Catalogna: un anno dopo il Referendum. Il punto

A un anno dal voto non autorizzato sull'indipendenza, e dopo la manifestazione dei separatisti, come si presenta la Spagna in piena crisi politica

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Barcellona, 1 ottobre 2018 - La manifestazione indipendentista catalana contro il governo spagnolo – Credits: David Ramos/Getty Images

Chiara Degl'Innocenti

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In occasione del primo anniversario del referendum sull’indipendenza della Catalogna, a Barcellona le manifestazioni filo-indipendentiste hanno fatto sentire la loro voce attraverso le proteste organizzate dalla Piattaforma 1-Ottobre, sotto il quale mantello ci stanno l’Assemblea nazionale catalana (ANC) e Òmnium, oltre ai i Comitati di difesa della Repubblica (CDR).

A un anno dal Referendum, le vie di Barcellona sono state occupate dai cortei formati da indipendentisti “armati” di bandiere della Repubblica catalana, striscioni inneggianti la libertà richiesta dal referendum del 1 ottobre 2017. Ma in un anno come sono cambiate le cose?

I 9 leader indipendentisti, arrestati dopo la fuga di Puigdemont, sono ancora in carcere in attesa del processo. Il leader separatista catalano da aprile vive in Belgio nonostante abbia fatto due settimane di carcere a Neumuenster e che, proprio dalla Germania abbia ottenuto la libertà vigilata dietro pagamento di una cauzione di 75 mila euro che gli ha evitato l’arresto con l’accusa di ribellione, che prevede fino a 30 anni di carcere.

Di sicuro i toni accesi della manifestazione del 1 ottobre non hanno evidenziato quelli più pacati del dialogo che è stato avviato tra gli stessi indipendentisti catalani moderati e il governo socialista di Pedro Sánchez, successo dopo la mozione di sfiducia votata dal Parlamento spagnolo contro l’ex primo ministro conservatore Mariano Rajoy.

Sánchez si è infatti già impegnato ad autorizzare il trasferimento in Catalogna degli indipendentisti ancora incarcerati, una misura che indica apertura da parte del governo spagnolo dopo gli anni di blocchi voluti dal presidente Mariano Rajoy ma che, come il governo precedente, esclude allo stesso tempo la possibilità di concedere un nuovo referendum in Catalogna confermando solo una maggiore autonomia molte forze indipendentiste.

Un avvio positivo, dunque? Per niente. Negli ultimi mesi, come riporta il País, all’interno dell’indipendentismo si è formato il movimento, l'Esquerra Republicana (ERC), che non vuole abbassare la guardia con accordi “morbidi” nei confronti del governo spagnolo, ma c'è anche una corrente che crede che mantenere alta la tensione sia l’unica via possibile per riuscire a ottenere qualcosa per l’indipendenza, in particolare l’ex presidente Carles Puigdemont e il presidente Torra. Quest'ultimo mal visto proprio dalla frangia più estrema degli indipendentisti che si sono presentati in piazza il 1 ottobre, e che a un anno dal Referendum, non hanno intenzione di concedere il minimo spazio a concessioni o accordi. 

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