno stabilito come quello della possibile proclamazione dell'indipendenza.

È arrivata invece solo una rivendicazione della legittimità e validità del referendum del primo di ottobre (1-O come lo chiamano in Catalogna) il cui risultato, secondo Puigdemont, deve essere l'indipendenza. Tuttavia, ha detto il leader catalano, con un atto di generosità sospendiamo la procedura per favorire una mediazione, in particolare dell'Unione europea.

Quello uscito dal referendum, ha sottolineato Puigdemont, è un mandato democratico per trasformare la Catalogna in uno stato indipendente repubblicano. Ma, ha aggiunto, vogliamo abbassare la tensione.
Con un colpo ad effetto (almeno nelle intenzioni) Puigdemont, verso la fine del discorso, si è rivolto in castigliano, non più ai catalani, ma a tutti gli spagnoli per rendere evidente la volontà di dialogo.

Dunque nessuna marcia indietro del governo catalano ma solo un colpo di freno. Che però a Madrid viene interpretato comunque come un atto eversivo.
Il governo di Rajoy ha definito "inammissibile" la dichiarazione del presidente catalano. Mercoledì l'esecutivo nazionale deciderà come reagire.
C'è chi prevede la procedura prevista dall'articolo 155 della Costituzione, che sospenderebbe di fatto l'autonomia catalana; altri hanno addirittura ipotizzato la proclamazione dello stato di emergenza in Catalogna.

Mercoledì dunque la tensione potrebbe salire ulteriormente.

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